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316 - 02.03.07


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Migrazioni: confini,
barriere e contraddizioni

Alessandra Spila


Ripensare e rifondare la cittadinanza. È questo l’ambizioso obiettivo che Enrica Rigo si propone di affrontare all’interno di “Europa di confine. Trasformazioni della cittadinanza nell’Unione allargata”. A questo tema, su cui si è dibattuto a lungo negli anni, l’autrice riesce ad apportare un contributo fondamentale, sia in termini di analisi che in termini di teoria e riflessione sullo scenario europeo attuale, contrassegnato dal complesso fenomeno delle migrazioni. E tra i meriti che vanno riconosciuti a questo lavoro, c’è soprattutto la capacità da parte della studiosa di saper proporre un punto di vista nuovo, altro: la cittadinanza europea a partire dai suoi confini.

Il concetto di confine, segnatamente connesso a quello di territorio, diventa per Rigo, e dunque per il lettore, una sorta di filo rosso attraverso il quale si snoda la questione stessa della cittadinanza “fino a parlare di una cittadinanza dei confini”, come ci avverte il filosofo Étienne Balibar nella prefazione. A partire dall’analisi dell’allargamento dell’Unione europea ai paesi dell’Est e dei suoi effetti, per arrivare ad una riflessione delle dottrine giuridiche classiche sull’appartenenza ad un territorio.

Emerge così una realtà duplice, ambivalente e contraddittoria. Da un lato quella di un’Europa impantanata nella discussione sulla sua costituzione formale con lo scopo di garantire il diritto al di sopra degli stati nazionali, ma incapace di seguire un processo lineare. Dall’altro c’è invece l’Europa “reale”, sotto gli occhi di tutti, basata su una continua espansione ad est e verso il sud, e che produce una continua differenziazione al suo interno, attraverso dispositivi di inclusione ed esclusione variabili e, soprattutto dinamici. Ovvero quell’Europa, insomma, che elevando “i nazionali dei paesi membri alla condizione superiore di “cittadini europei”, la regola fondante dell'Unione abbassa i non-cittadini (in particolare i migranti residenti in modo stabile, se non permanente, ma non «naturalizzati») alla condizione inferiore non di stranieri nel senso classico, ma a residenti privi di diritti (in particolare, ma non solo, dei diritti politici)”, come commenta ancora Balibar.

L’autrice dunque riesce a porre al centro della discussione una gamma di situazioni in conflitto e in movimento,che sconfinano, appunto, in entrambi gli estremi. Vale a dire che accanto a dei “semicittadini” che vivono come residenti stabili e godono di diritti di circolazione quasi identici a quelli dei “cittadini”, “integrati” nella vita sociale europea, esistono anche e soprattutto - provocazione per provocazione - i “cittadini illegali”, sui quali Rigo fa luce fin dalle prime pagine del suo libro. In questa definizione rientrano i migranti falsamente clandestini, ovvero quanti chiedono solo di riconoscere quello che già sono, vivendo una realtà di continua entrata e altrettanto uscita all'interno dei confini dell'Europa, che attualizzano la «virtualità» dei confini per il solo fatto di «passare» e «attraversare».
Il “cittadino illegale”, rappresenta perciò una figura emblematica dei paradossi europei, anche perché l’essere regolare, irregolare, passibile di espulsione, emarginato, integrato o perfino naturalizzato non sono condizioni date una volta per tutte, ma di frequente si rivelano come fasi di una stessa vita migrante.

Un’ultima considerazione sul testo di Enrica Rigo non può che riguardare la frontiera comune europea e perciò l’europeizzazione delle frontiere nazionali, accompagnata da una penalizzazione del “soggiorno illegale” che rappresenta di per sé un riconoscimento, sebbene negativo ma pur sempre un riconoscimento, della cittadinanza. Insomma, occorre ricordare che punire il “cittadino illegale”, con l’espulsione concepita come una pena, implica necessariamente il riconoscimento della sua cittadinanza.


Enrica Rigo,
Europa di confine.
Trasformazioni della
cittadinanza nell’Unione allargata,

Meltemi, pp.240, euro 19,50.


 



 

 

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