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315 - 16.02.07


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Con Romania e Bulgaria
crescono le destre

Luca Sebastiani


Era tempo che provavano ad uscire dal limbo dei “non iscritti”, da quello spazio di nessuno in cui finiscono tutti quelli che non hanno cittadinanza in nessuna grande famiglia politica europea. Eppure una tradizione in qualche modo li accomunava: quella del nazionalismo, del fascismo, della xenofobia. Solo i numeri erano in difetto, segno che l’evoluzione politica europea quella tradizione l’aveva messa fuori della storia.

Poi la svolta. La Romania e la Bulgaria aderiscono all’Unione europea e una squadra di nuovissimi deputati vanno a rappresentare i rispettivi paesi sui banchi del Parlamento di Strasburgo. Ideologicamente opposta ad ogni allargamento, è proprio l’ingrandimento della famiglia europea a offrire all’estrema destra la possibilità d’uscita dalla palude dei senza nome.

Accolti i sei nuovi affiliati arrivati dall’Est, finalmente, il 15 gennaio vede la nascita Identità, Tradizione, Sovranità, il nuovo gruppo parlamentare che riunisce i post fascisti della Vecchia Europa e gli xenofobi populisti della Nuova.

Il regolamento richiede infatti che siano minimo venti i deputati per formare un gruppo e che questi siano provenienti da almeno cinque nazionalità differenti. Centrati i parametri ora l’estrema destra si potrà giovare di benefici finanziari (circa un milione di euro), amministrativi e politici visto che potrà vedere accedere uno o due dei suoi alla vicepresidenza di qualche commissione.

A Its sono iscritti parlamentari di sette paesi differenti, ma la spina dorsale è costituita dai sette francesi del Fronte Nazionale. Tra questi Jaen-Marie Le Pen, candidato alle presidenziali francesi e leader storico del Fronte, Marine Le Pen, la figlia, e il presidente del gruppo Bruno Gollnisch, uno che in Francia, tanto per dire di cosa si sta parlando, è stato appena condannato in prima istanza a tre mesi di reclusione per le sue dichiarazioni negazioniste sulle camere a gas.

Oltre ai francesi quattro belgi, un britannico, un austriaco e, per i “nostri”, Alessandra Mussolini e Luca Romagnoli. Gli altri, i sei nuovi dell’Est, portano invece nel Parlamento europeo una tradizione nazionalista e xenofoba diversa, più recente, incarnazione di quel populismo razzista che nei paesi ex-comunisti sta mietendo successi elettorali attraverso lo sfruttamento del malcontento delle fasce popolari impoverite dal riformismo economico degli anni Novanta.

I cinque rumeni che hanno raggiunto i post-fascisti occidentali provengono dal partito Romania Mare (Grande Romania), la formazione politica di Vadim Tudor che alle elezioni di due anni fa ha raccolto in patria un pregevole 13 per cento di consensi con la sua battaglia per riportare la Romania ai gloriosi confini del 1939.

L’unico deputato bulgaro di Identità Tradizione Sovranità viene invece da Ataka (Attacco), il partito che ha imposto il proprio presidente Volen Siderov al secondo turno delle recenti elezioni presidenziali bulgare. Populista, razzista, grande conoscitore dei media, Siderov fece una campagna contro Bruxelles, contro le elite, contro le minoranze turche e rom di cui disse che si sarebbe potuto “fare sapone”. Anche il suo deputato europeo era già conosciuto a Strasburgo da quando aveva offeso una collega ungherese d’origine rom.

I venti deputati si sono naturalmente trovati d’intesa perfetta sul loro anti-europeismo e si sono impegnati in una battaglia per “il riconoscimento degli interessi nazionali, della sovranità di ciascun Stato membro, della loro identità e delle loro legittime differenze”. Minimo comun denominatore anche l’ostracismo nei confronti di Pacs e similari e la difesa “della famiglia tradizionale” e “dei valori cristiani”.

Di fronte a questo programma e alle personalità che l’esprimono Israele ha dichiarato tutta la propria preoccupazione di fronte alla costituzione di un gruppo “il cui dominatore comune è la xenofobia e l’antisemitismo”, mentre il capogruppo dei socialisti di Strasburgo, Martin Schulz, ha invitato il Parlamento a impedire che membri di Its ricoprano responsabilità istituzionali.

È sempre così, ma ormai al Fronte nazionale ci sono abituati. Ostracismo in patria, ostracismo in Europa. Gollnisch non ci sta ad essere caricaturato dai giornali “conservatori e di estrema sinistra” e affinché sia chiaro che il gruppetto è formato da persone per bene ci tiene a far sapere che per quanto riguarda le personalità in ballo si tratta di “tre imprenditori, un geologo, cinque professori universitari, due professionisti, tre giornalisti e un artista che è stato ambasciatore del suo paese all’Unesco”. Non c’è che dire, un distillato di borghesia illuminata.



 

 

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