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314 - 02.02.07


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Sarkozy: “Eccomi, sono
cambiato per fare il presidente”

Luca Sebastiani


Il giorno dell’investitura, sul podio, di fronte ad ottantamila persone venute per ascoltarlo, l’ha detto lui stesso: “Sono cambiato perché l’elezione presidenziale è una prova di verità cui nessuno può sottrarsi”. E allora: qual è la verità del candidato Nicolas Sarkozy che da qualche giorno ricopre ufficialmente il ruolo di challenger di Ségolène Royal per l’ascensione al palazzo reale dell’Eliseo? O meglio, meno naivement: qual è l’immagine di verità che Sarko vuole dare ai francesi per convincerli che lui, e non Sego, è quello migliore per sedere sul trono che fu di De Gaulle o Mitterrand ed è, ancora per poco, di Chirac?

Il discorso che ha pronunciato al culmine di un evento non evento per delle primarie non primarie – era il solo candidato alla candidatura dell’Ump, il partito di maggioranza di cui è presidente e padrone unico – è stato la dichiarazione della sua strategia per la presa del palazzo. Un discorso cui deve aver lavorato parecchio, fino all’ultimo minuto, limando fino all’ultimo giro di frase, scelta d’aggettivo, visto che il fine era di presentare ai francesi non Sarkozy, bensì il suo doppio, o meglio i suoi doppi.

Un uomo inedito ha parlato dalla tribuna, la cui unica preoccupazione sembra essere stata quella di smentire il se stesso di prima, quello che, secondo i sondaggi, “inquieta” il 51 per cento dei francesi, spaventa l’elettorato spingendo al massimo il suo desiderio d’incarnare “la rottura”, atterrisce con il suo discorso spesso al limite della violenza, sgomenta per la sua iperattività. Occhei il cambiamento, sembrano dire i francesi, ma nella continuità delle certezze costruite negli anni d’oro del modello sociale.

Sarkozy, l’ha detto più volte: alle ortiche l’ideologia, quello che conta è l’azione, il movimento, il pragmatismo. E allora niente di più in linea con il sarkopensiero che mostrarsi altrimenti. I gollisti puri dell’Ump, quelli del clan chiracchiano insieme a parte dell’elettorato hanno paura di spingere sul liberismo? Ecco allora una buona dose di sociale. Nel suo discorso ai militanti e, al di là, ai francesi, Sarkozy, in passato tacciato d’essere nemico dei lavoratori e prossimo dell’elite dei padroni, ha rimesso al centro il valore del lavoro “che la sinistra ha abbandonato” e ha fustigato un capitalismo immorale. Ai molti giovani che lo detestano per il disprezzo che hanno sentito risuonare più di una volta nelle sue parole ha promesso un’allocazione di formazione di 300 al mese e la possibilità di “accedere al prestito a tasso zero con la garanzia dello Stato” per finanziare un progetto personale.

Eccolo allora il doppio di Sarko, meno liberale e più sociale, meno autoritario e più ecumenico. Agli ex nemici interni, quegli chirachiani che da poco lo hanno raggiunto, ha promesso dal palco quelle contropartite che probabilmente li avevano aiutati ad avvicinarsi: ad Alain Juppé di occuparsi dell’ambiente, a Michèlle Alliot-Marie di non toccare la Costituzione concepita da De Gaulle. Anche per Chirac, che pur non ha dichiarato la propria posizione, ci sono state parole di riconoscenza, quando il candidato ha affermato che il Presidente “ha fatto onore alla Francia quando s’è opposto alla guerra in Iraq che era un errore”. A quest’omaggio inatteso qualcuno deve aver strabuzzato gli occhi: ma come? Proprio lui che qualche settimana prima in visita a Washington aveva denunciato “l’arroganza della diplomazia francese” sulla vicenda irachena?

Qualcun altro, invece, al posto di stupirsi avrà cominciato a leggere in quel gioco di specchi cui Sarko si è librato con grande efficacia e a scoprirvi un ritocco tattico d’immagine. Sin dall’inizio quando, per cancellare quella sua figura d’uomo cinico assetato di potere, ha esordito parlando “dei sentimenti che ha nascosto per così tanto tempo”, delle sconfitte che gli sono state inflitte nel corso della carriera e di come queste gli abbiano insegnato a non nascondere le debolezze, ad esser vero, così come lui, adesso che è cambiato, vuole, la sua “verità, darla ai francesi”.

Rifacendosi ai padri della Francia, Sarkozy non ha tenuto fuori dai suoi riferimenti neanche i padri del socialismo, Jaurès e Blum, ha citato e si è appropriato di gente come Camus, Zola e Gambetta. Del resto per vincere un’elezione presidenziale bisogna rivolgersi a tutti i cittadini e cercar voti in tutti i campi, dall’estrema destra al centro e a sinistra. I primi gli servono per passare il primo turno, il 22 aprile, gli altri per trionfare al secondo, il 6 maggio.

“Sono cambiato”, ha ripetuto per dodici volte il candidato, sottolineando di essere un altro da quello che si crede, il doppio di Sarkozy. La cosa che avrà spaventato la rivale Royal sarà stata l’efficacia dell’argomentazione: all’uscita dal congresso dell’Ump, infatti, non si aveva l’impressione di aver assistito al discorso dell’uomo forte della maggioranza che ha governato negli ultimi cinque anni.



 

 

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