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313 - 19.01.07


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Governare le crisi, convincere gli scettici

Daniele Castellani Perelli


Arriva forse troppo presto, il semestre di presidenza tedesca dell’Ue. Angela Merkel guida l’esecutivo più europeista del continente (insieme a quello italiano), e non a caso negli ultimi mesi ha detto di voler rilanciare il progetto di costituzione europea, bocciato dai referendum francese e olandese ma pur sempre già ufficialmente approvato da 18 paesi. Il punto è che tanto entusiasmo europeista potrebbe non bastare a vincere le resistenze degli eurotiepidi, tra cui al momento giganteggiano la Francia e i Paesi Bassi (le cui popolazioni hanno già respinto il trattato, e i cui governi traballano, con Parigi in piena campagna elettorale verso le decisive e incerte presidenziali di maggio), e la solita Gran Bretagna (dove il premier uscente Tony Blair ha sepolto i suoi vecchi turbamenti europeisti e oggi appare sempre più impotente, anche alla luce del fatto che il suo probabile successore Gordon Brown è ancora più euroscettico di lui).

Dal primo gennaio Angela Merkel avrà nelle mani il destino politico dell’Ue, ma gli ostacoli non le sono ignoti: “Lo dico subito – ha premesso il suo ministro degli Esteri, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier – In questi sei mesi non faremo miracoli”. Anche Merkel ha fatto intendere che, per vedere una svolta sulla Costituzione, bisognerà aspettare la presidenza francese del 2008. Intanto però si cercherà di fare la respirazione artificiale al trattato, cercando di tenerlo in vita in attesa del nuovo inquilino dell’Eliseo (Sarkozy o Royal). Per questo, nei primi tre mesi del 2007 Merkel avrà dei faccia-a-faccia con i leader degli altri 26 paesi dell’Ue, e pare anche con i due principali candidati alla presidenza francese (ma discretamente, per non innervosire Chirac). Per questo tutti gli sforzi si concentreranno sul 25 marzo, che la Cancelliera ha già definito “il momento più drammatico della presidenza tedesca”. In un summit speciale al museo di storia tedesca, nel centro della capitale, l’Europa celebrerà il 50esimo anniversario del Trattato di Roma, con feste e musei aperti fino a tarda notte, e una “dichiarazione di Berlino” che rilanci il progetto politico dell’Ue.

Ma non di sola costituzione vive l’Europa, e così sul tappeto della figlioccia di Helmut Kohl (uno dei padri della Nuova Europa) si accavallano sfide quasi altrettanto significative. Anche se ancora non c’è un ministro degli esteri europeo (vedi sopra, alla voce “Costituzione bocciata”), in Medio Oriente la diplomazia del vecchio continente sta facendo passi da gigante, anche perché l’altro grande global player della regione, gli Stati Uniti di Bush, hanno perso molta credibilità dopo il fallimento iracheno. Così la crisi in Libano è gestita dagli europei, con l’aeroporto di Beirut che ogni giorno accoglie un politico europeo, con gli scarponi francesi e italiani a vigilare sulla tregua e le navi tedesche a vegliare sul mare. Grandi speranze, ma anche grandi responsabilità: come si muoverà la Germania, ancora terrorizzata dalle memorie della seconda guerra mondiale, se Israele attaccherà di nuovo il Libano? L’Europa continuerà a dire la sua anche in Afghanistan e Sudan (in entrambe le parti sono impegnate le truppe tedesche) e nei Balcani. In questo semestre le Nazioni Unite proporranno una soluzione sullo status del Kosovo. Quale sarà la posizione dell’Europa a guida tedesca (anche lì Berlino ha soldati sul campo)? Si parla di un protettorato europeo sul Kosovo, in cambio del quale però la Serbia dovrebbe ricevere facilitazioni sul suo cammino verso l’Ue (in un’Europa che intanto dovrà digerire con poca voglia l’ingresso di Bulgaria e Romania, avvenuto il 1 gennaio).

Sull’allargamento alla Turchia la strada è già dettata dalle decisioni prese dalla presidenza finlandese, ed è difficile che Ankara trovi maggiore collaborazione in Berlino, dove la causa turca è guardata ora con meno entusiasmo, conclusasi l’era Schröder. Un altro tema delicato rimane quello dei rapporti con la Russia. Non c’è consenso in Europa su come trattare Mosca. Da un lato si diffonde il forte sospetto che il Cremlino, poco sensibile ai diritti umani e a quella cosa chiamata democrazia, sia responsabile dei recenti omicidi che hanno scioccato l’Europa (la gioranalista Anna Politkovskaya e l’ex spia Aleksandr Litvinenko). Dall’altro Mosca ha il coltello dalla parte del manico sulle questioni energetiche, perché poco astutamente l’Ue si è resa sempre più dipendente dal gas russo nonostante il fatto che la Russia ci penserebbe poco a chiudere i rubinetti in caso di difficoltà (come ha già dimostrato l’anno scorso nel contenzioso con l’Ucraina).La Germania è oggi in buoni rapporti con Putin (anche grazie all’amicizia tra questi e il Cancelliere Schröder, messo a capo del consiglio di sorveglianza proprio del consorzio del gas russo Gazprom), ma la Gran Bretagna è ai ferri corti dopo il caso Litvinenko e la Polonia ha messo il veto sul rinnovo dell’accordo di cooperazione tra Ue e Russia, che ha posto l’embargo sulla carne polacca.

La Germania potrà probabilmente avere il privilegio di guidare la presidenza con tutta una serie di vantaggi: buoni risultati economici interni (crescita del 2,5% nel 2006), esecutivo coeso sulla politica estera e opposizione virtualmente silenziata da una maggioranza che grazie alla Grande Coalizione supera il 70% dei voti al Bundestag, carisma di un Cancelliere abile nel mediare (come ha dimostrato lo scorso anno nell’accordo sul budget dell’Ue), contemporanea presidenza del G8 sempre a partire dal 1 gennaio. Il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker definisce la Merkel “la visionaria d’Europa”. Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso ha detto che è “la Jürgen Klinsmann della politica”. Ma un buon allenatore non basta, quando la squadra non c’è. Monsieur Chirac e Mr Blair si rimbocchino le maniche, perché Merkel, come Klinsmann, non si accontenterebbe di arrivare in semifinale.

 

 

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