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312 - 28.12.06


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Il padre del federalismo europeo

Alessandra Spila


Se è vero, come vogliono alcuni, che gli estremi opposti coincidono, allora non stupisce che Altiero Spinelli (1907-1986), padre fondatore del federalismo europeo, possa essere definito al contempo un visionario e un realista. Né sorprende che rappresenti ancora oggi, ormai a vent’anni dalla sua scomparsa e a quasi cento dalla sua nascita, non solo una figura dall’indubbia statura intellettuale, politica e morale, ma dalla difficile – forse proprio perché ingombrante – collocazione. Variamente considerata e definita, la forza dell’ispirazione di Spinelli si è collocata ai margini del conflitto politico. Ed è stata guardata perfino con sospetto.
Ma del resto, una collocazione univoca, seppure a distanza di tanti anni, potrebbe tradursi in un appiattimento per una personalità vistosamente singolare e complessa, alla quale il convegno “Verso la Costituzione europea. Il messaggio di Altiero Spinelli, padre del federalismo europeo” ha reso omaggio inaugurando, presso l’università La Sapienza di Roma, le attività del Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Spinelli, al cospetto anche del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e del ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli.

Al centro dell’iniziativa, dunque, oltre alle opere (prima fra tutte, Il Manifesto di Ventotene) e le attività di Spinelli, anche e soprattutto la sua vita. Punto di partenza per ogni riflessione, indagata pure da un punto di vista prevalentemente letterario, attraverso la lettura di alcuni brani dell’autobiografia Come ho tentato di diventare saggio (nella nuova edizione del 2006 de Il Mulino). E non può che essere così, vista la straordinarietà e la precocità di Spinelli, che giovanissimo aderisce al Partito Comunista Italiano, partecipando alla lotta clandestina contro il fascismo, per essere arrestato nel 1927, appena diciannovenne, trovandosi ad affrontare dieci anni di prigione e sei di confino, abbandonando il comunismo e abbracciando il federalismo, tra Ponza e Ventotene.

Proprio a quest’ultima isola, nella quale Spinelli elaborò insieme a Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni nel ‘41 il famoso Manifesto europeo, Giorgio Napolitano ha dedicato nel maggio scorso il suo primo viaggio ufficiale. “Richiamarsi all’esempio di Altiero Spinelli è molto importante per superare le difficoltà attuali”, ha dichiarato infatti il Presidente della Repubblica a margine del convegno, per ribadire poi che: “Ancora più importante è tenere presente l’esempio che ha dato: più volte sconfitto, non si è mai dato per vinto. Ora bisogna assolutamente riprendere il cammino verso la costituzione europea”, ha aggiunto il capo dello Stato, che ha concluso: “Io mi auguro che la volontà politica unitaria per l’Europa e per la Costituzione europea si manifesti vigorosamente soprattutto e innanzitutto in Italia”.

Ricordare Spinelli, dunque, significa necessariamente continuare e portare a compimento il percorso che ha tracciato. Ma anche rinnovare, o forse sarebbe meglio dire, trovare per la prima volta, un senso di profonda gratitudine nei suoi confronti, così come ha sottolineato il ministro per i Beni e le attività culturali, Francesco Rutelli: “La memoria di Spinelli, di Rossi e Colorni coincide con i valori della nostra libertà moderna. Non è stato facile rinunciare alla propria giovinezza per questi ideali. Ecco perché è vitale che soprattutto le nuove generazioni possano conoscere e condividere una figura come quella del padre del federalismo europeo”.

E’ infatti ai giovani, ai quali si intende ispirare energie e propositi nuovi, come dichiarato da Francesco Gui, Segretario del Comitato Altiero Spinelli. Poiché proprio ai giovani guardava lo stesso Spinelli con attenzione e sensibilità mature e lucide, come si legge all’interno del Manifesto, e nello specifico in Compiti del dopoguerra – La riforma della società:

“I giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare la possibilità effettiva di perseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare, in ogni branca di studi (…) un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi pressappoco eguali, per tutte le categorie professionali”.

Un passo importante che, a ben vedere, oggi non può che risultare profetico. “L’Europa di oggi agisce – ha affermato Pierpaolo Baretta, segretario generale aggiunto Cisl – in rapporto alle questioni economiche nazionali e mondiali. Nell’epoca dell’economicismo c’è invece bisogno di un nuovo umanesimo”.
Eppure Spinelli si era presto reso conto del fatto che la battaglia per la federazione europea richiedeva la creazione di un’organizzazione politica nuova, immune dai feticci nazionali e dai limiti delle ideologie tradizionali. Sulla base di questa convinzione promosse la fondazione del Movimento Federalista Europeo (Milano 27-28 agosto 1943). Lo stesso che abbandonò negli anni ’60, per essere nominato nel 1970 membro della Commissione esecutiva della Cee.
“Spinelli è stato un vero realista e non certo un visionario. Pochi avrebbero scommesso sulle capacità di Spinelli di raggiungere obiettivi simili”, come ha commentato Pier Virgilio Dastoli, direttore della Rappresentanza Commissione europea in Italia, che ha aggiunto: “Eppure non bisogna dimenticare il ruolo di Spinelli nell’integrazione comunitaria”. Membro del Parlamento europeo dal ‘76 all’‘86, Spinelli diventa infatti nell’84 presidente della Commissione istituzionale. È nel Parlamento europeo che Spinelli, per la seconda volta, ha l’opportunità di avviare un’azione di tipo costituzionale, promuovendo l’elaborazione di un Progetto di Trattato di Unione europea (approvato a larghissima maggioranza il 14 febbraio 1984). Quest’iniziativa, ostacolata e insabbiata dai governi nazionali (che nell’85 varano il meno ambizioso Atto Unico europeo), segna tuttavia l’ingresso sulla scena europea del Parlamento europeo come nuovo soggetto politico nel processo di democratizzazione delle istituzioni comunitarie. “Col Trattato dell’84 Spinelli ha contribuito in modo efficiente e straordinario ad un processo riformatore che dura ancora oggi e che deve molto alle sue iniziative”, ha spiegato Bino Olivi, ex portavoce della Commissione europea e storico dell’Ue.
Ma gli orizzonti di Altiero Spinelli non sono rimasti circoscritti “solo” all’Europa, così come ha fatto notare Stefano Silvestri, presidente Istituto Affari Internazionali. “Spinelli non è mai stato un federalista mondiale, ma era favorevole allo studio e all’approfondimento di temi legati alla governabilità internazionale. Ecco perché nella seconda metà degli anni ’60, in un momento di progressivo mutamento di politica estera da parte dei partiti di sinistra, Spinelli fondò l’Istituto di Affari Internazionali che all’epoca destò molte resistenze”.
Alla luce dell’attuale condizione internazionale, deve essere raccolta l’eredità del padre del federalismo europeo, secondo Fulco Lanchester: “La situazione di oggi purtroppo non è l’età dell’oro, ma della crisi: il processo europeo si è incagliato”.
Per comprendere Spinelli, e raccoglierne quindi l’eredità, bisogna però avere sempre un occhio aperto sul mondo. Bisogna, cioè, riuscire ad allargare la propria visuale oltre ogni limite angusto, sia esso fisico che più propriamente intellettivo, per poter seguire davvero il padre del federalismo europeo. L’intreccio strettissimo tra il suo acume politico e il suo senso utopico emerge in particolare, secondo Giulio Ferroni, nella lettura dell’autobiografia di Spinelli, di cui portò a termine solo la prima parte “Io, Ulisse” (la seconda parte, dal simbolico titolo “La goccia e la roccia”, è rimasta incompiuta). Un’autobiografia che esce dalla veste della sola testimonianza, grazie anche alle doti di scrittore di Spinelli, evidenziate dal Magnifico rettore de La Sapienza, Renato Guarini.
Ulisse è lo pseudonimo assunto da Spinelli durante la lotta clandestina contro il fascismo e nel periodo della Resistenza. Uno pseudonimo che però è diventato emblema di sé stesso “nel lungo percorso che l’ha portato da giovanissimo dirigente del partito comunista fino alla fondazione del Movimento Federalista Europeo. Ulisse alla ricerca della propria identità e della propria coscienza del mondo; Ulisse a cui le circostanze hanno impedito di muoversi nei liberi spazi del mondo, ma che ha saputo guardare, attraversare, comprendere il mondo proprio dalle mura della prigione e dallo spazio ristretto del confino, molto meglio e molto più in profondità di tanti a cui il mondo si è offerto libero e aperto”.

 



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