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312 - 28.12.06


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Pacifico, rivoluzionario,
profeta dell’unità sovranazionale

Guido Montani


Quello che segue è l’intervento tenuto dal presidente del Movimento Federalista Europeo al convegno “Verso la Costituzione Europea.
Il messaggio di Altiero Spinelli, padre del federalismo europeo”, in occasione dell’apertura dell’attività del Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Altiero Spinelli (1907-2007)


La celebrazione del centenario della nascita di Altiero Spinelli, voluta dal Governo italiano, dimostra come l’ideale dell’unità politica dell’Europa e il federalismo sovranazionale stiano diventando parte del patrimonio culturale italiano ed europeo. Tuttavia, l’Europa è ancora divisa su troppi fronti. Abbiamo dunque il dovere di ricordare Spinelli anche per illuminare il difficile cammino che ci resta da percorrere.

Approdando all’isola di Ventotene e, idealmente, nella cittadella della democrazia, Spinelli non lasciava alle sue spalle solo l’ideologia comunista, a cui aveva aderito giovanissimo per combattere il fascismo, ma anche l’ideologia nazionale, perché aveva compreso che lo Stato nazionale sovrano, causa prima di due guerre mondiali, non poteva più rappresentare l’orizzonte nel quale concepire un futuro di pace e di progresso. Nel lontano 1941, nella fase più disperata della guerra, il Manifesto di Ventotene diffuse tra i resistenti al nazifascismo l’idea che il nuovo crinale tra conservazione e progresso passava tra coloro che si sarebbero impegnati per la costruzione della Federazione europea e coloro che avrebbero continuato a perseguire, invano, i valori della libertà, della democrazia e del socialismo, nel quadro nazionale. In un mondo interdipendente, nel quale nessun governo nazionale può pretendere un controllo sovrano sulla società, sulla tecnologia e sull’economia, accettare come limite dell’azione politica le frontiere nazionali significa favorire le forze della conservazione. Il processo di integrazione europea dimostra con chiarezza questa contraddizione.

I paesi dell’Unione europea, nonostante abbiano realizzato passi significativi nella costruzione di uno Stato sovranazionale, non hanno ancora avuto il coraggio di compiere quello decisivo: l’istituzione di un governo federale europeo, responsabile della politica estera e della politica economica. Essi sono pertanto continuamente costretti a combattere la rinascita, in forme nuove, degli antichi demoni nazionalisti e non hanno più la forza di contrapporre alle rivendicazioni corporative il perseguimento del bene comune. La democrazia nazionale langue, perché manca la democrazia europea. Eppure, uno sguardo al di fuori dell’Europa, mentre irrompono sulla scena internazionale nuovi giganti continentali come la Cina, l’India e il Brasile, dovrebbe convincere gli europei che, restando divisi, perderanno presto la loro dignità, identità e indipendenza.
Chi non comprende il corso della storia, ne sarà travolto.

Per realizzare il suo progetto politico, Spinelli fondò, in clandestinità, nel 1943, a Milano, il Movimento Federalista Europeo e, nel 1946, a Parigi, l’Unione Europea dei Federalisti. Era sua ferma convinzione che l’unità federale dell’Europa dovesse scaturire da un moto popolare. La Federazione è una unione democratica di stati democratici. Non si può costruire l’Europa senza la partecipazione attiva dei cittadini. La pressione dei movimenti federalistici ed europeistici è necessaria per provocare la convocazione di una costituente europea, così come avevano fatto gli americani a Filadelfia. Sulla base di questo modello d’azione, nel 1951, con un’audace iniziativa, Spinelli riuscì a convincere il governo italiano che la proposta francese di una Comunità Europea di Difesa (Ced) non era realizzabile senza una Costituzione e senza un governo democratico europeo.

Un’assemblea costituente venne effettivamente convocata. Tuttavia, il progetto di Comunità Politica Europea fallì a causa del rifiuto francese del 1954. Si trattò di una grave sconfitta per i federalisti, che per molti anni non riuscirono a riprendere l’iniziativa. Solo trent’anni dopo, nel 1984, come deputato nel primo Parlamento europeo eletto a suffragio universale, Spinelli riuscì a far approvare il Trattato di Unione europea. Si trattava di un nuovo progetto di Costituzione. Ma il Parlamento non possedeva sufficiente autorità per sostenere il progetto e i governi nazionali lo rifiutarono. Spinelli venne così sconfitto per la seconda volta.

Il destino non ha concesso a Spinelli di riprendere la lotta. Lo hanno fatto i federalisti con una tenace pressione sul Parlamento europeo e sui governi nazionali, in un’Europa ormai alle prese con i problemi creati dalla disgregazione dell’Urss. Grazie a queste pressioni, oggi, abbiamo il terzo progetto di Costituzione europea, sebbene con difetti vistosi e in bilico tra la vita e la morte. Lo trattiene in vita solo il timore che, senza una Costituzione, l’Europa si disfi. Ma una vera volontà di rilancio non si è ancora manifestata. Spinelli direbbe che, per uscire dalla crisi, occorre avere fiducia nella volontà di unità del popolo europeo. La Costituzione europea è rimasta vittima di lotte nazionali di potere. Per evitare nuove trappole nazionali, chi vuole riprendere il cammino deve proporre un referendum europeo sulla Costituzione europea in occasione delle elezioni europee del 2009. I cittadini potrebbero così esprimersi, nel medesimo giorno, in tutti i paesi dell’Unione. In questo senso si stanno orientando anche i partiti più europeistici nel Parlamento europeo.

L’insegnamento di Spinelli va al di là dell’Europa. Il 14 febbraio 1984, dopo il voto sul Trattato di Unione europea, in uno dei suoi ultimi discorsi, Spinelli così si è rivolto al Parlamento europeo: “Se le idee contenute in questo testo non fossero esistite nella mente della grande maggioranza di questo Parlamento, non sarei mai riuscito a mettervele. Mi sono limitato ad esercitare, come Socrate, l’arte della maieutica. Sono stato l’ostetrica che ha aiutato il Parlamento a dare alla luce questo bambino”.

Come Socrate, Spinelli è stato un autentico rivoluzionario, perché l’unificazione europea è una rivoluzione pacifica. L’unità europea non può essere fatta con la violenza, ma solo con la forza della ragione. Chi vuole veramente la pace deve costruire istituzioni sovranazionali. In un mondo insanguinato quasi quotidianamente da guerre e massacri, afflitto dalla povertà di massa e minacciato da una crisi ecologica irreversibile, è assurdo perpetuare la divisione dell’umanità in tribù sovrane. La politica della divisione appartiene al passato. Il nuovo modo di fare politica consiste nella tenace costruzione dell’unità di popoli, di nazioni, di religioni e di culture differenti. Se l’Europa si darà una Costituzione sovranazionale, un giorno anche l’umanità potrà decidere il suo futuro sulla base di una Costituzione cosmopolitica. Con Socrate, l’umanità ha appreso l’arte della ricerca razionale della verità. Con Spinelli, può apprendere l’arte della costruzione della pace.



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