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311 - 08.12.06


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La vittoria delle ali

Luca Sebastiani


C’era attesa per i risultati delle elezioni olandesi. Dopo l’assassinio del regista Theo Van Gogh e il no al referendum sulla Costituzione europea i Paesi Bassi erano infatti finiti al centro dell’attenzione come esempio, il più evidente, di come due fenomeni maggiori di questa fase internazionale, immigrazione e mondializzazione economica, agiscano sull’orientamento politico dei cittadini.

Le attese non sono state deluse. La paura della globalizzazione congiunta con quella dell’immigrazione islamica hanno operato attivamente sulle scelte degli elettori che attraverso le urne hanno determinato un quadro politico altamente instabile. Se da un lato la formazione cristiano democratica (Cda) del premier uscente Jan Peter Balkenende è stata riconfermata al primo posto con 41 rappresentanti, dall’altra i due possibili alleati, il Partito liberale (Vvd) 22 deputati, già nella coalizione di governo, e il Partito laburista (Pvda) 32 deputati, principale forza d’opposizione, hanno perso rispettivamente 6 e 10 seggi. Il parlamento olandese conta 150 membri e quindi anche se la Cda si orienterà verso la grande coalizione con i laburisti, in totale 73 deputati, dovrà aprire le porte a qualche altra formazione.

I vincitori di queste elezioni che disegnano un quadro frammentato - sono 10 le formazioni rappresentate - sono i partiti che si collocano agli estremi. Tra voto di protesta e paura a sinistra è stato il Partito socialista (Sp) a fare un’inattesa progressione triplicando i propri seggi e diventando con i suoi 26 deputati il terzo partito olandese. Formazione antiliberale uscita dalla sinistra maoista degli anni Settanta, Sp era stato uno degli artefici della vittoria del no al referendum europeo e anche in questa campagna elettorale molto del consenso che è riuscito a strappare ai laburisti, accusati di moderazione, e al partito populista di destra dell’ex Lista Pim Fortuym, lo deve alla sua opposizione “all’Europa di Bruxelles”, che incarnerebbe l’ultraliberismo che intende schiacciare lo Stato sociale olandese. Oltre alla minaccia della fine della protezione sociale, Jan Marijnissen, il leader carismatico dei socialisti, ha disegnato una politica dura sull’immigrazione proponendo ad esempio di obbligare gli immigrati a imparare l’olandese.

All’estremo opposto la nuova formazione del Partito della libertà (Pvdv), intercetta l’elettorato della Lista Pim Fortuyn, parte di quello perduto dai liberali e guadagna 8 seggi. Con il suo slogan di “meno tasse, meno Islam, più rispetto”, il Pvdv ha saputo suscitare e poi sfruttare i timori profondi per l’islamismo e la condanna di certi settori delle politiche multiculturali degli anni Novanta.

Anche la tenuta della Cda di Balkenende, che perde solo tre seggi, secondo gli osservatori affonda le sue radici nell’insicurezza e nella fiducia che l’immagine del leader ispira nei cittadini. Certo il bilancio del suo governo ha potuto vantare dei successi indubitabili dopo una fase di impopolarità dovuta alle drastiche riforme intraprese (privatizzazione della sanità, dei trasporti e dell’energia, riduzione di un terzo dell’indennità di disoccupazione, soppressione dei contributi ai pensionamenti anticipati). Tasso di disoccupazione al 4%, crescita oltre il 3% per l’anno in corso e un deficit allo 0,1% del Pil. Ma la vera arma della sua campagna elettorale, secondo gli osservatori, è stata la sincerità, la chiarezza e la sua postura di uomo tranquillo e umano. Balkenende ha addirittura spinto la sua sincerità fino ad annunciare che altri sacrifici saranno necessari per mantenere la buona salute dei conti. Il vicepresidente del gruppo parlamentare della Cda, Gerda Verburg, commentando i risultati ha sottolineato come “gli elettori durante questo periodo turbolento fossero alla ricerca di qualcuno che ispirasse fiducia” e l’hanno trovata in Harry Potter, come Balkenende è soprannominato per il suo aspetto giovanile.

Da quattro anni alla guida dell’esecutivo, Balkenende dovrà ora affrontare mesi difficili per formare una nuova coalizione di cui ad oggi non si scorge il perimetro.


 


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