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309 - 10.11.06


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“Le menzogne nemiche
del nostro progresso”

Laszlo Csaba con
Daniele Castellani Perelli


L’origine di tutto è stata una frase che il giovane premier ungherese Ferenc Gyurcsány ha rivolto ai suoi ministri nel segreto di una riunione di gabinetto: “Per quattro anni non abbiamo fatto altro che mentire”. La diffusione pirata di questa osservazione, a metà settembre, ha scatenato le violente proteste dell’opposizione, che ha sfruttato il cinquantenario della rivolta del 1956 per paragonare il regime di allora al governo di oggi. Un accostamento che per alcuni non è fuori luogo, e non solo perché il partito socialista di governo è in parte erede del vecchio partito filosovietico, ma anche perché nel 1956 un quotidiano ungherese usò un’espressione pressoché identica per descrivere l’atteggiamento del regime comunista: “Mentire giorno e notte”. Poche settimane fa, sul prestigioso International Herald Tribune (la versione europea del giornale realizzata da New York Times e Washington), è stato lo studioso László Csaba a segnalarlo. “E’ stato lo stile arrogante di Gyurcsány a ricordare ai manifestanti il regime del ’56, è sua la colpa di questo pasticcio – ci dice oggi Csaba, che insegna economia e studi europei alla Central European University di Budapest (dove è collega dell’ex commissario europeo Péter Balazs) – La commemorazione del ’56 è stata la dimostrazione che l’Ungheria ha ancora una memoria divisa, che sono ben tre le memorie di quella data storica”. Csaba ci descrive un paese che deve ancora sconfiggere la vecchia corruzione e le nuove inquietudini, ma che è ormai un paese normale, pienamente integrato nella realtà europea, con la destra vicina alle posizioni del centrodestra tedesco e la sinistra che guarda al New Labour di Blair.

La commemorazione del cinquantenario della rivolta del 1956 è stata trasformata dall’opposizione in una protesta contro il governo del socialista Ferenc Gyurcsany. Si è trattato di un semplice pretesto, oppure in qualche modo lo stile del premier ha effettivamente ricordato lo stile dei governanti filosovietici del ’56?

Credo che siano vere entrambe le cose. Il fatto è che, inavvertitamente, il primo ministro Gyurcsány ha utilizzato un’espressione che era stata usata anche per descrivere il regime comunista, e proprio nel 1956. “Mentire giorno e notte” è la stessa frase che usò allora il quotidiano Szabad Nep per riferirsi ai propri leader. E’ stato lo stile di Gyurcsány a ricordare ai manifestanti il regime del ’56, è sua la colpa.

Gli scontri in piazza nel giorno più importante della storia ungherese dimostrano che il paese ha una memoria divisa?

Assolutamente sì, in questo caso abbiamo avuto addirittura tre differenti memorie. Quella del governo, che ha cercato di trascurare ogni differenza nella ricostruzione storica. Quella del maggiore partito dell’opposizione, secondo cui le differenze ci sono e sono ancora evidenti. Quella, infine, della destra radicale, che non accetta compromessi e che ha cercato di sfruttare l’evento per scatenare le violenze. Una situazione complessa che ricorda in qualche modo quella del 1956 stesso, quando si fronteggiavano i comunisti riformisti, i radicali e il blocco moderato. Dunque c’è più di un’analogia con quell’anno cruciale. Tuttavia mi pare interessante osservare che i manifestanti di oggi non hanno nulla da dire a proposito dell’economia, del pacchetto sull’austerità e delle riforme. Orban ovviamente ne ha parlato, perché è un politico, ma i manifestanti chiedono solo le dimissioni di Gyurcsany.

Che tipo di destra è quella dell’ex premier Viktor Orban?

Direi che ormai hanno saputo legittimarsi come una formazione del centrodestra, come parte del Partito popolare europeo. Certo a volte usano un linguaggio populista, ma quand’erano al governo non hanno fatto mai nulla di estremista. Hanno elaborato e votato il trattato di adesione all’Ue, hanno partecipato all’intervento umanitario nella ex Jugoslavia, sono entrati nella Nato.

La dipinge come una destra rispettabile…

Sono simili alla Csu tedesca. Ho ascoltato con attenzione l’ultimo discorso di Orban, per vedere se si stia spostando verso l’estrema destra, ma mi pare che invece sia stato molto attento a evitare ogni commistione. Anche l’iniziativa del referendum sulle riforme mostra una volontà di ridare centralità al parlamento. Solo Orban poteva avanzare una proposta simile, e penso che sia estremamente importante in questo momento che si voglia riportare la battaglia politica in parlamento.

E che tipo di sinistra è il partito socialista del premier Gyurcsány? La destra li accusa di essere gli eredi dei comunisti, ma intanto sono europeisti e decisamente favorevoli al libero mercato.

Anche loro sono una realtà vasta, complessa, con varie posizioni al loro interno. La maggioranza è favorevole al mercato, è vero. E Gyurcsany, in particolare, è uno che vuole ricostruire la sinistra modellandola sull’esempio di Toni Blair e del New Labour. Quanto lontano andrà nell’attuazione pratica di questo progetto non so, anche perché la corrente filosindacale è ancora forte. Ma è importante dire che questi sono i suoi obiettivi.

Cosa rappresenta oggi l’Unione europea per i cittadini e per i politici ungheresi?

Rappresenta una realtà con cui è impossibile non fare i conti. Qualunque cosa si faccia la si fa in un quadro europeo, confrontandosi con le politiche dei propri vicini. L’Europa è al realtà dell’Ungheria di oggi: magari non suscita più gli entusiasmi di una volta, ma non abbiamo nemmeno delle forze politiche euroscettiche che mettono in dubbio la membership europea.

Come spiega la diffusione di forti movimenti di estrema destra nell’Europa dell’Est?

In ogni paese c’è una ragione diversa. Alle ultime elezioni amministrative ungheresi, che sono state devastanti per la sinistra, il partito comunista ha avuto lo 0,6% e tutti i movimenti dell’estrema destra hanno raggiunto insieme solo l’1,4%, mentre il partito ultranazionalista “Vita e giustizia” (Miep) non è più rappresentato nel municipio di Budapest. Dunque le ali estreme hanno ottenuto soltanto il 2% alle ultime elezioni, ed è un risultato piuttosto unico per l’Europa intera, non solo per l’Europa dell’Est.

Come è cambiato il paese negli ultimi anni, quanto a performance economica e a livelli di corruzione? E’ un paese che viaggia verso la normalità?

Direi di sì. Ovviamente la corruzione esiste. Abbiamo avuto un grande scandalo che ha coinvolto il nostro governo e quello austriaco, ma non si tratta di situazioni ignote a tanti altri paesi dell’Unione europea. Tutto quello che sta succedendo non avrà grandi conseguenze sul mercato, finché ci sarà il programma di convergenza gli investitori non smetteranno di credere nell’Ungheria. Nonostante le proteste della piazza.




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