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308 - 26.10.06


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La convivenza possibile,
il dialogo necessario

Umberto Ranieri
con Mauro Buonocore



Un esempio da valorizzare, un errore da scongiurare, un’occasione da sfruttare. Per Umberto Ranieri, presidente della Commissione Affari Esteri della Camera, nel negoziato tra Turchia e Unione Europea c’è tutto questo.
L’esempio sta nel dimostrare al mondo intero quanto i valori della democrazia e dell’Islam siano in grado di convivere, di integrarsi e di coesistere; l’errore, al contrario, sarebbe quello di dissolvere quanto di buono si è costruito fino ad oggi, e correre il rischio pericolosissimo che la Turchia smetta di guardare ad occidente per volgere il proprio sguardo a realtà scarsamente o per niente democratiche; l’occasione, infine, nelle parole di Ranieri ha due facce: una che guarda al mondo intero - e sta nella possibilità che l’Unione ha di continuare ad essere motore di espansione della democrazia e del suo rafforzamento - l’altra invece guarda al cuore dell’Unione, ai centri istituzionali che dall’entrata di Ankara possono trarre la spinta per riformare e consolidare i meccanismi decisionali, a partire dalla Costituzione.

“È vero che l’atteggiamento dell’opinione pubblica turca verso l’Ue – dice Ranieri – si è raffreddato; anche se rimane una forte porzione di consenso all’adesione, sia l’Unione Europea sia la classe dirigente turca devono riflettere su questo calo di fiducia”, facendo bene attenzione a non far maturare l’erronea visione che accomuna questo negoziato a “un traguardo irraggiungibile”.

Presidente, in che cosa dovrebbero consistere le riflessioni dell’Ue e del governo di Ankara su questo calo di popolarità dell’Unione tra l’opinione pubblica turca?

È probabile che una parte dell’opinione pubblica turca veda l’Europa come una specie di meta che richiede una continua, estenuante corsa a ostacoli, e così forse l’Ue è percepita come un soggetto che avanza richieste di riforme e cambiamenti tali da far sembrare che la Turchia non sia mai nelle condizioni sufficienti per raggiungere la necessaria fiducia europea.
Il negoziato è destinato a essere inevitabilmente lungo perché ci sono riforme che Ankara deve ancora portare a compimento e che richiedono un arco temporale ampio. Bisogna procedere con pazienza e senza lasciarsi scoraggiare dalla complessità e dalla lunghezza del percorso.
Da una parte, quindi, la classe dirigente turca deve avere consapevolezza che il negoziato è un processo di lunga durata, dall’altra parte l’Unione deve esigere cambiamenti e riforme, ma allo stesso tempo deve mostrare la maggiore disponibilità affinché il negoziato proceda e si realizzino le condizioni per l’ingresso della Turchia.

Il negoziato presenta diverse difficoltà, tra cui una di carattere politico: la Turchia diventerebbe il secondo paese più popoloso dell’Unione (dopo la Germania) quindi, in un meccanismo decisionale che prevede la maggioranza ponderata,
Ankara giocherebbe un ruolo di grande rilievo in eventuali votazioni future.
Che peso ha questo aspetto nel processo di adesione?


Nessuno sottovaluta la complessità dell’impresa e non può non esserci consapevolezza del fatto che la Turchia è un grande paese, anche dal punto di vista demografico.
Il problema esiste ma non è irrisolvibile, soprattutto se affrontato con gradualità e con uno sforzo comune da entrambe le parti.
L’Europa ha grande interesse nel portare avanti il processo di integrazione della Turchia, un grande paese a maggioranza musulmana che fa propri principi e standard della vita democratica, dal rispetto dei diritti e alle regole del mercato.
Lasciare allontanare la Turchia dall’Unione sarebbe un errore che pagheremmo a caro prezzo.
È chiaro, però, che l’Ue deve anche affrontare esigenze di riforma, rafforzamento e riorganizzazione dei propri meccanismi decisionali; è un problema che si è posto da tempo e che si rafforza con le domande poste dall’allargamento. Non vogliamo che l’Unione si risolva solo in un più ampio mercato, in un’area più ampia di libero scambio, vogliamo che l’Unione resti un soggetto politico e istituzionale con una efficace capacità di decisione, con una propria politica estera e di sicurezza, con una politica economica. Tutto questo richiede riforme e comporta, anche, che il processo di costituzionalizzazione dell’Ue vada avanti.

Emma Bonino, ministro delle politiche europee, ha auspicato una pronta accelerazione nei negoziati: “Vogliamo agganciare la Turchia alle istituzioni europee – ha detto il ministro – oppure vogliamo che si avvicini ai paesi arabi?”. Come giudica questa affermazione?

Condivido la preoccupazione del ministro Bonino: se il processo di graduale avvicinamento della Turchia all’Ue si bloccasse, le conseguenze sarebbero gravi, forse rovinose. Se non riuscissimo a portare a termine questo progetto, sarebbe molto più difficile promuovere idee di convivenza civile tra assetti democratici e paesi a maggioranza mussulmana. Noi scommettiamo sul fatto che non esista alcuna incompatibilità assoluta tra la democrazia e il mondo musulmano, crediamo invece che esistano delle condizioni per cui il mondo musulmano e la democrazia si incontrino dando vita a realtà politiche caratterizzate dal rispetto pieno dei diritti umani, delle libertà religiose e di pensiero.
Se non riuscissimo a coinvolgere la Turchia nel processo di integrazione nell’Unione Europea, tutto diventerebbe molto più difficile.

L’Unione Europea, e la prospettiva di farvi parte, rimangono quindi un acceleratore di riforme democratiche, un solido invito alla democrazia?

L’Ue non è soltanto un edificio economico e commerciale, ma è soprattutto una potenza civile portatrice di principi di libertà e democrazia; il rispetto di questi principi è la condizione per farne parte, per questo l’Unione Europea ha assolto a un compito di rafforzamento ed estensione delle istanze democratiche. È avvenuto per i paesi dell’Europa centro orientale, speriamo possa avvenire anche per i Balcani occidentali. Certamente l’incontro positivo con la Turchia costituirà un contributo ulteriore al rafforzamento della democrazia sulla base del dialogo tra realtà storico-religiose diverse.

 


 

 

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