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308 - 26.10.06


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Ecco Fabius, il candidato
del potere d’acquisto

Luca Sebastiani


“Ho deciso, se le militanti e i militanti socialisti lo vogliono, di essere candidato alla presidenza della Repubblica”. Era da tanto che Laurent Fabius covava questo sogno, ma fino ad ora non si erano create le condizioni necessarie. Da qualche tempo invece, dice lo stesso candidato alla candidatura del partito socialista, gli capita qualche volta di pensare all’Eliseo la mattina mentre si rade. Chissà se in quei momenti d’intimità domestica non gli si materializzi sullo specchio anche l’immagine di Ségolène Royal.

Eh sì, perché Laurent si era fatto da parte le scorse volte. Solo nell’88 quando François Mitterrand non aveva ancora chiarito se si sarebbe candidato o meno per un secondo mandato all’Eliseo, il giovane Fabius, figlioccio prediletto del monarca della sinistra francese, aveva azzardato timidamente a dire di essere “uno di quelli” che sarebbero potuti andare alla battaglia elettorale qualora il re avesse abdicato. Ma Mitterrand si presentò, vinse e s’istallò altri sette anni al vertice della V Repubblica. Nel ’95 e nel 2002 invece non c’era niente da dire, era la volta di Lionel Jospin, che la prima volta aveva vinto la sfida interna al Ps con Henri Emanuelli e la seconda veniva da cinque anni alla testa dell’esecutivo di coabitazione. Quale fu la fine che fece Jospin nel 2002 lo sappiamo tutti: al primo turno venne superato d’un soffio da Jean-Marie Le Pen che andò al ballottaggio contro Jacques Chirac, e lui si ritirò dalla vita politica.

Senza Jospin di mezzo, per Fabius la strada sarebbe stata senz’altro più sgombra. Del resto chi meglio di lui avrebbe potuto abitare le stanze dell’Eliseo, chi meglio di un uomo politico come lui che era passato per tutti i livelli delle istituzioni repubblicane? Nell’84, quando ha soli 37 anni, Mitterrand lo chiama alla testa dell’esecutivo in un periodo difficile del regno socialista, quello della svolta europea e del rigore che impone una moratoria al socialismo reale. Il premier più giovane della V Repubblica rimane in carica due anni e nell’88 va a sedere sullo scranno più alto dell’Assemblea nazionale dopo la rielezione di Mitterrand. Nel ’92 conquista la segreteria del partito, nel 95 viene chiamato a presiedere il gruppo socialista all’Assemblea, mentre dopo la vittoria dei socialisti alle elezioni del ’97 torna a presiedere l’aula. Nel 2000 entra nel secondo esecutivo Jospin come ministro dell’Economia e vi resterà fino alla sconfitta delle presidenziali del 2002.

Da Bercy, dove si trova il ministero, negli anni passati al governo Fabius apre qualche capitale pubblico ai privati e abbassa le tasse qui e là. Precisazioni dovute queste ultime, perché ad ascoltarlo oggi non ci si crederebbe, non lo si riconoscerebbe affatto. Lasciate le leve economiche, uscito di scena Jospin, ebbene, Laurent il “liberista”, come lo consideravano i suoi compagni di partito, comincia a fare l’antiliberale, comincia in sostanza la campagna elettorale secondo l’insegnamento di Mitterrand che diceva sempre che le presidenziali si vincono a sinistra.

Riunire il partito, poi la sinistra e in fine la Francia. Secondo la strategia mitterrandiana Fabius comincia a manovrare creandosi un nuovo posizionamento, lui che era sempre stato considerato dai compagni troppo “borghese”, per l’ambiente di provenienza e per le sue posizioni. L’occasione migliore gliela dà il referendum sul Trattato costituzionale europeo, quando contro il voto dei militanti socialisti che si erano espressi a favore, spacca il partito e guida il fronte del no alla campagna. Poi al congresso di Le Mans dell’anno scorso presenta una mozione contro la direzione uscente di François Hollande, di cui pure aveva fatto parte, e allinea un paio di correnti conquistando un buon 21,2%. Il segretario rieletto, Hollande, lo chiama a partecipare all’elaborazione del programma del Ps per le presidenziali del 2007 e lui ottiene che venga inserita la rivalutazione dello smic (il minimo salariale) a 1.500 euro.

Come tutti neanche Fabius aveva immaginato l’irruzione di Ségolène Royal che, tratta dall’ombra dai sondaggi d’opinione, è arrivata improvvisamente a rovinare i piani di tutti i presidenziabili del partito. Anche lui all’inizio si era lasciato uscire una battuta di dubbio gusto quando riferendosi all’eventualità di una Royal presidente aveva chiesto chi sarebbe “rimasto a casa coi bambini”. Ora che è lei quella da battere alle primarie del Ps che si terranno il 16 novembre e il 23 per un eventuale secondo turno il confronto entrerà più sul merito e Fabius cercherà di vincere ponendosi come il candidato “del potere d’acquisto”, “di una linea autenticamente di sinistra”.

Anche se il duello con la donna più amata dai sondaggi sarà duro, non è mai detto. Laurent Fabius ha un’esperienza politica di tutto rispetto, una rete di fedeli nel partito e una capacità oratoria che può far cambiare opinione a molti durante la campagna appena aperta nel Partito socialista.

 



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