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302 - 07.07.06


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Praga, incertezza sovrana
Luca Sebastiani

L’incertezza regna sovrana sul futuro prossimo della Repubblica Ceca. Almeno dal punto di vista politico. Alle elezioni che si sono svolte il 2 e 3 giugno, gli elettori cechi hanno determinato una situazione di patta eleggendo un parlamento esattamente spaccato in due. Peggio che in Germania, peggio che in Italia: alla Camera bassa è finita 100 a 100, destra e sinistra con lo stesso numero di parlamentari.

Dopo la Rivoluzione di velluto del 1989 queste sono state le quarte elezioni politiche della Repubblica Ceca, ma mai si era venuta a creare una situazione tale. Negli ultimi otto anni a governare, seppur con una maggioranza relativa che più volte si era dovuta avvalere in parlamento dei voti dei comunisti (Kscm), erano stati i socialdemocratici del Cssd con una coalizione che comprendeva anche i due partiti di centro destra dei popolari (Kdu-Csl) e dei liberali (Us-Deu).

Questa volta in testa si sono piazzati i conservatori del Partito civico democratico (Ods) che hanno ottenuto il 35,38% dei consensi. Il presidente della Repubblica Vaclav Klaus ha conferito l’incarico di avviare le consultazioni per la formazione del governo al suo successore alla testa dell’Ods, Mirek Topolanek, che non avrà certo vita facile. L’ipotesi di una coalizione che comprenda il Kdu-Csl (7,22%) e i Verdi, entrati per la prima volta in parlamento con un 6,29% dei suffragi, non sembra molto praticabile, dato che in totale riceverebbe l’appoggio di 100 dei duecento parlamentari.

Solo una grande coalizione alla tedesca tra Ods e Cssd (32,32%) potrebbe garantire una maggioranza stabile al nuovo governo, ma anche questa strada è abbastanza impraticabile data la campagna elettorale “all’italiana” condotta dai due partiti.

All’uscita di un incontro con Topolanek, il leader dei socialdemocratici e primo ministro uscente Jiri Paroubek, ha dichiarato in maniera netta che il Cssd “non sosterrà un governo di coalizione di centro destra”. Oggetto di critiche feroci e d’accuse di responsabilità in alcuni scandali finanziari che hanno reso turbolenta e rissosa la campagna elettorale, Paroubek aveva presentato alla popolazione un bilancio positivo del suo esecutivo, con una crescita del 6% l’anno scorso, un’inflazione controllata e una disoccupazione stabile intorno all’8%. Aveva anche promesso di mantenere alta la protezione sociale nonostante il deficit di bilancio e di dar corpo alla sua politica decisamente proeuropea prevedendo l’entrata nella zona euro nel 2010. I socialdemocratici sembrano oggettivamente lontani dalle posizioni dei conservatori vincenti che oltre alla riforma del sistema pensionistico e al ridimensionamento della protezione sociale per riassestare i conti, esprimono delle posizioni marcatamente euroscettiche se non antieuropee.

Rifiutando la soluzione tedesca, Paroubek ha proposto un governo di tecnici scelti da tutti i partiti e ha suggerito al presidente della Repubblica di “designare il capo del partito arrivato in seconda posizione al fine di trovare una soluzione, qualora il rappresentante della formazione vittoriosa non pervenga a formare il governo”. Non si capisce come possa riuscire lui laddove l’altro dovesse fallire. I socialdemocratici si erano presentati alle elezioni promettendo, qualora avessero vinto, un governo appoggiato esternamente dai comunisti. Ora il Partito comunista di Boemia e Moravia, panslavista, più euroscettico dei conservatori, è l’unico partito comunista dell’Europa centrale non riformato. L’unico ritocco ha riguardato il simbolo, in cui la falce e il martello sono stati sostituiti da due ciliegie. Per il resto sembra difficile che un esecutivo minoritario possa reggersi sull’appoggio del Kscm, anche se questo, con il 12,8% si conferma il terzo partito ceco.

Per il momento a Praga regna una gran confusione e si può immaginare che per molto tempo la situazione rimarrà tale. La via d’uscita all’impasse in cui si sono infilati i cechi avrà bisogno di tempo per essere abbozzata, ma alla fine un’alchimia politica sarà trovata, poiché l’economia ceca, in pieno e continuo sviluppo, ha bisogno di un quadro politico che le permetta di continuare il suo corso.

 

 

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