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299 - 12.05.06


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E ora Parigi aspetta
un’Italia più europea
Fabio Liberti con
Luca Sebastiani

Le elezioni politiche del 9 e 10 aprile sono state seguite con molta attenzione all’estero. In particolare a Parigi, dove Berlusconi non è mai stato visto di buon occhio e dove ora, da Prodi, ci si aspetta un cambio di rotta soprattutto per quanto riguarda il futuro dell’Ue.
A tale proposito abbiamo incontrato Fabio Liberti, ricercatore presso l’Iris (Istituto di relazioni internazionali e strategiche) di Parigi ed esperto di questioni europee e politiche di difesa.

Come hanno visto dalla Francia questi 5 anni di governo Berlusconi e come hanno reagito all’esito delle elezioni italiane?

La stampa e la politica francese sono sempre state molto severe nei confronti di Silvio Berlusconi. Qualche volta le critiche sono state eccessive e, soprattutto, un po’ stereotipate. Questo ha fatto sì che ancora oggi i francesi continuino a non capire come un uomo come Berlusconi abbia potuto vincere le elezioni cinque anni fa e sia stato sul punto di rivincerle nel 2006. Anche il fatto che le relazioni tra Berlusconi e Chirac siano state pessime sin dall’inizio non ha aiutato l’opinione pubblica francese a comprendere la situazione italiana. Per questo c’è stato una specie di sospiro di sollievo alla vittoria di Romano Prodi, un politico più prevedibile, che rientra in schemi politici più facilmente leggibili. Decisamente ci si aspetta qualcosa da questa vittoria di Prodi.

Nei giorni seguenti le elezioni lei è stato interpellato più volte dalla stampa francese. Ha riscontrato questa incapacità a comprendere il berlusconismo?

La società francese e quella italiana sono molto diverse e questo crea di per sé delle resistenze a comprendere. In Italia, ad esempio, contrariamente a quello che può accadere qui, il fatto che qualcuno possa arricchirsi in una maniera che può esser vista come dubbia non per forza di cose è considerato come un delitto o un problema enorme. In Italia, ancora, l’argomento del conflitto d’interessi sposta zero voti. Certo, le persone di sinistra sono particolarmente sensibili al tema, ma sono posizioni già acquisite. Per quanto riguarda il rispetto delle regole l’Italia è ben diversa dalla Germania o dalla Francia, anche se questo può sembrare uno stereotipo.

Berlusconi incarna l’anomalia italiana?

Io direi che la situazione italiana più che un’anomalia sia piuttosto un laboratorio. Se si guarda alla politica così come la interpreta Berlusconi e poi si volge lo sguardo verso quello che sta succedendo in Europa, ci si può render conto come ormai anche nel resto del Vecchio continente la politica stia virando verso questa politica della comunicazione diretta con il pubblico, dell’occupazione dei mass media. Ne avremo un esempio qui in Francia nel 2007, che sia Nicolas Sarkozy o Segolene Royal.

Qual è stata la politica europea del governo Berlusconi?

Il governo uscente non ha mai prestato molta attenzione alle problematiche europee. Basta pensare alla fine del 2001 inizio 2002, alle dimissioni del ministro degli Esteri Ruggero che decise di lasciare il governo dopo neanche un anno, quando si rese conto che le sue idee europeiste non erano le stesse degli altri membri della maggioranza. Con le dimissioni il ministro volle sottolineare la sua contrarietà alla decisione del governo di abbandonare il progetto di acquisto dell’A400M, l’aereo da trasporto militare europeo. Nella stessa occasione sia Martino che Bossi presero posizioni euroscettiche che segnarono gli osservatori europei.
Basterebbe poi ricordare il semestre di presidenza italiano in cui il governo non ebbe un ruolo troppo attivo. Del resto l’unica cosa cui puntava era di far sottoscrivere il progetto di Costituzione a Roma, e questo la dice lunga sui contenuti.
Poi è chiaro che lo spartiacque vero è stata la guerra in Iraq sul quale l’Italia ha deciso di seguire la posizione americana piuttosto che quella franco-tedesca.

Che cosa cambierà ora, dopo le elezioni?

Prodi ha presieduto la Commissione e ha avuto relazioni privilegiate con Chirac e con la cancelleria tedesca. Per prima cosa cercherà di far riammettere l’Italia in questa sorta di direttorio europeo costituito da Francia e Germania, che negli scorsi anni si riuniva escludendo il nostro paese dalle decisioni, in tema di difesa o sull’Iraq stesso. Anche la Spagna nel frattempo ha guadagnato parecchia influenza a Bruxelles con l’arrivo di Zapatero e ora è forte nell’imporre i propri candidati, nel fare lobbing nazionale. Da cinque anni, invece, sulla stampa estera quando si parla dei grandi paesi europei l’Italia non è mai citata.
Sicuramente si avrà una politica più europea anche se il modo appare ancora incerto. La visione europea di Bertinotti, infatti, non è la stessa della coalizione. In un’intervista ad un quotidiano inglese, Prodi ha proposto una specie di nucleo duro rifacendosi all’idea tedesca di creare un’Europa a cerchi concentrici, proponendo che i paesi fondatori più qualche altro paese importante come la Spagna e la Polonia, vadano avanti nell’integrazione. In materia di Costituzione Prodi è per aspettare le elezioni in Francia nel 2007 e in seguito cambiare la Carta conservando solo la prima parte, quella più consensuale e istituzionale, da ratificare nel 2009 in contemporanea nei vari stati europei durante le prossime elezioni del Parlamento europeo.

Prodi riuscirà a condurre una politica europea forte?

Dovrebbe evitare di entrare troppo nel dettaglio delle proposte per evitare di creare divisioni nel suo schieramento. Detto questo e considerato il momento di paralisi europea in cui nessun capo di governo prende posizione per evitare di bruciarsi, Prodi potrebbe riuscire a ritagliare un ruolo importante all’Italia.

Punterà sull’alleanza con la Francia?

Con la Francia ci sono per ora troppi dossier aperti per pensare ad una alleanza strategica. Bisognerà prima risolverli, stare a vedere come evolveranno. Come nel caso, ad esempio, del dossier Finmeccanica Thales o quello del patriottismo economico francese. Relazioni che non dipendono dall’appartenenza alla stessa area politica. Basti pensare che la reazione più dura alla mossa francese su Suez-Enel non è stata quella di Berlusconi ma quella di Prodi che aveva proposto di bloccare l’opa di Paris Bas su Bnl, mentre, d’altro lato, sono le proposte europee di un uomo di destra e possibile vincitore delle elezioni del 2007, Nicolas Sarkozy, ad avvicinarsi maggiormente alla visione di Prodi. Quel che è certo è che fino alle presidenziali francesi non ci sarà nessun avvicinamento decisivo anche se le relazioni saranno migliori che durante il periodo Berlusconi.

 

 

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