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293 - 03.02.06


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Nostalgia di Mitterand
Luca Sebastiani

Monarca, personaggio oscuro e contraddittorio, cinico manovratore e machiavellico inveterato. Così, detrattori e non, sono soliti schizzare la figura dell’ex presidente della repubblica francese François Mitterrand, facendone un oggetto quasi inconoscibile.

Sarà per questa fascinazione romanzesca che continua ad emanare da un personaggio che si è costruito la propria immagine lungo tutta una vita pubblica che ha attraversato e concluso il secolo. Sarà il confronto tra l’immagine e il ricordo di una Francia più prospera e influente nel mondo e un paese oggi insidiato dalla mondializzazione e dalle beghe di una classe politica rissosa e lontana dalle paure dei cittadini. Fatto sta che i francesi, in occasione del decennale della morte di Mitterrand, stanno vivendo una vera e propria nostalgia del presidente socialista, di colui che vinse l’elezione all’Eliseo il 10 maggio 1981, portando i socialisti al governo e inaugurando l’alternanza in una V Repubblica fino ad allora guidata dalla destra gollista.

Biografie, saggi, ricordi, documentari e film escono a profusione a testimoniare lo stupefacente interesse che l’ex monarca ancora suscita. Per i francesi di tutte le parti politiche, sondati per l’occasione, Mitterrand rimane il miglior Presidente dopo il Generale De Gaulle (30% contro 39%), ma molto lontano davanti a Jacques Chirac (7%), Valéry Giscard d’Estaing (6%) e Georges Pompidou (5%). Non proprio una buona notizia per l’attuale inquilino dell’Eliseo, condannato al dimenticatoio con un secondo mandato ancora da concludere.

Abolizione della pena di morte, progresso delle libertà, decentralizzazione, avanzamenti nel campo sociale, modernizzazione dell’economia nazionale: sono molteplici le realizzazioni in politica interna dovute a Mitterrand e per le quali una parte dei francesi trattiene un ricordo positivo della sua azione politica. Sono molteplici, allo stesso tempo, anche gli aspetti controversi e opachi della sua storia personale e della sua condotta pubblica che sfumano il suo ricordo nella memoria di molti altri: la giovanile militanza, tenuta segreta fino agli anni Novanta, negli ambienti della destra e il suo ruolo nella Repubblica di Vichy, la malattia che lo porterà alla morte e l’esistenza di una figlia avuta fuori dal matrimonio, entrambe rivelate alla fine del secondo settennato.

Ma c’è un’immagine che rimane nella memoria di tutti gli europei e che simboleggia uno di quelli che a conti fatti rischia di essere il maggior merito politico e storico di François Mitterrand: la foto in cui il Presidente francese rende omaggio a Verdun alle vittime della Seconda guerra mondiale mano nella mano col cancelliere tedesco Helmut Kohl. Come dire: il futuro è l’Europa e la coppia franco-tedesca ne sarà il motore. Mitterrand e Kohl gli eredi di De Gaulle e Adenauer.

L’impulso dato da Mitterrand alla costruzione europea fu importantissimo. Da sempre sostenitore della causa europea e ad essa quasi affettivamente legato, la prima grande scelta politica che l’ex Presidente dovette prendere all’inizio del suo mandato fu una scelta per l’Europa quando nell’83, messa in discussione l’opportunità di rimanere all’interno del Sistema monetario europeo (Sme), decise di tenervi ancorato il franco. Questo comportò il blocco dei prezzi e dei salari e arrestò, di fatto, il sogno di una via francese al “socialismo nella libertà”. Il Partito socialista, assunte le responsabilità di governo, ridefinì così la propria identità e scambiò la prospettiva socialista con quella europea, quella del “socialismo alla francese” con quella social-democratica. “La France est notre patrie, l’Europe est notre avenir” diceva Mitterrand.

Il cammino europeo era a quell’altezza finito in un’impasse, completamente bloccato da Margaret Tatcher che esigeva il rimborso di parte della partecipazione finanziaria britannica alla Cee e voleva fare dell’Europa uno spazio di libero scambio. Nell’84, la Francia presidente di turno della Comunità, Mitterrand si accorda con Kohl sul nome di Jacques Delors alla presidenza della Commissione e dà l’impulso decisivo per andare il più lontano possibile nella costruzione di un’unione politica europea tanto da rendere il corso degli eventi irreversibile. L’allargamento verso la Spagna, la Grecia e il Portogallo riesce, nascono il Mercato unico, la moneta e la cittadinanza europea.

La seconda svolta arriva dopo la caduta del muro di Berlino. Preso alla sprovvista dalla velocità degli eventi, Mitterrand, preoccupato dall’eventualità di una Germania unita che diminuirebbe l’influenza di Parigi, dà il suo accordo pubblico al processo d’unificazione delle due Germanie vincolandolo ad un ulteriore passo in avanti sul cammino europeo. In questo contesto vedrà la luce il Trattato di Maastricht, che il Presidente francese farà ratificare attraverso un referendum che sarà anche la sua ultima grande battaglia politica.

Il 14 luglio 1994, anniversario della presa della Bastiglia, fu sempre Mitterrand a volere che un distaccamento dell’Eurocorps partecipasse, per la prima volta nella storia, alla tradizionale sfilata sugli Champs-Elysées, a suggellare simbolicamente un processo inarrestabile.

Al di là dell’ambiguità del personaggio e delle sue zone d’ombra, l’azione e le idee sull’Europa di Mitterrand rimangono – insieme a quelle di altri grandi francesi come Jean Monnet e Robert Schuman – tra le più incisive e preveggenti. I singoli stati europei non riusciranno a giocare un ruolo attivo sulla scena internazionale se non facendo un passo indietro delegando sovranità ad un’entità politica più grande che si faccia portatrice nel mondo dei valori e del modello europeo. “Il nazionalismo è la guerra”, disse Mitterrand a Strasburgo rivolto ai parlamentari europei riuniti al Parlamento, mentre solo l’Unione europea è in grado di espugnare “le Bastiglie che restano da prendere”.

 

 

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