286 - 14.10.05


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Variante israeliana
per uscire dall’impasse
Friedbert W. Rüb con
Daniele Castellani Perelli

“La coalizione ‘Giamaica’, tra la destra e i Verdi, non era credibile. Per uscire da quest’impasse serve un compromesso tra Cdu/Csu e Spd. Metà mandato con un Cancelliere cristianodemocratico e metà con uno socialdemocratico: la cosiddetta ‘variante israeliana’”. Friedbert W. Rüb, politologo dell’Università di Amburgo e commentatore politico sulla stampa tedesca, esprime preoccupazione per lo stallo creato dalle elezioni di domenica 18 settembre, e non vede alternative: “I politici devono prendersi le proprie responsabilità davanti al paese – ci dice al telefono Abbassare il livello della competizione partitica e accettare la Grande Coalizione. Solo così il paese può affrontare le riforme”.

I media e i sondaggi tedeschi prevedevano una larga vittoria della Cdu/Csu. Come è potuto accadere questo pareggio? E quanta responsabilità ne porta Angela Merkel?

Non abbiamo analisi esatte sull’argomento, ma possiamo individuare un paio di ragioni per questo inatteso risultato. La prima è che la Merkel non ha saputo convincere del tutto quell’elettorato tradizionale che è molto diffuso nella Cdu/Csu e che probabilmente non si trovava troppo a suo agio con un candidato donna: non tutti l’hanno considerata all’altezza per poter rappresentare il paese a livello internazionale. La seconda ragione è che l’idea della Merkel di coinvolgere il professor Paul Kirchhof, con le sue idee neoliberali, ha totalmente confuso gli elettori, oltre a disorientare diversi membri della stessa Unione cristianodemocratica: il partito è sempre stato fedele a una politica economica di tipo sociale, e questi messaggi ambigui e nuovi, con Kirchhof prima osannato e poi smentito, gli hanno alienato parte dell’elettorato tradizionale.

Può avere avuto un peso anche lo scarso entusiasmo con cui alcuni leader della Cdu/Csu, dal governatore dell’Assia Roland Koch al bavarese Edmund Stoiber, hanno sostenuto la candidata?

C’è stato anche questo problema, ma non è stato un fattore decisivo, perché i cittadini non percepiscono più di tanto i conflitti interni ai partiti, e effettuano le proprie scelte di voto in base ad altre priorità.

Al momento l’ipotesi più gettonata per uscire dall’impasse sembra essere la Grosse Koalition. Ma a quali condizioni politiche potrebbe vedere la luce?

Le condizioni cambiano in continuazione. La mia impressione è che si possa arrivare ad un compromesso: per metà mandato sarà Cancelliere Angela Merkel, e per l’altra metà Gerhard Schröder.

La cosiddetta “variante israeliana”…

Esattamente. Il Cancelliere inizialmente aveva escluso questa ipotesi, ma ora è tornato indietro. Credo che il compromesso sia possibile, e che tutto stia a decidere chi dei due inizierà a governare.

Quanto innaturale sente questa Grosse Koalition? Può funzionare?

Può funzionare, perché la Germania ha urgente bisogno di riforme. Se si abbasserà la competizione tra i partiti, se le due forze sapranno prendersi questa responsabilità davanti al paese, allora funzionerà. Non credo che sia più innaturale della Jamaika Koalition tra Cdu/Csu, liberali e Verdi (così detta dal colore dei tre partiti, ndr). L’alleanza tra Cdu/Csu e Spd l’abbiamo già avuta a fine anni sessanta, e allora funzionò decisamente, perché fu in grado di attuare le riforme necessarie.

Parliamo del futuro. Schröder è stato fortemente criticato dai media tedeschi, perché arrogantemente crede che non si possa fare a meno di lui. Angela Merkel è sempre più debole nel suo partito, nel quale in fondo non è mai stata troppo amata. Si intravedono, in questo momento di crisi politica, delle figure emergenti all’interno di Cdu/Csu e Spd?

Credo che entrambi i leader, nonostante tutto, siano ancora in grado di guidare i propri partiti. Forse Schröder è in una posizione relativamente più forte della Merkel, perché ha saputo condurre il suo partito in una specie di traversata del deserto. Tuttavia la situazione è molto fluida, e al momento non si può nemmeno escludere, nel caso tramontasse la “variante israeliana”, l’emergere di figure come il governatore della Bassa Sassonia Christian Wulff tra i cristianodemocratici o, tra i socialdemocratici, il presidente del partito Franz Müntefering o il governatore del Nordreno-Vestfalia Peer Steinbrück. Ma è uno scenario meno probabile.

Tuttavia ci sono autorevoli esponenti della Spd che hanno dichiarato apertamente di approvare una Grosse Koalition senza Gerhard Schröder, come il sindaco di Berlino Klaus Wowereit o quello di Brema Henning Scherf. E’ un segnale per il Cancelliere?

No, è una semplice dialettica democratica. La Spd ha tutto il diritto di ipotizzare scenari in cui il Cancelliere non sia presente.

Qual è, infine, l’atmosfera in Germania. I media sdrammatizzano, ironizzando sulla Jamaica Koalition, ma non c’è anche la sensazione che da queste elezioni il paese sia uscito ancora più debole di prima?

Sì, anch’io credo che la Germania sia oggi più debole, e la maggior parte degli elettori sono insoddisfatti della situazione. Tutto dipende dal comportamento della classe politica. Se sono in grado di prendersi la responsabilità per le riforme andrà tutto bene. Ma la Giamaica è un’altra cosa…il reggae, le spiagge…il fatto che si siano prospettate soluzioni così inverosimili è il segno che la politica è in una situazione difficile. La gente ha cominciato a scherzarci su, ma questo è il momento in cui i politici devono abbassare il livello di una pur necessaria competizione partitica, e prendersi le proprie responsabilità davanti al paese. E a questo punto solo la Grosse Koalition è un’opzione percorribile.

 

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