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280 - 29.06.05


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Testo da salvare
o da rifare?
Massimo Negri

Cari amici di Caffè Europa,
la neonata associazione "Amici del Dialogo" ha mosso il suo primo passo Sabato 4 giugno 2005 all' Auditorium Santa Croce di Casalmaggiore (Cr) promuovendo un incontro sul tema: "La Costituzione: da rifare o da salvare?"
Nella loro presentazione al pubblico sia il Sindaco Luciano Toscani che il
Presidente Luigi Bedulli hanno spiegato che l'associazione vuole porsi come luogo di formazione culturale e politica nell' ambito del territorio cremonese e mantovano dell' area Oglio Po. Significativa, al riguardo, è la scelta della
sede presso la Fondazione Don Primo Mazzolari a Bozzolo (MN),
simbolico riferimento a uno dei padri ideali del cattolicesimo democratico.

Ad animare la serata ha provveduto l' appassionato intervento dell'On. Prof. Giovanni Galloni (già Vicepresidente del CSM e politico di lungo corso della sinistra Dc) che ha subito chiarito il suo punto di vista. La Costituzione è da salvare in quanto è la fonte e la radice delle nostre istituzioni e del nostro vivere civile. Da salvare, in tutta la sua interezza, è soprattutto la parte prima,
relativa ai principi fondamentali. Le eventuali riforme, per adeguare il
testo alle mutazioni dei tempi, sono semmai da riservare alla parte seconda,
relativa all'ordinamento della Repubblica. In tal caso, però, ha precisato
il relatore, andrebbe recuperato lo spirito dei costituenti per pervenire a modifiche condivise da un' ampia maggioranza parlamentare che comprenda
sia i sostenitori del governo che i suoi oppositori.

Galloni ha opportunamente ricordato che, nel Giugno del 1947, il varo del IV governo De Gasperi vide l' estromissione dei socialisti e dei comunisti. Nondimeno il metodo unitario dei lavori per la Costituzione fu salvaguardato sino alla sua entrata in vigore il 1° gennaio 1948.
Qualora però, ai giorni nostri, dovesse accadere che una semplice maggioranza di governo volesse procedere da sola a cambiare le regole della casa comune allora, secondo quanto previsto dall'articolo 138 che disciplina le procedure di revisione costituzionale, non resterebbe che fare appello ai cittadini con un referendum abrogativo per il quale, per inciso, non sarebbe
richiesto il quorum. Referendum evitabile, invece, se si seguisse la retta via delle riforme votate col consenso di una maggioranza qualificata dei due terzi del Parlamento.

Ritornando alle origini, è stata per me emozionante la rievocazione del fecondo incontro tra Giovanni Galloni e Giuseppe Dossetti, sin dai tempi della Resistenza nei quali l' ex giurista e poi teologo era Presidente del CLN a Reggio Emilia. A Liberazione avvenuta De Gasperi, intuendone le doti, lo volle con sè a Roma, nominandolo vicesegretario nazionale della DC.
Nutrito ai valori della dottrina sociale della chiesa, Dossetti fu protagonista prima della "Commissione dei 75" e poi del "Comitato dei 18" incaricato di scrivere il vero e proprio testo della Costituzione. Galloni ha puntualizzato, in particolare, la sua abile opera di mediazione sull' art 2 che ritengo meriti la
trascrizione: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l' adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale".
Una formulazione che comprende, rispettandoli, i principi del liberalismo e del socialismo superando, in avanti, i limiti dell'individualismo e del collettivismo.

Annotato che Dossetti oltre a essere uno dei padri costituenti è pure uno dei padri del Concilio Vaticano II, tornato a casa ho ripreso in mano il libro "Giuseppe Dossetti. Ho imparato a guardare lontano" (Pozzi Editore) che il Comune di Cavriago (RE) gli ha dedicato a ricordo del 13 febbraio 1988, quando in occasione del suo 75° compleanno, il Consiglio Comunale gli ha conferito la cittadinanza onoraria.
Cavriago è il paese dell' infanzia e dell'adolescenza ma anche il paese dove, da politico, Dossetti soleva tenere l' ultimo comizio della campagna elettorale e dove, da sacerdote, volle tornare per celebrare la prima messa. E se i suoi maestri di studi furono, anzitutto, La Pira e Papa Giovanni, egli restò sempre attaccato alle proprie radici, a quella comunità di gente semplice da lui
definita "università della vita".

Il libro mi aiuta pure a chiudere questa lettera con un altro appunto di Dossetti: "Di tutta quella fase della mia vita (tra il 1945 e il 1952) mi si è particolarmente impresso il ricordo della Costituente, soprattutto del lavoro svolto per oltre un anno nella prima sottocommissione nella quale mi soccorse la collaborazione costruttiva con l'intelligenza acuta e pensosa di
Aldo Moro e il confronto con Lelio Basso e Piero Calamandrei, e soprattutto con Palmiro Togliatti che - pur nella netta diversità della concezione generale antropologica e quindi politica - molto mi arricchì con la sua vasta esperienza storica e con la sua passione per un rinnovamento reale del nostro Paese".

 

 

 

 

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