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278 - 31.05.05


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Berlino: “Caro Tony stai
troppo poco a sinistra”
Daniele Castellani Perelli

Berlino: “Caro Tony stai troppo poco a sinistra” Daniele Castellani Perelli Londra e Berlino a volte sembrano appartenere a due continenti diversi. E allora a poco valgono le cerimoniose e rapide congratulazioni del Cancelliere Gerhard Schröder, che si è doppiamente felicitato con l’omologo Tony Blair per la terza vittoria consecutiva e per il suo 52esimo compleanno. In realtà la vecchia Germania, dal profondo di una perenne crisi, stenta a capire la Cool Britannia, come ha spiegato bene la Frankfurter Allgemeine Zeitung: “La differenza con l’Europa continentale non potrebbe essere maggiore. Al contrario della campagna elettorale in Nordreno-Westfalia, in quella per le elezioni politiche britanniche non è stata detta nemmeno una parola contro il capitalismo, anche se l’economia di mercato in Gran Bretagna è praticata in modo molto più rigoroso che nell’Europa continentale”. La tripletta di Blair, pertanto, è sì l’ennesimo successo del premier laburista, ma è anche il prodotto di un mondo politico troppo lontano da Berlino, quasi incomprensibile, e quindi incapace di rappresentare un modello per il mondo renano.

In Germania, dove i sei principali istituti di ricerca economica hanno tagliato le loro stime di crescita del Pil di quest’anno dall’1,5 allo 0,7%, dove i parametri di Maastricht non verranno rispettati né nel 2005 né nel 2006, infuoca il Kapitalismusdebatte (dibattito intorno al capitalismo) con una dura polemica tra la Confindustria tedesca e Franz Müntefering, il presidente della socialdemocratica Spd che ha appena criticato gli investitori finanziari perché “s’avventano come cavallette distruttrici sulle imprese”. Mentre su Die Zeit, il premio Nobel Günter Grass ha scritto allarmato che il capitalismo sta minacciando la democrazia tedesca, il britannico Financial Times ha definito l’attacco di Müntefering “arrogante e stupido”: ecco segnata la distanza tra Londra e Berlino. Così nessuno in Germania si lancia in smisurati elogi della via laburista di Blair e i giornali sottolineano il netto ridimensionamento della maggioranza del premier. Due temi dominano con insistenza l’analisi del risultato, con l’intento di ridimensionare o gettare un’ombra sul successo personale di Tony Blair: il malcontento popolare britannico verso l’appoggio alla guerra in Iraq (con grande spazio dedicato al seggio ottenuto da George Galloway, il deputato pacifista che ha lasciato il Labour per la sua posizione sulla guerra in Iraq) e la futura staffetta tra il primo ministro ed il suo erede designato, il Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown.
Der Spiegel ha titolato “Blair prepara la strada a Gordon Brown” e la Frankfurter ha scritto che a Tony gli elettori hanno fatto addirittura “un occhio nero” e che “nuvole scure si addensano sull'economia britannica”.

Perfino l’autorevole quotidiano economico Handelsblatt ha spiegato che “Blair ha vinto perché la concorrenza era debole”. Non pago dei grandi successi economici di Tony, Handelsblatt ha scritto che il premier “ha copiato la politica dei conservatori” e che “la Gran Bretagna del 2005 è un paese che va meglio degli altri in Europa occidentale, ma è anche un paese che cerca qualcuno che porti una speranza”. Anche per il Financial Times Deutschland “sarà stretta la via di Blair” e un po’ tutti aspettano con impazienza il cambio della guardia tra il premier e il suo successore.

La Berliner Zeitung ha titolato ad esempio che ora “Blair è l’uomo sbagliato” e ha così commentato l’esito delle urne: “Gli elettori hanno votato il Labour nonostante Blair, e non per lui”.

Difficile non vedere un certo compiacimento tedesco verso l’annunciata staffetta. “Il vero vincitore ­ ha spiegato Der Spiegel ­ è Gordon Brown”, che, grazie al ridimensionamento elettorale del Labour, vede avvicinarsi sempre più il numero 10 di Downing Street. Il Financial Times Deutschland non è stato da meno, e in un editoriale dall’emblematico titolo “Tempo di andare” ha commentato: “Blair farebbe bene a cedere presto lo scettro a quello che da lungo tempo è il suo successore”. Indubbiamente il sistema britannico non raccoglie molto consenso in Germania. A destra i cattolici sociali della Cdu non possono certo identificarsi con i Tories, protestanti e liberisti. A sinistra l’opinione pubblica ha bollato Blair come uno dei principali artefici della guerra in Iraq, tanto che, nella primavera del 2003, il suo nome era sistematicamente accoppiato a quello di Bush sui cartelli delle manifestazioni pacifiste. Inoltre, anche se Schröder sta battagliando da tempo per far passare le sue impopolari riforme sociali (la cosiddetta “Agenda 2010”), la sua svolta liberista è dettata più dalla necessità, dal suo opportunismo, che da una autentica filosofia new labour.

Viene il sospetto che tanta freddezza tedesca sia dettata però anche da una certa invidia. Che piaccia o no, la coraggiosa politica economica di Blair ha convinto il mercato e gli elettori della sinistra. Dinamico e scaltro, in questi anni il premier ha portato la Gran Bretagna al centro del mondo, ha costretto tutti a fare i conti con la sua visione del mondo, mentre il ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, deposte le antiche velleità europeiste, si vedeva impelagato nello scandalo dei visti facili e lo stesso Cancelliere impegnava tutta la sua politica estera nell’anacronistica battaglia nazionalista per un seggio all’Onu.

Ha scritto Micheal Walzer, filosofo liberale di Princeton: “Oggi Gordon Brown è meno identificato di Blair con il conflitto iracheno, e riporterà i laburisti un po’ più a sinistra, rafforzandone ad esempio l’impegno sociale in linea con la loro storia di riformatori”. In verità nessuno sa quale politica farà Brown, ma certo è che il suo arrivo, per la gioia di gran parte dell’Europa continentale, scaccerà via i fantasmi della guerra in Iraq. Quell’Europa che, come la Sueddeutsche Zeitung fa dire in un titolo a Gordon Brown, chiede ora impaziente a Blair: “Wann gehst du?”. Tony, quando te ne vai?

 

 

 

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