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277 - 16.05.05


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Chi dice oui
 

Parole rubate dalle pagine della stampa francese per fotografare le ragioni di chi al referendum francese del 29 maggio voterà sì.

Jacques Chirac, presidente della Repubblica francese: “La Francia è portatrice di valori fin dai diritti dell’uomo, ha una certa visione del mondo e degli uomini. La Francia deve difendere i suoi interessi, i suoi lavoratori, la sua forza. Nel mondo d’oggi si vede a qual punto le cose cambino. Da una parte la mondializzazione inquieta molto i francesi. Questa mondializzazione, condotta dalle correnti ultraliberali, si fa a profitto dei più forti, cosa che pone dei problemi d’equilibrio per il futuro. Secondariamente il mondo evolve con sempre più superpotenze, attuali, come gli Stati Uniti, ed emergenti, come la Cina e l’India e domani il Brasile, l’America del Sud, la Russia. Grandi potenze che vorranno naturalmente imporre la loro volontà. Di fronte a tutto questo dobbiamo avere un’organizzazione. L’Europa deve essere forte e organizzata per affrontare questa situazione. Ci sono due soluzioni. La soluzione del lasciar andare, cosa che condurrà ad un’Europa condotta dagli ultraliberali anglosassoni e atlantisti. E questa non è quella che noi vogliamo. La seconda via è un’Europa umanista, ma che per imporre il suo umanesimo, deve essere organizzata, forte. Ci vogliono evidentemente delle regole. Queste regole sono la Costituzione”.

Nicolas Sarkozy, presidente dell’Ump: “Questa Costituzione permetterà di fare tutte le politiche che i governi europei vorranno. La Costituzione è un quadro all’interno del quale i governi metteranno la realtà che vorranno. Non è liberale né socialista, è una Costituzione per un’Europa politica”.
“Quello che bisogna far comprendere ai francesi è che votando no manterranno l’Europa che denunciano e che, se voteranno sì, si daranno invece la possibilità di farla evolvere”.

François Hollande, segretario Ps: “La Costituzione è frutto del lavoro di una convenzione in cui si trovavano tutte le forze politiche europee. Se dovessi attendere che l’Europa sia totalmente socialista o se gli altri dovessero attendere che sia totalmente liberale, non ci sarebbe Europa. Non si avanzerebbe mai. Helmut Kohl e François Mitterrand mano nella mano a Verdun erano un conservatore tedesco e un socialista francese. Se abbiamo la pace è certo perché c’è stato un compromesso tra i paesi e le parti”.
“Il principio della libera concorrenza esiste dal 1957. Rendetevene conto! Abbiamo fatto, sotto il regime di libera concorrenza, le nazionalizzazioni nel 1981 – liberamente e sovranamente – e le privatizzazioni sono state fatte, allo stesso modo, sotto il regime di libera concorrenza”.

Dominique de Villepin, ministro francese degli Interni: “Ho tre ragioni essenziali di credere in questa Costituzione. La prima è la Democrazia. Abbiamo, grazie alla Costituzione, la possibilità di decidere con meno contrasti e più rapidamente per affrontare le difficoltà dei tempi. La seconda è la Solidarietà. La Costituzione prevede una clausola di solidarietà per affrontare il terrorismo, i rischi tecnologici o le catastrofi naturali. Infine la forza, perché il mondo ce la domanda per contribuire alla pace”.

José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea: “La Francia è indispensabile per far avanzare l’Europa verso una maggiore integrazione. Spero che il risultato sarà positivo e che la Francia resterà fedele alla sua grande tradizione europea”

Hervé Le Bras, demografo: “Si assiste alla persistenza di un altro tipo di sovranismo, più sociale ma molto francese. Il giacobinismo è anche attaccamento allo Stato provvidenza. Se l’elettorato di sinistra appare più permeabile al no rispetto al 1992 (referendum su Maastricht ndr), è perché si mobilita sulla paura di perdere la forza specifica dello Stato francese. Ma c’è soprattutto una visione tradizionale che consiste nel credere che l’Europa dovrebbe essere la cinghia di trasmissione della Francia, il mezzo per conservare la sua potenza”.

Martin Schulz, capogruppo tedesco del Pse: “Con chi rinegozierà Laurent Fabius? Con i governi ultraliberali che sono al potere nella maggior parte dei paesi Ue? Non ci sarà la crisi salutare che Fabius si aspetta, la rinegoziazione non potrà che essere sfavorevole ai socialisti”.

Poul Nyrup Rasmussen, presidente del Pse: “Quelli che vogliono dire no alla Costituzione per punire Chirac devono pensarci due volte. Questo trattato non è il trattato di Chirac, è il nostro! Il trattato di Chirac è il vecchio trattato, quello di Nizza!”.

Jean-Guy Le Floch, amministratore delegato dell’azienda d’abbigliamento Armor Lux: “Ho cercato ovunque nella Costituzione il suo carattere liberale. Le pagine sul commercio intracomunitario non fanno che riprendere i trattati già esistenti, il paragrafo sul commercio internazionale non è che una pagina su 200. Ci si augura di liberalizzare gli scambi, ma si apre la prospettiva ad una certa etica mondiale attraverso parole nuove e sorprendenti: sviluppo sostenibile e commercio equo. Tutto questo a lungo termine non può che essere benefico per i cittadini e le imprese, nel quadro di una mondializzazione che ha bisogno di essere regolata. Ora, chi dice regolazione dice potere di decisione politica. Bisogna andare fino in fondo. Istallare un vero potere politico”.

Jacques Barrot, commissario europeo: “Siamo davanti ad una campagna di disinformazione dove vince la menzogna, semplicemente perché è snob e di bon ton dire no”.

Luca Cordero di Montezemolo, presidente di Fiat e Confindustria: “Questo dibattito che avrebbe dovuto essere l’occasione in tutta Europa di fare un salto qualitativo dopo l’allargamento ad Est, è svalutato dagli imperativi di politica interna. Bisogna guardare al di là delle difficoltà quotidiane per avere una visione di quello che sarà l’Europa. Né una nazione centralizzata né uno stato federale nel senso classico, ma una nuova entità sopranazionale la cui costruzione impiegherà del tempo, ma che sarà copiata nel resto del mondo”.

Jorge Semprun, scrittore e ex ministro spagnolo della Cultura: “L’Europa sociale non vi cadrà tra le braccia. La Costituzione offre un terreno dove si potrà lottare per l’Europa sociale”.

Elie Cohen, direttore della ricerca al Cnrs e membro del Consiglio d’analisi economiche: “Voto sì. È un voto di ragione più che d’entusiasmo. Almeno è un chiaro no al no. Il no francese può essere il punto di partenza di un processo d’involuzione dell’Europa. Abbiamo enormi problemi e manchiamo terribilmente d’energia politica. Ma sarebbe un paradosso estremo che l’Europa si dividesse nel momento in cui, sempre più, l’India, la Cina e gli Stati Uniti confermano la loro leadership”.

Ernest-Antoine Seillière, presidente della Medef, la Confindustria francese: “Se il no vincerà, la capacità europea di difendere il proprio modello sarà indebolita”.

François Chérèque, segretario della Cfdt, il secondo sindacato francese: “È tempo che i politici si riprendano dal dibattito sulla Costituzione europea. Lo spettacolo che danno attualmente è pietoso e indegno di una democrazia avanzata”.

Jean-Luis Debré, presidente dell’Assemblea nazionale: “Mi auguro che i francesi facciano distinzione tra l’umore e la ragione”.

Elio Di Rupo, presidente del Ps francofono belga: “Tutti a Parigi dovrebbero considerare che il mondo non si limita alla corsa per l’Eliseo”.

Martine Aubry, sindaco socialista di Lille ed ex ministro del lavoro: “Quelli che a sinistra invitano a votare sì hanno la convinzione che l’Europa debba avanzare per esser un continente portatore di pace, di solidarietà, di lotta contro le discriminazioni. Il liberalismo non ha bisogno di Costituzione, perché non vuole le regole. L’Europa, invece, ne ha bisogno. Per gli uomini e le donne di sinistra questa Costituzione comporta avanzamenti significativi in almeno quattro campi. Uno, la Carta dei diritti fondamentali. Due, il riconoscimento dei servizi pubblici. Tre, un’Europa più democratica e infine, un’Europa più influente che parla con una sola voce all’Onu come al Wto per costruire un altro mondo”.
(a cura di luca sebastiani)

 

 

 

 

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