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257 - 10.07.04


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Uk, europei con riserva
Chiara De Felice

Lo United Kingdom Independence Party, vero trionfatore delle ultime elezioni inglesi, è l'unico partito rappresentato nel Parlamento europeo che chiede esplicitamente il ritiro del suo paese dall'Unione. Dopo aver ottenuto 12 seggi - 10 in più rispetto al 1999 - si è messo al lavoro per formare un gruppo parlamentare riconosciuto che, per ottenere fondi, deve essere costituito da 19 eurodeputati di almeno 5 nazioni; i suoi alleati più probabili sono ora nel gruppo Europe of Democracies and Diversities di cui fa parte l'ala più antieuropeista di Strasburgo. Guidato dal danese Jens Peter Bonde, l'Edd aspetta l'ingresso degli svedesi dello Swedish Junilistan che si oppongono alla perdita di potere in favore di Bruxelles, dei polacchi del Poland's Selfdefence Group e della League of Catholic Families, oltre ad alcuni tedeschi e francesi del gruppo dei "sovereignitists" e ai nuovi membri di Lituania e Slovacchia.

Cosa ha reso possibile in Gran Bretagna l'ascesa di un partito famoso per le sue convinzioni xenofobe? Una combinazione di crescente ostilità verso l'Europa in vista dell'accordo sulla Costituzione e di risentimento su temi spinosi, come asilo e immigrazione, hanno creato terreno fertile per far crescere il sostegno a una formazione di estrema destra. "Se è estremista voler tornare in possesso della propria vita, della politica estera e di difesa, del sistema sociale e di quello legale e non voler essere governati da una bureau-cracy, allora siamo estremisti": così parlava Robert Kilroy Silk, candidato e star dell'Ukip, durante una campagna elettorale dominata da volti noti - Joan Collins lo affiancava spesso - e da slogan ad effetto: "Nel 1975 abbiamo votato per un mercato comune, non per un Paese comune. Dì NO all'Europa". L'uomo di punta del partito un tempo definito "a bunch of rightwing cranks" - letteralmente "un mucchio di eccentrici destrorsi" -, conduttore di un noto talk show per 18 anni, ha visto aumentare la sua notorietà in seguito al recente licenziamento da parte della Bbc: l'emittente britannica ha cancellato il suo show dopo aver registrato un certo fanatismo in un suo articolo pubblicato sul Sunday Express in cui, senza troppi riguardi, definiva gli arabi "sucide bombers, limb-amputators and women repressor" ovvero "terroristi kamikaze, amputatori di arti e oppressori delle donne".

"The worst campaign in living memory", - "la peggiore campagna elettorale di cui si abbia memoria" - scriveva The Independent all'indomani delle elezioni. Blair non ha speso molte parole sull'Europa, promettendo a breve un referendum sulla Costituzione; i Liberal Democrats hanno incentrarto la loro campagna quasi esclusivamente sul tema dell'Iraq, mandando in prima linea il leader Charles Kennedy anche davanti ai musulmani nella moschea di Cardiff che non gli hanno risparmiato le accuse d'ipocrisia. E i conservatori, lamentava Charles Moore sul Daily Telegraph, hanno messo i loro elettori in una difficile posizione, costringendoli ad accettare un compromesso duro da digerirere: nel Parlamento europeo, infatti, sono alleati con lo Europeans People's Party, il gruppo che si oppone alle politiche nazionali d'immigrazione, sostiene il sistema di tassazione coordinata, la Costituzione e il buon funzionamento dell'Europa allargata. Questo spiegherebbe la massiccia fuga di voti conservatori verso l'Ukip.

Ma mentre molti commentatori politici sono d'accordo nel dare la colpa alla campagna elettorale condotta su temi confinati entro i perimetri nazionali, che poco hanno avvicinato gli elettori all'Unione, un sondaggio di You Gov/Sky TV ha reso noto che gli elettori hanno a cuore i temi classici come sanità, educazione e lotta alla criminalità, mentre Europa e Iraq sono fra i loro ultimi interessi. E' la dimostrazione di quanto sia difficile "vendere" ai cittadini inglesi l'idea di Europa, e ora quella della Costituzione, un documento malvisto e con poco impatto sulla vita di tutti i giorni. In Inghilterra il concetto di Europa è avvolto dai pregiudizi e molte delle argomentazioni contro la Costituzione sembrano infondate, o facilmente confutabili: quando al leader dell'Ukip è stato chiesto di dare un esempio del potere che la Gran Bretagna perderebbe con la Costituzione, ha citato la "supremazia delle leggi europee" senza pensare, come ha fatto notare un esponente dei Liberal Democrats, che questo è il caso sin dal Trattato di Roma.

Cosa ha significato questo voto per i partiti inglesi? I laburisti, convinti che "Iraq is not coming up on your doorstep" - "l'Iraq non sta bussando alle nostre porte" - e che ai cittadini non sarebbe interessato, si sono ricreduti. La stampa è unanime nel considerare il "fattore Iraq" decisivo per il crollo del partito di Blair. Prova ne sia che un bastione come Birmingham, guidato dal partito laburista per 20 anni, è caduto sotto i colpi dei voti musulmani, la più grande forza elettorale della città. Ma nessuno ha visto il risultato elettorale come una previsione infallibile delle prossime elezioni politiche. Sebbene i laburisti siano stati duramente colpiti, i conservatori non sono avanzati abbastanza da essere credibili come prossimo governo entrante. "Non ha senso fare previsioni sulle prossime elezioni generali basandosi sui risultati del 13 giugno; i conservatori hanno ottenuto lo stesso risultato di 4 anni fa", scriveva The Independent on Sunday. E anche The Daily Telegraph non lasciava spazio agli entusiasmi: "I progressi fatti non sono una garanzia di vittoria nelle prossime elezioni, ma dimostrano che il partito è tornato in gioco".


I risultati hanno dunque confermato che gli inglesi sono fondamentalmente contrari ad una più stretta integrazione con l'Europa, e una crescente minoranza è in realtà a favore del ritiro. "Irredeemably lost in our national psyco-drama?", - "Irrimediabilmente persi nel nostro psicodramma nazionale?-: alle preoccupazioni di una certa sinistra gli inglesi reagiscono pensando che lo spettro nazionalista si agiti ben oltre la Gran Bretagna. "Con l'ingresso dei 10 paesi dell'Europa dell'Est con tradizioni più scettiche della nostra, non siamo più soli", ha dichiarato Tony Blair il quale, sostenendo la conclusione dell'accordo sulla Costituzione europea, ha assicurato la sopravvivenza dell'Unione. Ora dovrà spiegare ai cittadini perchè quella sopravvivenza è necessaria.



 

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