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256 - 26.06.04


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Ma non erano europee?
Daniele Castellani Perelli

Elezioni europee, ma nemmeno a parole. Nella campagna elettorale appena conclusasi si œ parlato molto del governo Berlusconi e molto poco, come era purtroppo previsto, dell'Europa. In Italia media, partiti e opinione pubblica hanno boicottato ogni discorso continentale, mentre in Francia, Germania e Gran Bretagna si œ respirata tutt'altra aria. L– i partiti si sono confrontati su tematiche continentali, come il referendum sulla Costituzione, l'ingresso della Turchia nell'Unione, la moneta unica e i rapporti tra Ue e Stati Uniti. La stampa di queste tre potenze, a sua volta, ha fornito un quadro veramente europeo di queste elezioni, seguendo con costanza le discussioni elettorali degli altri paesi. Da noi invece, come hanno dimostrato anche i manifesti elettorali, le forze politiche si sono battute su temi tutti di politica interna, sebbene il centrosinistra, per motivi anche propagandistici, abbia tentato onestamente di discutere d'Europa, ma senza successo. La stampa italiana œ stata particolarmente desolante. Se escludiamo certe sortite di "Repubblica", rarissimo œ risultato il punto di vista europeo, e abbiamo fatto brutta figura persino su Internet, dove gli speciali che i giornali stranieri hanno dedicato all'evento sono di qualitù nettamente superiore.

Nella campagna elettorale francese hanno avuto grande spazio il tema della Turchia e del referendum sulla Costituzione, richiesto dai socialisti e dalla destra ad un tentennante Jacques Chirac. Sul no all'ingresso di Ankara nell'Ue, l'Ump di Alain Jupp¹ ha cercato di giocare le sue carte, forte di un recente sondaggio che vedrebbe il 61% dei francesi opporsi all'adesione turca. Anche in Germania la questione l'ha fatta da padrona, e ancora pi¦ giustamente, visto che i ricongiungimenti che provocherebbe con le forti comunitù turche e curde presenti sul suolo tedesco potrebbero creare difficoltù interne. La Cdu, come la destra francese, non vede di buon occhio l'ingresso di Ankara, ed œ divisa dalla Spd anche sulla Costituzione, nel cui preambolo i cristiano-democratici vorrebbero inserito il riferimento alle radici cristiane, e sulle regole del patto di stabilitù, sulla cui violazione la Cdu ha criticato duramente il governo di Schroeder.

In Gran Bretagna i temi continentali sono stati ancora pi¦ dibattuti. Qui le differenze tra i due schieramenti sono enormi, perch¹, nonostante la cautela e la discussa decisione di indire un referendum sulla Costituzione, i laburisti di Tony Blair si ritrovano a fare la parte degli "europeisti", come dimostrano i programmi elettorali dei due partiti rivali. Quello del Labour dice che "l'essere membri dell'Ue œ vitale alla prosperitù e al futuro economico della Gran Bretagna", e che i conservatori "isolerebbero il paese e lo indebolirebbero". I Tories replicano con lo slogan "Putting Britain first" ("Prima mettiamo la Gran Bretagna") e dichiarano di essere contrari alla Costituzione.

Quello che colpisce, nel confronto con l'Italia, œ che le campagne elettorali francesi, tedesche e britanniche si sono giocate in gran parte su temi continentali, affrontati nei loro riflessi nazionali. In Italia il dibattito si œ acceso solo di rado su questi temi, e quasi sempre per un solo motivo: l'esaltazione o l'attacco alla figura del presidente della Commissione Romano Prodi. Cos– da una parte il centrosinistra ha cercato di sfruttare l'effetto-Prodi, un po' come avevano fatto i radicali con l'ex commissaria Bonino alle europee del '99. Dall'altra parte si œ cercato volutamente di fare una gran confusione sull'euro, per creare l'associazione "Prodi = euro = aumento ingiusto dei prezzi". Un vero peccato, perch¹ sarebbe stato nobile e fruttuoso un dibattito sulla Turchia (cosa ne pensa il centrosinistra?) e sui rapporti interni all'Europa (cosa ne pensa il centrodestra, ora che la Spagna si œ allineata all'asse franco-tedesco ed œ in vista il "direttorio" Parigi-Berlino-Londra?).

I manifesti elettorali sono rivelatori. Mentre i partiti francesi, tedeschi e britannici fanno totale affidamento ai temi europei, quelli italiani parlano dei successi e degli insuccessi del governo Berlusconi. Forza Italia ci ha ricordato che con la patente a punti abbiamo avuto 21.573 incidenti in meno, e che si œ registrato un 17% in meno di furti nelle case: tutti argomenti non di grandissimo rilievo continentale. Il centrosinistra italiano, a dire il vero, ha dedicato molti cartelloni alla guerra in Iraq e al pacifismo in Europa, con l'intenzione di sfruttare il giù ricordato effetto-Prodi. Tuttavia anche da quella parte sono stati sfornati manifesti che con l'Europa poco "c'azzeccano", come il noto "Arrivi a fine mese?" della Lista Uniti nell'Ulivo. La stessa dichiarazione di D'Alema, secondo cui Berlusconi dovrebbe dimettersi nel caso in cui il suo partito si fermasse al 19%, segnala questa ambiguitù.

Ma la delusione non finisce qui. I media stessi hanno tenuto un comportamento diverso da quello dei propri simili europei. Solo "La Repubblica", tra i grandi giornali, ha cercato di coprire le elezioni anche negli altri paesi, ma senza quella costanza dimostrata invece dai quotidiani tedeschi e da quelli francesi. "Liberation" e "Le Monde", ad esempio, hanno raccontato i dibattiti europei dei partiti maltesi, scandinavi e baltici. Sui siti di "The Guardian" e della Frankfurter Allgemeine Zeitung erano in bella evidenza i programmi elettorali europei dei partiti, con buona pace di Giuliano Amato, autore del programma della Lista Uniti nell'Ulivo, la cui fatica non ha incontrato la stessa fortuna sui siti dei quotidiani europei. Molto interessante, in particolare, il dibattito tra europeisti ed euroscettici che œ stato ospitato dal quotidiano vicino ai laburisti: segno che, paradossalmente, in questo momento sono proprio i britannici i pi¦ seri e concreti, quando si deve discutere di Europa.

Viene da chiedersi se questa campagna elettorale non sia stata uno specchio drammatico del ruolo dell'Italia nell'Ue. Non sarù anche per questa indifferenza sostanziale ai temi europei dimostrata dai media, dai partiti e dall'opinione pubblica italiani, che il nostro paese oggi conta cos– poco nel vecchio continente, come dimostrano anche il mancato invito del nostro premier ai festeggiamenti del D-Day, la scarsa intraprendenza continentale delle aziende italiane e la sensazione che, finito il mandato di Prodi, nell'Europa a 25 non avremo pi¦ italiani ai vertici delle istituzioni dell'Unione?

 





 

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