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253 - 15.05.04


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Le leggi europee e il disordine italiano
Roberto Chinzari


E’ stata definita la censura dell’Europa nei confronti di Silvio Berlusconi. In realtà, al di là della lettura della politica italiana, giovedì 22 aprile il Parlamento europeo ha votato una relazione sui rischi di violazione, nell'Unione Europea e particolarmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione, secondo l’articolo 11, paragrafo 2 della Carta dei diritti fondamentali.Con 237 voti favorevoli, 24 contrari e 13 astensioni, è stata approvato il documento presentato in aula dal deputato liberale danese Johanna Boogerd-Quaak. Hanno votato a favore i deputati del gruppo socialista, verdi e sinistra, ma anche liberali e altri centristi, come l’Udf francese. I Popolari europei e il gruppo Europa delle nazioni, creato intorno ad Alleanza nazionale, hanno polemicamente lasciato l’aula al momento del voto. Pochi minuti prima sono stati battuti sulla richiesta di rinvio della votazione (259 a 214).

Di che cosa parliamo
La politica dell’informazione è una delle basi portanti del discorso europeo. Secondo il citato articolo della carta dei diritti, “Ognuno ha diritto alla libertà di espressione. Questo diritto include la libertà di esprimere opinioni e ricevere e veicolare informazioni e idee senza interferenza di autorità pubbliche o limitazioni di frontiere. La libertà e il puralismo dei media deve essere rispettato”. La libertà di informazione è dunque un diritto a esprimere le proprie idee, critiche, opinioni con ogni mezzo lecito, ma allo stesso tempo per una cittadinanza puramente democratica è necessario essere informati. In altre parole ricevere informazioni liberamente. Questo è tanto più realizzabile quanto più esiste una molteplicità di fonti da cui attingere le notizie. Il diritto “a ricever informazione” è proprio uno dei punti più delicati della libertà di informazione nel cosiddetto “mondo occidentale” di oggi. Un tema, come si è detto, caro all’Europa. Già nel 1984, venti anni fa, nel progetto di Trattato-Costituzione europea approvato al Parlamento Europeo su relazione di Altiero Spinelli, prevedeva espressamente la politica dell’informazione tra le politiche dell’Unione. All’articolo 62, infatti, si indicava che l’Unione promuove lo scambio di informazioni e l’accesso dei cittadini all’informazione, a tal fine eliminando gli ostacoli che si frappongono alla libera circolazione delle informazioni, assicurando la più ampia concorrenza possibile in tale settore. Dunque un tema che non è certo nuovo.

Il testo della relazione
Tutto è cominciato quando nella seduta del 1° settembre 2003 il Presidente ha comunicato di aver deferito alla commissione per le libertà e i diritti dei cittadini,
la giustizia e gli affari interni per l'esame di merito, la proposta di risoluzione presentata da Sylviane H. Ainardi, deputata del gruppo europeo della sinistra unitaria/sinistra verde nordica, nonché membro del partito comunista francese (dannati comunisti...) e altri 37 deputati sul rischio di gravi violazioni dei diritti fondamentali di libertà di espressione e di informazione in Italia. Il cammino della risoluzione non è dunque stato facile. Ci sono molti passi che andrebbero letti con cura. Ad esempio, quello che afferma che “il pluralismo politico risponde, nell'interesse della democrazia, all'esigenza che nei mezzi di comunicazione trovi espressione un ventaglio di opinioni e posizioni politiche. La democrazia sarebbe minacciata qualora una singola voce, avente il potere di diffondere un unico punto di vista, divenisse troppo dominante”, e che “il pluralismo culturale risponde all'esigenza che nei mezzi di comunicazione trovi espressione una varietà di culture, rispecchiante la molteplicità in seno alla società. La diversità culturale e la coesione sociale possono essere minacciate qualora nei mezzi di comunicazione non venissero riflessi le culture e i valori di tutti i raggruppamenti in seno alla società (ad esempio quelli che condividono una lingua, una razza o una fede particolari)”. Ma non si parla solo di televisione e giornali. E’ necessario, ad esempio, per un vero e sano pluralismo che un ampio ventaglio di opinioni, teorie e posizioni politiche possa
esprimersi anche nel mondo della cultura, delle arti, dell'università e della scuola. Andando avanti attraverso le norme per un corretto funzionamento dei mezzi radiortelevisi pubblici e dei broadcaster commerciali, si arriva alla valutazione della situazione nei paesi membri. Qui scopriamo, ad esempio, che in Francia vi sono state numerose violazioni della libertà di stampa, come il boicottaggio della distribuzione di un nuovo quotidiano gratuito da parte di associazioni sindacali e pressioni sui giornalisti da parte della polizia, oppure che in Germania la registrazione del traffico telefonico dei giornalisti non costituisce violazione delle libertà fondamentali. C’è n’è anche per Spagna, Irlanda, Gran Bretagna (caso David Kelly), Svezia, Paesi Bassi e Polonia. In quest’ultimo paese è interessante notare, tra le altre, questa segnalazione: “la casa editrice Agora, proprietaria del quotidiano a maggior tiratura, di 11 periodici e di 20 stazioni radio locali, sarebbe stata invitata a versare una tangente per ottenere,
mediante attività di lobbying, una legge più vantaggiosa in materia di mezzi di
comunicazione tale da consentire all'editore di acquisire un canale televisivo privato”. Ma noi siamo più avanti rispetto ad un’economia appena uscita dalla pianificazione statale e quindi sul caso Italia si apre il capitolo più lungo.

Il caso italia
La relazione sottolinea soprattutto la concentrazione dei mezzi di comunicazione e in particolare punta il dito sulla raccolta di pubblicità. Il fatto è che “il tasso di concentrazione del mercato audiovisivo in Italia è oggi il più elevato d'Europa e, nonostante l'offerta televisiva italiana consti di dodici canali nazionali e da dieci a quindici canali regionali e locali, il mercato è caratterizzato dal duopolio tra Rai e Mediaset, che complessivamente detengono quasi il 90% della quota totale di telespettatori e raccolgono il 96,8% delle risorse pubblicitarie”. Infatti uno dei settori nel quale più evidente è il conflitto di interessi è quello della pubblicità, tanto che il gruppo Mediaset nel 2001 ha ottenuto i 2/3 delle risorse pubblicitarie televisive, pari ad un ammontare di 2500 milioni di euro. Una situazione che non è una novità di oggi. Infatti da decenni “il sistema radiotelevisivo opera in assenza di legalità”. La non osservazione delle sentenze della Corte Costituzionale e delle leggi costituisce una “violazione del principio di legalità e dello stato di diritto che, riconosce lo stesso rapporto, persiste da anni.
Non solo. Nel mirino c’è anche il sistema italiano che “presenta un’anomalia dovuta a una combinazione unica di poteri economico, politico e mediatico nelle mani di un solo uomo, l'attuale Presidente del Consiglio dei Ministri italiano”. Scomparso il riferimento con nome e cognome, il testo votato nell’aula di Strasburgo, mantiene il riferimento ad un sistema bloccato e tendenzialmente controllabile da un uomo solo.
E’ proprio il riferimento puntuale a Silvio Berlusconi che ha scatenato le polemiche politiche dei partiti di maggioranza. Ma è proprio ai politici, al Parlamento italiano che il documento europeo lancia un appello, per “accelerare i suoi lavori in materia di riforma del settore audiovisivo conformemente alle raccomandazioni della Corte costituzionale italiana e del Presidente della Repubblica, tenendo conto delle incompatibilità da questi riscontrate nel progetto di legge Gasparri con il diritto comunitario”. I parlamentari europei hanno anche chiesto alla Commissione europea di presentare una proposta di direttiva per la salvaguardia del pluralismo dei media in Europa. Immaginiamo già le future polemiche quando venisse redatto un rapporto particolarmente negativo verso l’Italia. Tentiamo subito di smontare ogni “complottistica”. Se è lecito pensare che Berlusconi non utilizzi il suo potere mediatico per sé, slegandolo dalle sue mansioni istituzionali, perché pensare addirittura che la Commissione europea venga manipolata?




 

 

 

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