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243 - 27.12.03


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Cos’è l’accordo europeo sulla difesa

Andrea Borghesi


L’accordo sulla difesa europea, raggiunto al Conclave dei ministri degli Esteri dell’Unione, costituisce un passo in avanti rispetto a quanto previsto sul tema nel progetto di Costituzione varato dalla Convenzione.
L’istituzione di un’Agenzia europea per lo sviluppo delle capacità di difesa, la complementarità alla Nato, la realizzazione, entro il 2007, di gruppi multinazionali di forze di attivazione rapida da rendere operativi su richiesta delle Nazioni Unite, sono gli elementi fondamentali del Protocollo sulla “cooperazione strutturata permanente” di Napoli. In sostanza, i paesi dell’UE decidono di cooperare per definire obiettivi strategici, per identificare i bisogni militari, per colmare lacune organizzative e logistiche dei singoli sistemi nazionali di difesa. Sarà il Consiglio europeo ad avere la responsabilità di ogni decisione in questo campo; nonostante ciò, alcuni paesi potranno integrarsi più velocemente di altri: “il sistema è inclusivo e non esclusivo” - ha dichiarato il ministro degli Esteri britannico Jack Straw – “e permetterà a tutti di partecipare se potranno e vorranno”.

La Conferenza intergovernativa ha ribadito, inoltre, rassicurando gli Stati Uniti, che la clausola di mutua assistenza contenuta nel Trattato della Nato è il fondamento della difesa collettiva dell’Unione e che le strutture europee non agiranno in contrapposizione con l’Alleanza atlantica ma in accordo con essa. Con questo atto, che entrerà in vigore con il varo della Costituzione europea, l’Unione assorbe anche la clausola di mutua assistenza in caso di attacco esterno stabilita nel 1948 con il Trattato Ueo (Unione dell’Europa Occidentale) di Bruxelles. Dell’Ueo, confluita dal 2000 nell’Unione Europea, facevano parte originariamente Belgio, Francia, Lussemburgo, Gran Bretagna e Irlanda; ad esse si aggiunsero nel 1954 (accordo di Parigi) Italia e Germania. L’Ueo, che ha visto via via aggregarsi anche Portogallo, Spagna e Grecia, ha partecipato in accordo con la Nato e l’Onu alle missioni volte al ristabilimento della pace nel Golfo (1988-90), nell’ex-Jugoslavia (1992-1996), in Albania e Kosovo.


 


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