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242 - 13.12.03


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Nuova generazione Europa

Giacomo Filibeck con Silvia Del Vecchio


L’Italia dei giovani non è ancora in Europa. Potrà sembrare assurdo, ma il nostro paese è l’unico insieme alla Polonia a non far parte del Forum europeo della Gioventù, un’istituzione nata alla fine degli anni Sessanta allo scopo di collaborare attivamente ai progetti della Commissione e del Parlamento europei circa le politiche giovanili, l’educazione, la lotta alla discriminazione e l’inserimento nel mondo del lavoro. Ma l’Italia, pur avendo da poco riunito un suo Forum con cui dà un suo contributo per i progetti giovanili europei, non ha ancora un consiglio nazionale della gioventù. Malgrado ciò, dal 20 al 23 novembre, il Consiglio dei membri del Forum (Comem) si è incontrato a Roma, per la consueta riunione istituzionale che si svolge ogni sei mesi in un paese diverso tra i 40 rappresentati e dove si incontrano i 170 delegati dei 36 consigli nazionali della gioventù e delle 57 organizzazioni internazionali giovanili non governative che il Forum riunisce sotto di sé.

L’incontro del Comem si è tenuto a Roma proprio per il vivo interessamento da parte del Comune capitolino nell’ambito delle politiche sostenute durante questo semestre italiano di Presidenza del Consiglio dell’Unione europea. Ai lavori sono intervenuti il vice presidente della Convenzione europea, Giuliano Amato, il ministro per le politiche comunitarie, Rocco Buttiglione, una rappresentanza del Comune di Roma e della Commissione europea. Un momento di incontro utile per il nostro Paese, se non altro prezioso per non chiudere gli occhi sul pieno coinvolgimento che i giovani di tutto il mondo dedicano al processo di integrazione delle politiche comunitarie.
Giacomo Filibeck è finora il primo italiano ad essere stato nominato presidente del Forum europeo della gioventù, e lo abbiamo incontrato in occasione delle quattro giornate di lavoro romane.

Presidente Filibeck, cos’è il Forum europeo della gioventù e da chi è composto?

Il Forum è una piattaforma continentale che riunisce un centinaio di organizzazioni volte a rappresentare gli interessi dei giovani. Il primo pilastro è costituito dalle organizzazioni non governative internazionali della gioventù, più di cinquanta movimenti giovanili come l’Organizzazione mondiale dello scoutismo, l’Unione degli studenti universitari europei, reti di volontariato e associazioni di ogni colore politico. Il secondo pilastro è invece di carattere nazionale ed è composto dai consigli nazionali della gioventù degli Stati membri dell’Unione europea e dei paesi aderenti al Consiglio d’Europa.

Quali sono i paesi europei che ne fanno parte?

Il Forum è un’organizzazione a carattere paneuropeo che riunisce la società civile giovanile “organizzata”, per un totale di 93 soci membri (tra consigli nazionali della gioventù e Ong internazionali) e circa dieci milioni di giovani di 40 paesi diversi. L’Italia purtroppo non ne fa parte. Ogni paese, dall’Azerbaijan all’Islanda, dalla Finlandia al Portogallo, si è dotato di un consiglio nazionale, ad esclusione dell’Italia e della Polonia. Quest’ultima, però, lo scorso anno ha iniziato l’iter legislativo per diventare parte attiva del Forum europeo della gioventù, e l’Italia resterà l’unico paese ad esserne fuori.

Ci sono segnali da parte dei giovani italiani organizzati e del governo per rimediare a questa mancanza?

Da parte del mondo giovanile sì, infatti esiste un Forum italiano dei giovani, ma non da parte delle istituzioni. Senza la costituzione di un consiglio nazionale e un riconoscimento ufficiale, il lavoro prodotto dalle 40 associazioni italiane riunite insieme non può avere lo stesso peso di quello dei paesi membri. L’Italia è ferma da circa un anno su questo piano, ha provato a dotarsi di uno statuto che mettesse insieme tutte le anime politiche, ma senza risultati. È un deficit gravoso che la esclude dall’impegno costante per la costruzione delle basi di un futuro migliore per il nostro continente.

Come mai il Consiglio dei membri del Forum si è riunito a Roma?

In realtà è l’Europa che è venuta in Italia, e non l’Italia ad avvicinarsi all’Europa. Siamo a Roma perché è una città che ha mostrato grande interesse in questo semestre italiano di Presidenza europea, abbiamo avuto ottimi scambi con l’universo giovanile e con le associazioni, oltre a una cospicua collaborazione da parte del Comune di Roma. Ogni sei mesi il Comem si riunisce per valutare ciò che è stato fatto nel passato semestre e quello che si farà nei prossimi sei, nell’ambito di un piano di lavoro di due anni.

Quali sono i progetti e le azioni che il Forum europeo della gioventù sta portando avanti?

Stiamo chiedendo la partecipazione dei ragazzi alla stesura del Libro Bianco della Gioventù, un asse importante di dialogo con i governi e le istituzioni, che cerca di farsi portavoce di progetti e iniziative in quattro aree principali: informazione, ricerca, volontariato e occupazione e integrazione sociale. La missione del Forum è quella di migliorare le politiche comunitarie difendendo gli interessi di tutti i giovani d’Europa. Siamo un organismo consultativo che dialoga con le istituzioni internazionali, ovvero con l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa e l’Organizzazione delle Nazioni Unite, coordinando i lavori tra le varie piattaforme giovanili di tutto il mondo. Ogni contributo che parte dal Forum è volto a promuovere la politica della gioventù influenzando la linea seguita dalle istituzioni internazionali, nonché ad aumentare la partecipazione dei giovani come parte attiva nella società e nei processi decisionali promuovendo lo scambio di idee, esperienze, diritti ed opportunità uguali per tutti. Attualmente stiamo lavorando per preparare il Festival della Gioventù che si terrà a Barcellona in agosto, un momento d’incontro e dialogo a livello mondiale tra tutte le organizzazioni giovanili.

A che punto sono i lavori la Convenzione europea dei giovani, l’organismo voluto da Giscard d’Estaing per coinvolgere maggiormente le nuove generazioni nella costruzione dell’Europa futura?

Ci siamo occupati della Convenzione, di cui sono stato anche presidente. È un percorso nobile e irreversibile verso la realizzazione di un’istituzione “straordinaria”, per un’Europa che sia dei cittadini, comprensibile a tutti, più democratica e trasparente. Questo processo non sarà immediato ma ormai è certo: un’Europa più influente sulla scena internazionale e garante della democrazia deve consentire un maggiore coinvolgimento delle giovani generazioni nella costruzione del nuovo assetto istituzionale.

Nella futura Costituzione europea saranno rappresentati temi cari ai giovani?

Quello che stiamo cercando di ottenere è un vero e proprio articolo nel testo della costituzione che affronti con coraggio e finalmente definisca nero su bianco la questione delle politiche giovanili. L’urgenza cade soprattutto sulla necessità di introdurre un trattato comune rispetto a temi quali disoccupazione, discriminazione, terrorismo, immigrazione, sicurezza e cooperazione internazionale. Inoltre, l’Europa deve assumere un ruolo di guida nella promozione di una politica mondiale per la difesa ambientale, lo sviluppo della scienza e della ricerca, il rispetto di regole chiare per il commercio internazionale, la diffusione di nuovi modi informare e istruire i cittadini in tema di unione europea, il tutto in stretta collaborazione con i paesi vicini e i paesi socialmente e culturalmente affini.

 


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