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239 - 01.11.03


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La voce della Spagna nel coro della Cig

Daniele Castellani Perelli

Non hanno portato novità significative le due settimane trascorse dall’apertura della sesta Conferenza intergovernativa dei capi di Stato e di governo europei (Cig), incaricata di discutere e approvare la bozza di Costituzione messa a punto dalla Commissione di Giscard d’Estaing. Il dibattito, scarsamente seguito dai media, non ha fatto progressi, rafforzando l’impressione che solo nell’ultimo vertice, il 12 e il 13 dicembre a Bruxelles, si potrà raggiungere l’atteso compromesso.

Quanti propongono modifiche al testo hanno ribadito le proprie richieste, e se davvero si vuole cercare un segnale nuovo va forse individuato in un piccolo mutamento della posizione dell’Italia, che come è noto presiede i lavori. Silvio Berlusconi, che puntava molto sul successo della Conferenza per avere un rientro d’immagine personale, ha abbandonato il proverbiale ottimismo ed è tornato pochi giorni fa a mettere le mani avanti, così come aveva fatto il giorno dell’apertura dei lavori: “Se sarà possibile trovare l’unanimità sarà un successo di tutti” ha affermato il Presidente del Consiglio italiano, “se invece non sarà possibile, sarà la responsabilità di qualcuno che non avrà reso possibile il passo in avanti”.

Al momento i punti sui quali appare più lontano l’accordo sono due: il numero dei membri della Commissione e il sistema di voto in seno al Consiglio. Su quest’ultimo Spagna e Polonia ribadiscono di volere la conferma del sistema deciso al vertice di Nizza (il “voto ponderato”), con il quale si assicuravano 27 voti ciascuno, cioè solo 2 in meno dei quattro paesi maggiori. Altrettanto decisi sono i “paesi piccoli”, che, appoggiati dai candidati dell’Est, chiedono che all’interno della Commissione ogni paese possa contare su un proprio rappresentante, mentre Giscard propone che si passi a 15 membri, più 10 senza diritto di voto.

L’atteggiamento di chiusura ostentato da questi paesi comincia a provocare nervosismo. Il ministro degli esteri tedesco, Joschka Fischer, è sbottato nel corso del vertice del Lussemburgo, e ha fatto capire che, saltasse il compromesso, la Germania chiederebbe di tornare al sistema attuale, in cui i paesi più grandi hanno diritto a due commissari. Il quotidiano francese Liberation, tra i pochi giornali europei a dedicare molto spazio alla Cig, ha raccolto un po’ di malumori antispagnoli. La Spagna dell’ex franchista Aznar è infatti oggi, per la Costituzione europea, il pericolo pubblico numero uno.

Se la Francia di Robert Schuman negli anni ’50 seppe mettere da parte l’orgoglio nazionalista per consentire la nascita della Ceca, se la Germania di Helmut Kohl seppe rinunciare al forte marco perché potesse vedere la luce l’euro, la Spagna di Aznar è pronta invece a rovesciare il tavolo per conservare un sistema di voto sostanzialmente ingiusto, dato che le popolazioni di Spagna e Polonia non raggiungono insieme quella della Germania, ma con i “gettoni” di Nizza insieme avrebbero quasi il doppio dei voti tedeschi.

A ben vedere, fa notare Liberation, i sei paesi fondatori (Francia, Germania, Italia e Benelux), che più spingono per approvare la bozza così com’è, avrebbero un argomento molto interessante per convincere gli scettici, una “arma atomica” la definisce il quotidiano parigino: il blocco del budget comunitario, da cui dipendono sia la Spagna, “che si è arricchita grazie all’Ue”, sia i nuovi ma rumorosi paesi dell’Est. “L’Europa – ha dichiarato la commissaria al budget, la tedesca Michaele Schreyer – non è un club di redistribuzione di fondi”.

Il vertice del 16 e 17 ottobre non ha portato a nulla di nuovo nella discussione sulla Costituzione, ma d’altronde Pat Cox, il Presidente del Parlamento europeo, l’aveva annunciato, avvertendo che si sarebbe trattato di un incontro studiato “per ascoltare, non per decidere”. Le uniche novità sono che Berlusconi ha proposto un nuovo vertice per fine novembre e che l’Italia, attraverso la proposta lanciata da Mario Segni, seguirà probabilmente Irlanda, Danimarca, Spagna, Portogallo, Lussemburgo e Repubblica Ceca e farà ratificare la Costituzione da un referendum popolare, anche se ciò porrà dei problemi ai due schieramenti politici italiani, visto che Bossi e Bertinotti sono contrari al testo. Italia e Lussemburgo hanno proposto inoltre di portare a 18 i membri della Commissione, così da assicurare a tutti i paesi un commissario per due legislature su tre.

Infine una bella curiosità: Gerhard Schroeder, che non ha potuto partecipare al secondo giorno del vertice, ha delegato il voto della Germania al collega francese Jacques Chirac. Il bollettino di Bruxelles dice che non si prevedono gesti simili da parte di Aznar.

 

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