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322 - 07.06.07


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“Internet, uno
tsunami da cavalcare”

Guido Martinotti con
Mauro Buonocore


“È uno tsunami che ancora non si è manifestato in tutta la sua grandezza e in tutta la sua potenza”. Quando parla delle potenzialità del web, della portata degli effetti e dei cambiamenti che la rete delle reti può portare nelle nostre società e nelle nostre vite, Guido Martinotti, pro-rettore e docente di Sociologia urbana alla Bicocca di Milano, usa la metafora di un’onda gigantesca, enorme, mastodontica, che si avvicina alle rive delle nostre abitudini. La stessa metafora Martinotti l’aveva usata nella prefazione al libro di Manuel Castells La città delle reti (Marsilio – I libri di Reset) e la riprende oggi, insistendo sul fatto che non si tratta di trovare il modo per salvarsi dall’impatto: “Difendersi non è la parola giusta – dice – non ci sono dighe contro lo tsunami. Occorre cavalcarlo”. Anche se non sappiamo dove ci porterà.

Tra esperti e analisti e ci sono pessimisti che predicono catastrofi e utopisti che tornano a parlare di una democrazia che prende linfa dal web. Manuell Castells nel suo saggio (che trovate qui) apre gli occhi in maniera disincantata e molto oggettiva, parla della diffusione estesissima del network, delle reti, ad ogni aspetto della nostra vita, dall’economia, all’organizzazione del tempo libero, dalla fruizione (ovviamente) di informazioni multimediali fino alla politica. Sempre di più è la rete, dice Castells, il territorio dove ha luogo la gara per la conquista del consenso tra forze politiche, ma anche tra forze economiche che stanno iniziando a portare in rete i grandi marchi: Murdoch, che ha comprato Myspace, né è l’esempio principe.

Cadono le utopie e crescono le contraddizioni? Il web, che ha sempre mostrato il suo potenziale di decentramento e partecipazione, chiude ora la porta a un miglioramento della democrazia e ci espone ai grandi poteri (economici, politici, mediatici) che abbiamo tradizionalmente conosciuto?
“Per un sistema di trasformazioni così complesso – risponde Martinotti – è persino inutile parlare di contraddizioni. Nella rete c’è un po’ di tutto ed è certamente impossibile dire se a prodotto maturo il risultato sarà una società più libera e aperta o una più controllata”. Quello che possiamo vedere chiaramente sotto i nostri occhi, continua il sociologo, è un grande movimento, “un sistema di spinte e contro-spinte” che anima la crescita della rete. Per il momento il risultato certo è uno solo: “Non parlerei tanto di rischi o di benefici per la democrazia – continua Martinotti – quanto di capacità di organizzazione di azioni diffuse. La rete diminuisce il costo d’accesso alla mobilitazione. Per cosa e con quali effetti non è semplice dirlo”.

Quello che invece possiamo dire con certezza riguarda i risultati che le tecnologie del network hanno realizzato concretamente nelle nostre vite, nelle nostre realtà urbane e metropolitane e nel nostro rapporto con esse.
“Contrariamente a quanto si pensa – spiega Martinotti – le tecnologie informative hanno aumentato la domanda di mobilità, allo stesso tempo hanno consentito la formazione e il mantenimento di legami a distanza, hanno ampliato l’area di insediamenti a bassa densità (urban sprawl) collegati tra loro da una crescente mobilità erratica individuale”.

Ma se le tecnologie ci consentono di muoverci con più agilità, permettendo di portare le nostre abitazioni lontani dai centri, è pur vero, ammette il professore, che “una diffusa crisi energetica e una crescente consapevolezza ambientalistica stanno creando correnti culturali in senso contrario e iniziative parziali verso la ricentralizzazione”.
Cresce la mobilità, e cambiano modi e tecniche di monitoraggio e controllo. Qualche esempio concreto?
“Il governo olandese sta pensando a un piano nazionale di comunicazione wireless (senza fili) e Gps (sistema satellitare che consente di localizzare un oggetto) in modo tale da poter identificare la posizione di ciascun veicolo circolante per ragioni di regolazione del traffico e di imposizione fiscale. Una simile tecnologia potrebbe poi veicolare molte altre informazioni”.
E se a utilizzare questi strumenti sono le assicurazioni, il vantaggio potrebbe andare tutto nelle tasche degli utenti. “Le assicurazioni automobilistiche – spiega Martinotti – calcolano il rischio in maniera proporzionale ai chilometri mediamente percorsi dal veicolo e alla pericolosità delle strade. Pertanto gli assicurati che percorrono pochi chilometri su strade sicure sovvenzionano quelli che viaggiano molto su strade a rischio. Una dozzina di compagnie di assicurazione hanno adottato lo schema Pay As You Drive (Payd) che permette di monitorare via Gps i singoli veicoli assicurati. Il risultato: chi viaggia su strade con guard rail e bassi limiti di velocità ha un risparmio di oltre un terzo sulla polizza, ma ovviamente il proprietario del veicolo deve rinunciare alla propria privacy; lo stesso avviene per il car sharing. Non è difficile pensare che, generalizzandosi, queste utilizzazioni avranno bisogno di un sistema di controllo gigantesco, detto cyberinfrastructure”.

 

 

 

 

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