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Andavan combattendo ed eran morti
di Giancarlo Bosetti
L’Italia cambia, la società italiana e quella
applicare (della tolleranza o piuttosto interatti-
europea sono diverse da quelle di dieci
vo, come suggerisce qui Enzo Pace, insieme a
anni fa. Ma la politica non vede e conti-
Maurizio Ambrosini e Loredana Sciolla).
nua i suoi tornei noiosi e sempre uguali. Un
La politica italiana continua a sopravvivere con
giorno scopriremo che, durante gli anni in cui la
la sua straordinaria miopia; il repertorio dei cam-
politica italiana era interamente occupata e di-
biamenti non la scuote anche perché continua a
visa da un unico tema (tre lustri dopo la «scesa
trarre profitti dagli investimenti «a breve» sulla
in campo»), a valutare i dosaggi di berlusconi-
paura. Anche le discussioni sui simboli religiosi,
smo che sono compatibili con gli standard de-
seguite alla sentenza di Strasburgo sul crocifisso
mocratici, e i dosaggi di antiberlusconismo che
e al voto svizzero contro i minareti, si concentra-
sono necessari, utili, inutili, qualcosa d’impor-
no esclusivamente sulle retoriche dello scontro
tante è accaduto; scopriremo che, mentre era-
di civiltà e sulle «minacce» alla «nostra identità»,
vamo tutti assorti in codeste occupazioni, le cose
come argomentano con efficacia Susanna Man-
intorno, la società, le persone, l’economia, il la-
cini e Nilüfer Göle. Nessuno che sappia uscire
voro, la cultura sono molto cambiate. E così
dalle file della politica, nemmeno a sinistra, per
anche il posto dell’Italia nel mondo. La politica
gestire questa paura con sapienza, per spiegare
italiana soffre dunque di una malattia grave, che
che la «nostra identità» è già cambiata. Non stu-
la rende cieca e sorda, non vuole vedere e non
piscono i successi leghisti su un elettorato stan-
vuole ascoltare, non vuole studiare quel che ac-
co, poco informato, molto manipolato, e per di
cade nella società, non è in grado di applicarsi
più privato di offerte alternative chiare e forti. La
alle novità. Abbiamo iniziato a saccheggiare, in
paura avvelena tutto il dibattito politico, nessu-
questo e nei numeri precedenti, il lavoro dei so-
no osa sfidare apertamente il razzismo leghista,
ciologi, dei demografi, degli analisti più aggior-
declassato a folklore (Andrea Mammone).
nati. Non si tratta solo di promuovere indignazione
E lo faremo in modo sempre più sistematico or-
nel nome di sentimenti umanitari, ma di non rin-
ganizzando una pattuglia di studiosi che ci offra-
chiudere lo spazio pubblico nell’area dei senti-
no un rapporto periodico sui cambiamenti: la so-
menti viscerali e dei pregiudizi, e di riaprirlo alle
cietà italiana e quella europea invecchiano, sono
idee, a un confronto sul pluralismo, di alzare lo
più fragili, mantengono una mentalità del benes-
sguardo verso il futuro, cominciando con il guar-
sere, socialdemocratica (o cristiano sociale, che
dare il presente per quello che è, con il realismo e
è lo stesso) anche se l’economia correlata non c’è
la concretezza che alla politica dobbiamo chie-
più, mantengono una psicologia monoculturale
dere. Fortunato il giorno in cui finirà l’eterno de-
e «indigenista» anche se la realtà sociale è già ora fatigante torneo di politici di mezza tacca, capaci meticcia, continuano a ragionare di diritti sociali soltanto di speculare sui tic di un elettorato spa- e di cittadinanza come quando lo stato nazione, ventato, illudendolo con la fantasiosa messinsce- fondamentalmente chiuso, era lo schema d’ac- na di successi inesistenti o tenendolo impegnato
ciaio che reggeva un sistema politico basato sui
intorno all’ardita questione se e quanto si debba
partiti di massa. Il primo ministro italiano rimar-
dialogare col Cav. Come se fosse importante. Ve-
rà famoso, tra i tanti motivi, per avere rifiutato
ro per i politici quello che è vero talvolta per i
con fierezza l’idea che l’Italia sia multietnica o
popoli e per tanti individui intrappolati dalla
multiculturale, quando l’unica cosa che si possa
mente nel loro passato, reso per inerzia eterno:
decidere – a meno di deportare milioni di perso-
«Andavan combattendo ed eran morti!» (Fran-
ne altrove – è «quale tipo» di multiculturalismo
cesco Berni, poeta).
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