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Come e perché l'energia sta finendo
di Sara Capogrossi Colognesi
Luigi Sertorio Storia dell'abbondanza, Bollati Boringhieri, 2002
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"LA BELLEZZA DELLA NATURA è efficienza. All'opposto, le nazioni che vivono nel benessere sprecano". Storia dell'abbondanza ripercorre i passi fondamentali che ci hanno portato a vivere in società complesse ed energivore, che contano su risorse depauperabili e, quindi, modificano irreversibilmente l'ecosistema. "Non abbiamo il pensiero adatto a comprendere la dinamica della quale siamo parte", afferma Luigi Sertorio, fisico teorico dell'Università di Torino, il quale, nei sei saggi che compongono il libro, cerca di addentrarsi nei meccanismi perversi che guidano il nostro sviluppo e le nostre stesse scelte. Non è un abbandono dei beni terreni, o un semplice ritorno alla natura, che invoca Sertorio: "È possibile vivere in case buone, muoversi con trasporti buoni, essere attivi e in buona salute con alimentazione buona e cure mediche buone, e consumo energetico molto, ma molto minore di quello nel quale siamo immersi. In conclusione, dal punto di vista dell'individuo razionale appare che il consumismo è imposto, non è l'accompagnatore del benessere della collettività degli individui ma è la malattia di questa collettività". Un male che è da ricondursi allo sfruttamento dell'energia di origine fossile, una risorsa limitata, che ormai è indispensabile in qualunque attività e che produce scorie fisico-chimiche permanenti. Il consumatore, scrive Sertorio, è il canale che collega un contenitore di risorse (sempre più vuoto) a un contenitore di scorie sempre più pieno. Una realtà complessa che viene ignorata, o sottovalutata, perché mancano gli strumenti per analizzarla in tutti i suoi effetti e ripercussioni.
L'economia, cioè la dinamica del denaro; la tecnologia, cioè la dinamica del pensiero scientifico; e l'etica, cioè la dinamica dell'uomo che è pur sempre il portatore e l'originatore delle precedenti due attività, non sono mai state così lontane l'una dall'altra come adesso, sottolinea lo studioso. Tre linguaggi che non si capiscono e che non comunicano. Tre valori che appaiono inesorabilmente disgiunti. "Il benessere è divenuto crescita dei consumi (per le statistiche degli economisti), il consumo è divenuto sinonimo di benessere, e quindi il consumo è divenuto etica". Per arrivare all'origine di questa separazione tra le diverse chiavi conoscitive della nostra realtà, e per riesumare le radici del pensiero che cerca di ricongiungerle,Sertorio torna indietro, fino a Galileo, che per primo, coscientemente, separa i sistemi aperti da quelli chiusi, per occuparsi liberamente dei secondi. Una divisione di cui oggi paghiamo le conseguenze, con un ritardo imperdonabile della scienza degli ecosistemi, rispetto allo studio della dinamica dei sistemi chiusi. "Si può far finta di non pensarci, ma la convivenza di descrizioni della realtà disgiunte è intollerabile, poiché è impossibile evitare di pensare che la realtà è unica e le sue diverse rappresentazioni siano pertanto comunicanti", conclude Sertorio. La disgiunzione tra le branche del pensiero porterà - anzi lo sta già facendo - a una collisione tra i prodotti dell'economia e la natura, prevede il fisico, con conseguenze disastrose e difficilmente arginabili.
L'evoluzione scientifica ha portato con sé l'era energivora. Nel futuro è sensato pensare che l'evoluzione scientifica porti con sé una nuova era non energivora, cioè con la specie umana che si pone in equilibrio con l'ecosistema? Sarebbe questo un ritornare indietro? No, risponde Sertorio: "Non esiste il tornare indietro nel mondo vivente; c'è solo l'andare avanti". E di spazio per progredire ce n'è molto, vista l'ignoranza che tuttora avvolge sistemi complessi, quali il clima, l'ecosistema e la collettività umana. Forse i tempi sono maturi - e forse lo siamo anche noi - per affrontare questi sistemi naturali così complicati. "Verso di essi la dinamica del denaro è completamente cieca. Verso di essi la scienza è ancora a un livello immaturo di preparazione". La transizione ad altre fonti di energia non è un'alternativa pronta a subentrare nel funzionamento delle nostre società. Eppure, si impone una nuova evoluzione che ci affranchi dalla dipendenza dal petrolio e dal consumismo che esso consacra.
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