Il nuovo Museo della Storia della Scienza di Firenze
di Matteo Bartocci

Macchinari, strumenti, curiosità nella sede ristrutturata di Palazzo Castellani. Gli apparecchi dell'Accademia del Cimento e i volumi dell'immensa biblioteca. Ma anche reliquie laiche come un dito di Galileo.
 

Nel cuore di Firenze, in riva all'Arno, accanto agli Uffizi e al Ponte Vecchio, si trova l'Istituto e Museo di Storia della Scienza. Fondato nel 1927 dall'Università fiorentina ma inaugurato ufficialmente nel 1930, l'Istituto è un luogo d'eccellenza per la divulgazione scientifica. Il 9 aprile scorso, alla presenza del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, sono state presentate le nuove opere di riorganizzazione della Biblioteca e dei servizi informativi multimediali del Museo, che rinnovano le possibilità di fruire, anche sul web, di questo straordinario patrimonio storico-scientifico italiano.
La collezione del Museo fiorentino comprende circa 5mila pezzi originali, raggruppati attorno due nuclei fondamentali: apparecchi e strumenti scientifici dell'epoca medicea e lorenese. Tra gli altri, qui si trovano gli macchine e gli apparati sperimentali dell'Accademia del Cimento, fondata da Ferdinando II de' Medici nel 1657 e attiva fino al 1667, un teatro importante per molte osservazioni ed esperienze nel campo della fisica, in particolare dopo il celebre esperimento torricelliano del 1644 (Sala IX).
Nella Sala IV sono illustrati alcuni documenti unici sull'avventura intellettuale di Galileo (1564-1642), tra cui il cannocchiale con cui lo scienziato pisano ha osservato i satelliti di Giove, i crateri lunari e le fasi di Venere (1609-1610) confermando le teorie copernicane.

Un reperto singolare, testimone della volontà celebrativa dell'epoca, è un dito della mano destra di Galileo. Un letterato e antiquario fiorentino, Anton Francesco Gori (Firenze 1691 - 1757), prelevò il dito in occasione della traslazione della salma dello scienziato presso la chiesa di Santa Croce, nel sepolcro-mausoleo fatto innalzare da Vincenzo Viviani (12 marzo 1737). La "reliquia" passò poi di mano in mano e, nel 1841, venne portata nella Tribuna di Galileo, appena inaugurata nel Museo di Fisica e Storia Naturale di via Romana. Infine, insieme agli strumenti mediceo-lorenesi, ha raggiunto la collocazione attuale presso il Museo fiorentino.
Il cuore pulsante del Museo è la Biblioteca recentemente rinnovata, la più importante d'Italia di questo genere, che raccoglie 100mila volumi e opuscoli, oltre 1000 testate di periodici (di cui 200 correnti) e più di 6mila opere in microfilm.
Accanto alla conservazione dei reperti e delle testimonianze storiche della ricerca scientifica del passato, il Museo ha infatti il compito di provvedere al censimento del patrimonio storico-scientifico italiano e organizza numerose attività di ricerca nel campo della storia della scienza.

Nell'ambito della XII Settimana della cultura scientifica e tecnologica, l'Istituto fiorentino ha promosso il convegno internazionale "Comunicare la scienza nei musei. Dal concetto all'exhibit" (Firenze, 12 aprile 2002), un momento privilegiato per riflettere sul rinnovato ruolo dell'esposizione scientifica. Presentando l'iniziativa, il direttore dell'Istituto, Paolo Galluzzi, ha confermato come "i musei d'impianto storico e gli science center abbiano sviluppato modelli originali di informazione e di coinvolgimento del pubblico su tematiche particolarmente complesse relative alle scienze e alle tecniche". Su questi temi si sono confrontati venerdì 12 aprile i responsabili dei principali musei scientifici del mondo. Ad oggi queste realtà sono oltre mille e vengono visitate ogni anno da circa 200 milioni di persone. Pur nella diversità delle prospettive, delle risorse economiche e dei ruoli, queste istituzioni condividono una missione fondamentale, quella di realizzare un'alfabetizzazione scientifica di base inserendola in contesti originali, divertenti ed efficaci. Per far questo, come hanno sottolineato molti degli intervenuti, è necessario sviluppare sempre più una collaborazione creativa e responsabile tra esperti di discipline diverse, che siano in grado di realizzare un'interazione attiva e dinamica tra i diversi pubblici coinvolti e la complessa realtà della ricerca scientifica passata e presente.



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