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Stephen J. Gould
Il più autorevole evoluzionista del XX secolo
di Sara Capogrossi Colognesi
Se ne è andato l'autore del Pollice del panda, paleontologo e divulgatore di fama mondiale. E' stato presidente dell'American Association for the Advancement of Science e membro della National Academy of Sciences
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E' MORTO nei giorni scorsi Stephen Jay Gould, il più autorevole evoluzionista del Ventesimo secolo, forse il più noto da Darwin in poi. È difficile ripercorrere brevemente tutto il lavoro di questo paleontologo, da sempre impegnato nel divulgare e rinnovare le teorie evolutive. Un punto di vista diverso il suo, basato sulla conoscenza dei fossili, di cui si appassionò fin dall'età di cinque anni, in seguito a un incontro/scontro con il Tirannosauro dell'American Museum of Natural History, come ebbe occasione di raccontare lui stesso. Una passione, quella per i fossili, che, unita a una vasta cultura e all'interesse per le teorie evolutive, lo porta a proporre la teoria degli "equilibri intermittenti". Non è vero che l'evoluzione procede per gradi e che i fossili mancanti ci nascondono gli stadi intermedi di un processo di sviluppo lento e costante scrive, insieme a Niles Eldredge, in un celebre articolo del 1972. Esistono invece lunghi periodi di stasi evolutiva, seguiti da cambiamenti improvvisi (che sono comunque lentissimi in una scala temporale umana) che portano alla comparsa di forme nuove: gran parte dei fossili cosiddetti mancanti, semplicemente non esistono.
Trent'anni dopo, gli studiosi ancora si interrogano e discutono - anche animatamente - su questa teoria rivoluzionaria, che ha comunque dato il via a un rinnovato interesse nella macroevoluzione, l'analisi dei cambiamenti evolutivi su vasta scala, esaminati sulla base di un tempo geologico. Un'idea che viene ampiamente esposta (in circa 1.500 pagine) nella sua opera forse più importante, The Structure of Evolutionary Theory: «Un magnifico riassunto di un quarto di secolo di pensieri autorevoli e una delle principali pubblicazioni nella biologia evolutiva», secondo le parole di un altro dei maggiori evoluzionisti dei nostri giorni, Mark Ridley, della University of Oxford. Anche tra i suoi critici, però, spiccano nomi autorevoli, che puntano il dito contro una certa "confusione" generale e contro l'"impossibilità di comprovare" le sue teorie. Soprattutto, in un'America dove il creazionismo raccoglie sempre nuovi seguaci, viene rimproverato a Gould di "gettare zizzania" tra gli evoluzionisti, lasciando spazio a chi ancora si oppone all'idea che discendiamo dalle scimmie.
Eppure, l'impegno di questo autore nel contrastare il creazionismo e, soprattutto, nell'insegnare e diffondere le teorie evoluzionistiche è innegabile. I suoi testi divulgativi sono ancor più conosciuti - e universalmente apprezzati - rispetto a quelli rigorosamente scientifici. Purtroppo non è possibile farne un elenco completo, ma vale la pena di ricordare alcuni titoli, come Questa idea della vita, Intelligenza e pregiudizio, Il pollice del panda, Quando i cavalli avevano le dita. Il suo stile brillante, gli aneddoti curiosi, le associazioni improbabili catturano il lettore, qualsiasi siano i suoi interessi e il suo background culturale. Gould ha reso popolare l'evoluzione, portando un vasto pubblico all'università - con conferenze tenute in sale straripanti di gente - ed entrando lui stesso nelle case della gente comune, sottoforma di personaggio animato, in una memorabile puntata dei Simpson: consacrazione della sua notorietà e della sua capacità di rivolgersi a tutti.
Gould ha continuato a insegnare per tutta la vita alla Harvard University, dove aveva cominciato a soli 26 anni, nel lontano 1967. È stato presidente dell'American Association for the Advancement of Science e membro della National Academy of Sciences. Le sue ricerche sul campo si sono concentrate sulle lumache di terra, da cui ha attinto di tanto in tanto aneddoti ed esempi da proporre ai suoi lettori. Gould è morto lunedì (20 maggio) nella sua casa, vinto da una lunga battaglia contro il cancro, che lo aveva aggredito già nel 1982. Una forma letale, il mesotelioma pleurico, che ha combattuto con un incrollabile ottimismo, sottoponendosi a trattamenti sperimentali e resistendo ben più a lungo degli otto mesi di sopravvivenza media. "Se il genio ha un denominatore comune, proporrei che sia una ricchezza di interessi e l'abilità di costruire analogie fruttuose tra campi diversi", ha scritto una volta Gould, e probabilmente non è possibile tracciarne un ritratto migliore.
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