Il movimento ecologico
di Valentina Bosetti (Università di Milano - Bicocca)

 

La nascita del movimento ecologico viene per molti fatta risalire alla inaugurazione di un nuovo genere letterario, la letteratura cosiddetta apocalittica, che si pone come obiettivo quello di annientare la fiducia della società moderna nella tecnologia e nella crescita economica illimitata.
Inaugura questo genere letterario la celeberrima opera di Rachel Carson (1907-1964) Primavera Silenziosa, pubblicata nel 1962. La Carson, biologa marina, denuncia con appassionata forza i danni inferti alla natura dall'uso di pesticidi e composti organici di sintesi, dal fenomeno del disboscamento e dall'incontrollato e miope intervento dell'uomo sulla natura. Al suo libro, la cui pubblicazione è stata a lungo osteggiata dall'industria dei pesticidi, deve molto il processo di formazione di una consapevolezza ambientale negli Stati Uniti, ma la sua importanza si estende ben oltre se si pensa che attraverso l'opera della Carson il termine ecosistema si diffonde a livello mondiale.
Una delle battaglie più rappresentative del movimento ambientalista negli anni sessanta è quella che ha consentito la conservazione del Gran Canyon minacciato da un progetto di trasformarlo in una immensa diga. Uno dei maggiori attori di questo scontro è David Brower (1912 - 2000), il più anziano tra i fondatori dell'Associazione mondiale "Amici della Terra" che, a capo del Club della Sierra, fa pubblicare un avviso pubblicitario a tutta pagina sul New York Times ed sul Washington Post che dice semplicemente: "Questa volta è il Gran Canyon che vogliono allagare. Il Gran Canyon".

Nel 1961, un gruppo di illustri naturalisti fonda il Fondo mondiale per la natura (Wwf), mentre nel 1969 viene creata l'Agenzia di Protezione Ambientale degli Stati Uniti. I dilemmi al centro del dibattito scientifico ma anche politico riguardano la difficoltà di garantire una crescita economica per tutti, tenuto conto delle evidenti difficoltà causate dalla crescita demografica, dei consumi e dei rifiuti. Inoltre, ci si chiede come proteggere quei beni transnazionali quali gli oceani, le grandi foreste, l'atmosfera e come regolamentare quelle forme di impatto ambientale che non interessano unicamente lo Stato ove l'inquinamento ha origine (vedi il problema delle piogge acide). Nel 1972, a Stoccolma si tiene la prima conferenza delle Nazioni Unite che cerca di creare un dialogo fra diversi Paesi al riguardo di queste tematiche.
Nello stesso anno, un gruppo di scienziati e figure di grande levatura internazionale si riuniscono in quello che è stato definito il Club di Roma e producono un fondamentale rapporto, I limiti dello Sviluppo, curato dal Systems dynamics group del MIT. Questo rapporto, basandosi su di un modello matematico, dimostra l'impossibilità di mantenere, date le risorse presenti sul pianeta, una crescita economica e materiale quale quella sostenuta fino ad allora e scatena una polemica a livello internazionale.
In risposta a questo, alcuni economisti tra cui Kenneth Boulding, Nicholas Georgescu-Roegen e Herman Daly, iniziano a proporre una visione critica ed alternativa al modello di crescita economica ed espansione continua, sviluppando nuovi modelli economici. Contemporaneamente si attiva anche il mondo scientifico che, con il programma Global Change inaugurato nel 1984 dall'International council of scientific unions, si propone di studiare in maniera interdisciplinare l'evoluzione dei sistemi naturali e l'interazione con l'azione dell'uomo.
Nel 1987 una commissione internazionale indipendente, presieduta dal primo ministro norvegese Gro Harelem Bruntland, pubblica il rapporto "Our Common Future", ove per la prima volta viene data una definizione del termine "sviluppo sostenibile", come "quello sviluppo che soddisfa le necessità presenti senza sacrificare la possibilità di soddisfare le necessità del futuro". L'Onu indice il grande Earth Summit nel giugno 1992, a Rio de Janeiro dove viene approvata la "Agenda 21", un catalogo delle politiche e delle azioni mirate allo Sviluppo Sostenibile che ufficializza questo obiettivo comune. Particolare attenzione viene riservata alle problematiche di conservazione della biodiversità e delle foreste ed alle problematiche legate ai mutamenti climatici.

Nel 1997 viene redatto il Protocollo di Kyoto, un documento approvato nel corso della Convenzione Quadro sui Cambiamenti climatici tenutasi in Giappone. Nel Protocollo sono indicati gli impegni di riduzione e di limitazione quantificata delle emissioni di gas serra. Questa sfida mondiale, forse attualmente la più rappresentativa del conflitto tra crescita economica e consapevolezza ambientale, è ancora aperta, in quanto molti dei Paesi interessati non hanno accettato di firmare l'accordo e quindi di rendere l'accordo effettivamente operativo.




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