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Il XX secolo, l'era ecologica
di Valentina Bosetti (Università di Milano - Bicocca)
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Seguire la storia della scienza ecologica, nel Novecento, significa seguirne i suoi sviluppi su piani paralleli, alle volte anche slegati l'uno dall'altro.
Il primo canale è quello rappresentato dagli studi dei fitogeografi, i quali spostano la loro attenzione dalle singole piante alle comunità vegetali. Eugenius Warming, professore universitario di Copenhagen, nel 1895 pubblica il saggio The Oecology of Plants, studio sulla geografia ecologica delle piante che porta innanzi alla comunità scientifica internazionale questa neonata disciplina. Il saggio e' uno studio, attraverso l'indagine di diverse comunità vegetali, della presenza di collaborazioni ed alleanze tra specie, che si manifestano attraverso fenomeni quali la simbiosi o il commensalismo, e che hanno un ruolo determinante nel determinare l'adattamento di tali comunità a particolari nicchie ed ambienti. Inoltre Warming introduce il concetto di climax o comunità finale, definito come il migliore complessivo adattamento di una comunità ad una determinata area insediativa. Questo concetto rappresenta un importante superamento della visione statica linneiana di una natura che riproduce fissamente un disegno divino.
Nel 1913 viene istituita la Società inglese di ecologia, ma e' la scuola americana, nata due anni dopo, ad essere in testa allo sviluppo e alla ricerca della disciplina, così come in generale accade in quegli anni per diversi campi della conoscenza scientifica. Di lì a pochi anni viene istituita una scuola anglo-americana di ecologia, guidata da Henry Cowles dell'Università di Chicago e Frederic Clements dell'Università del Nebraska, che domina il settore fino al 1940. La tradizione di questa scuola viene definita dell'ecologia dinamica e si fonda sull'idea che all'avvicendamento temporale di comunità che hanno come obiettivo il climax, corrisponda un avvicendarsi analogo nella dimensione spaziale.
Clements pubblica nel 1892, all'età di diciotto anni, The Phytogeography of Nebraska: un saggio sulle piante dello stato e sui fenomeni ecologici ivi rilevati. L'opera di Clements nel suo insieme rappresenta una pietra miliare sia per la botanica, che per la scienza ecologica. Nella sua successiva opera, The development and Structure of Vegetation, pubblicato nel 1904, si chiarificano da una parte il concetto di dinamica di avvicendamento ecologico, nel tempo e nello spazio, e dall'altra la somiglianza delle formazioni botaniche ad un unico organismo. La sua opera più importante, Plant Succesion, è invece del 1916, dove le idee più importanti del suo pensiero sono organizzate in un insieme che si rivela profondamente influenzato dall'osservazione del movimento dei pionieri verso ovest e della loro opera di adattamento e trasformazione dell'ambiente circostante. Nel 1939, infine, assieme ad un importante ecologista del mondo animale americano, Victor Shelford, Clements sviluppa i concetti che fino ad allora erano stati riferiti al solo mondo vegetale, fino ad includere una comunità complessa (animale e vegetale) che viene definita biotipica.
Un secondo piano, sempre di impronta profondamente scientifica, è definito dagli studi sulla componente biogeografica e sulla composizione dei suoli effettuati dalla cosiddetta scuola russa, tra gli altri citiamo Vladimir Vernadskij(1863-1945), che per primo descrive la biosfera come la regione occupata dalla vita.
Contemporaneamente, fondamentali ricerche vengono svolte nel campo della matematica applicata alla modellizzazione dei rapporti di competizione tra preda e predatori, sviluppate tra gli altri da Alfred Lotka, Vito Volterra (1860 - 1940) e D'Ancona.
Mentre le diverse discipline scientifiche "tradizionali" hanno iniziato a convergere nello sforzo di comprendere i meccanismi dinamici che governano le relazioni tra i diversi organismi all'interno del mondo naturale, le tematiche ecologiche cominciano a diffondersi e penetrare nella sfera politica e sociale in modo massivo durante gli anni sessanta.
Gli incidenti ambientali che mobilitano su vasta scala la opinione pubblica, quali il disastro petrolifero di Santa Barbara del 1969, Chernobyl nel 1986, ed il disastro Exxon Valdez del 1989, danno una nuova forza alla dimensione socio-politica ed etica di questa disciplina. L'aspetto scientifico, da una parte, e quello etico e di intervento sulla sfera sociale, dall'altra, al seguito di questi eventi catastrofici iniziano ad intersecarsi. La figura dell'ecologista cresce come figura professionale al confine tra scienza, dalla quale deriva la possibilità di comprensione del linguaggio dei fenomeni naturali e le tecnologie che ne consentono l'osservazione e la rielaborazione, e politica, economia e diritto.
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