Il XIX secolo
di Valentina Bosetti (Università di Milano - Bicocca)

 Gli sviluppi della visione arcadica della Natura
 Dopo Linneo
 

  Gli sviluppi della visione arcadica della Natura. L'ecologia romantica

Nella seconda metà del XIX secolo i riflettori si spostano sul nuovo continente, dove nasce, strettamente legata al culto di Selborne, la saggistica naturalistica, i cui principali protagonisti sono John Muir, John Burroughs e Henry David Thoreau. Tema principale è la ricerca di una alternativa alla scienza fredda, che si spinge fino ad abbracciare la teoria del vitalismo, secondo la quale piante ed animali sono spinti da un potere intrinseco e misterioso che la fisica e la chimica non arrivano a cogliere ed ad analizzare.
Muir (1838-1914), nato in Scozia ma vissuto fin dalla sua fanciullezza nel Wisconsin, nel 1968, dopo alcuni avventurosi viaggi alla scoperta degli Stati Uniti, si trasferisce nella valle Yosemite, in California, dove vive per i successivi 12 anni. Muir fa da guida a diversi personaggi importanti (tra cui il presidente americano Theodor Roosvelt) e contribuisce attraverso i suoi scritti alla istituzione dei parchi naturali Yosemite e General Grant (1890), che seguono di otto anni l'istituzione del primo parco nazionale del mondo, quello di Yellowstone. Nel 1892, inoltre, egli diviene il promotore e mentore del neo istituito Club della Sierra, istituzione finalizzata alla preservazione della Sierra Nevada e che contribuisce alla sua accessibilità da parte dei visitatori. In uno dei suoi saggi pubblicati sulla rivista Century Magazine egli dice: "facciamo qualche cosa che renda le montagne felici", dichiarando quindi la necessità di agire per proteggere la natura anche nel interesse della natura stessa. Nel 1901, quando la città di San Francisco propone la costruzione di una diga alle porte della valle Hetch Hetchy, Muir scrive alcune tra la sue parole più forti a difesa delle montagne.
John Burroughs, scrittore estremamente fertile, scrive ventitre volumi che raccontano della vita a contatto con la natura. Vive gran parte della sua vita nella valle dello Hudson River dove è nato, diventando come Muir una guida appassionata alle escursioni nelle aree selvagge.

Ma l'interprete più significativo di questo movimento di idee è sicuramente Henry David Thoreau (1817-1862), ecologista attivo e filosofo della natura, oltre che pioniere del pacifismo (trascorre una notte in prigione perché rifiutata di pagare le tasse per finanziare la guerra contro il Messico). Egli, similmente al suo predecessore Gilbert White, vive in un'area rurale, ma sarà proprio questo contatto con la campagna del Massachusetts, ove il disboscamento da parte dei coloni ha profondamente e radicalmente trasformato l'originario paesaggio di foresta secolare e quindi gli equilibri all'interno dell'ecosistema, a spingerlo verso conclusioni profondamente diverse da quelle del suo predecessore ed estremamente pessimistiche. Per Thoreau infatti è difficile credere in una spontanea e stabile possibilità di integrazione tra Natura ed insediamenti umani, al contrario egli crede che l'assenza di limitazioni e controllo sulle necessità di quella nuova società che si sta venendo a creare, porterà inevitabilmente alla scomparsa di intere aree boschive e, per perdita di habitat, di molte specie di esseri viventi. L'anima di Thoreau oscilla tra il naturalismo pagano, che si spinge fino alla esaltazione del modello di vita dei nativi americani, ed una visione morale trascendentale. Tali opposte pulsioni sono da lui conciliate per mezzo di un modello universale che, nel 1859, lui descrive con le parole "la natura opera per contrari". Egli sente profondamente la necessità di un avvicinamento emotivo ed organico alla realtà naturale, mettendo in discussione l'approccio distaccato e settoriale della scienza occidentale, fino a discuterne il sistema di valori e quelli che ne erano i proclamati obiettivi.

Profondamente in disaccordo con i pregiudizi nei confronti della natura radicati nella religione occidentale, con le istituzioni del capitalismo espansionista e lo sfruttamento incondizionato delle risorse di alcuni paesi, Thoreau può a diritto essere riconosciuto come il precursore del movimento ambientalista come lo intendiamo ai giorni nostri.
Nel novecento, l'eredità di questa tradizione spetta di diritto ad Aldo Leopold (1887-1948) impiegato statale e prolifico scrittore, i cui molteplici articoli che analizzano il legame emotivo tra uomo e natura sono stati raccolti, dopo la sua morte, in A Sandy County Almanac (1949).



  Dopo Linneo

Nello stesso periodo storico, ma in tutt'altro ambito culturale, il vescovo inglese William Paley, uno dei più noti esponenti del pensiero utilitarista inglese del diciottesimo secolo, pubblica Natural Theology (1802), opere che raccoglie la tradizione linneiana di una visione meccanicistica e statica della natura.
È invece in uno dei trattati Bridgewater, scritti tra il 1833 ed il 1936 da diversi autori, che William Kirby riprende la problematica già discussa da Brukner nel 1768 della presenza di conflitti e sofferenza all'interno del mondo naturale. La negazione di una intrinseca benevolenza naturale, riflesso della perfezione divina, può, secondo Kirby, essere evitata attraverso una interpretazione razionale dei conflitti e delle ingiustizie presenti come momento necessario di un disegno complessivo a favore della comunità nel suo insieme. Infine, le necessità della nuova società industriale rendono in quegli anni sempre più confacente lo sviluppo di teorie che giustifichino lo sfruttamento incontrollato delle risorse naturali. The world a workshop, opera di Thomas Ewbank del 1855, rappresenta il culmine della tradizione linneiana che promuove una visione della natura concepita al servizio delle esigenze e della ragione umana.
È però nella mentalità vittoriana che va ricercata la giustificazione morale di tale atteggiamento di dominio. Essa ha la sua massima espressione nell'opera The Psychic Factors of civilization di Lester Ward, pubblicato nel 1893. La civiltà e lo sfruttamento della natura vengono qui interpretate come forma di amministrazione necessaria e razionale della realtà naturale. Come già Bacon aveva teorizzato, l'uomo deve trasformare la realtà, imperfetta e disordinata, che egli si trova innanzi e piegarla sotto il giogo della razionalità e del controllo morale.
Si prendono quindi le distanze dalla visione di Darwin e dei suoi seguaci, che interpretano la lotta della civiltà umana sugli altri organismi come lotta di sopravvivenza, visione che è ritenuta non accettabile in quanto accomunante l'uomo alla natura.




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