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| 02 29.5.2002 | Ricerca e Storia - Il cammino millenario della scienza e della tecnica | |
Chiunque l'abbia vista ricorderà la memorabile sequenza del film A Beautiful Mind in cui John Nash/Russell Crowe esamina un enorme pannello pieno di numeri e sigle, dalla cui ossessione in seguito nasceranno le sue peggiori allucinazioni di schizofrenico. Ebbene, quella patologia sarebbe nata in fondo da una realtà: la seconda guerra mondiale non è stata solo uno scontro tra eserciti, aerei o sottomarini. C'era una guerra che si combatteva al fronte, con armi tradizionali, e una, non meno importante, che si combatteva nelle retrovie, usando l'intuito e l'intelligenza. Il secondo conflitto mondiale è stato dunque anche una battaglia tra cervelli fini: matematici dell'una e dell'altra parte tesi nello sforzo di decifrare i messaggi altrui e di criptare i propri. La guerra dei codici di Stephen Budiansky è la più approfondita e accurata ricostruzione di quelle attività di spionaggio e controspionaggio, basata sulla lettura di più di un milione di pagine di documenti resi pubblici negli ultimi cinque anni dall'esercito americano e dalla marina britannica. Le rivelazioni senza dubbio più sensazionali riguardano Enigma, la complessa macchina elaborata dai tedeschi per criptare i propri messaggi attraverso un elaborato codice segreto. Quello di Enigma era il più ermetico dei codici usati dall'esercito nazista: capace di milioni di permutazioni, ha costituito la sfida principe per gli analisti inglesi impegnati giorno e notte in quell'immane sforzo interpretativo. Allo scopo venivano anche utilizzate enormi macchine ricche di numerosi rotori che giravano senza sosta per individuare la chiave del codice, quotidianamente cambiata dai tedeschi. I miglioramenti tecnici di queste gigantesche apparecchiature avrebbero costituito i progenitori dei moderni calcolatori. All'affascinante e misterioso Enigma è stato dedicato anche un film di Michael Apted, in questi giorni nelle sale italiane, sceneggiato da Tom Stoppard e prodotto da Mick Jagger, ma ispirato al libro omonimo del celebre romanziere inglese Robert Harris: una storia d'amore e di spionaggio sul filo di una disperata lotta contro il tempo.Un brivido corre inevitabile lungo la schiena se si pensa che le pagine del saggio di Budiansky contengono invece una realtà a volte più avvincente ancora della fantasia: l'autore ci racconta come gli Alleati riuscirono a decifrare le comunicazioni naziste, con molta fatica ma soprattutto grazie al genio del matematico inglese Alan Turing e all'astuzia di Ian Fleming, che con degli stratagemmi degni della sua creazione James Bond riuscì a impadronirsi di alcuni preziosi documenti avversari. Dalla sua ricostruzione, ricca di episodi memorabili ma anche di mappe, diagrammi e immagini che concretizzano ulteriormente la vicenda, emergono anche spunti politicamente interessanti: come il ruolo dei polacchi e dei francesi; la feroce rivalità tra gli americani e gli inglesi, che tentarono di monopolizzare il controspionaggio alleato mentre i sottomarini dell'ammiraglio Dönitz affondavano decine di navi nell'Atlantico; i rapporti tra i comandi militari e i vertici politici da un lato e i matematici decrittatori dall'altro.Altre pagine ugualmente avvincenti sono quelle che hanno per teatro il Pacifico e per eroe un ufficiale della marina americana; Joseph J. Rochefort, che da una cantina di Pearl Harbour diresse l'operazione che permise di intercettare e decifrare una serie di messaggi giapponesi che si rivelarono poi decisivi nella vittoria della Battaglia delle Midway. Ma non sono tanto i fatti raccontati a destare interesse, quanto anche, se non soprattutto, le loro implicazioni: da quel momento nessuno avrebbe mai più osato ignorare i servizi di intelligence, arma perfetta per il nuovo tipo di guerra, la guerra fredda, che si andava delineando, un conflitto fatto di sovversione, di propositi e di bluff, di minacce e deterrenza: nella partita a scacchi nucleare leggere i pensieri dell'avversario e anticiparne le mosse sarebbe diventato più importante che mai. Un atto di suprema arroganza, in fondo: la convinzione che i segreti più gelosamente custoditi dal nemico possano essere violati con il solo potere della mente. Ma sarà realmente così? Vi e' piaciuto questo articolo? Avete dei commenti da fare? Scriveteci |
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