Su e giù per il Tempo insieme a John Barrow
di Antonio Lo Campo

«Se torno bambino e uccido mia nonna: chi mi farà nascere?». Alla Fiera del Libro di Torino, il celebre astrofisico inglese ha svelato gli enigmi e i paradossi di Chronos.
 

IL TEMA dell'ultima Fiera del Libro di Torino è stato "Recuperare il Tempo". Naturalmente, "Tempo" inteso in diverse accezioni, tra le quali anche "Chronos", il tempo della scienza, alla quale sono stati dedicati alcuni incontri interessanti.
Quanto mai azzeccato è stato quindi l'intervento di uno dei maggiori esperti internazionali di "tempo cronologico", ma soprattutto di teorie e paradossi legati ai "viaggi nel tempo". John Barrow, ricercatore britannico, professore di Astronomia all'Università del Sussex e ora di Scienze Matematiche a Cambridge, ha fatto del "tempo" una ragione di vita: dalla puntualità con cui ha cominciato l'intervento alla "Sala Rossa" gremita di gente (pur essendo un sabato sera), per come riesce a far filare via, il tempo mentre spiega le sue teorie, all'apparenza complicate, e i suoi paradossi, all'apparenza stravaganti.

«Non c'è nessun "prima" dell'inizio del nostro Universo» - esordisce Barrow - «semplicemente perchè una volta non c'era il tempo...» Nato a Londra nel 1952, Barrow è anche un ottimo divulgatore, ed è autore di molti articoli scientifici e di libri dedicti ai suoi temi. Il suo libro più recente è Da zero a infinito: la grande storia del nulla (Mondadori), in cui si intrecciano scienza, filosofia e religione. La popolarità di Barrow, anche in Italia, è salita di molto, da quando il Piccolo Teatro di Milano ha messo in scena con la regia di Luca Ronconi Infinities. «Si tratta di cinque situazioni in cui lo scienziato inglese cerca di avvicinarsi ai paradossi dell'infinito» - spiega Martino Acquabona sull'inserto Torinosette de La Stampa - «immaginando via via un viaggio nel tempo, un hotel con un numero illimitato di stanze, una vita senza la morte, un numero non misurabile di galassie in cui possiamo trovare infinite repliche di noi stessi».

John Barrow ha cercato anche a Torino di spiegare se si può viaggiare nel tempo, oppure se tutto ciò è destinato a rimanere fantasia o argomento per film di fantascienza. «In effetti tutto partì da un libro» - ricorda Barrow - «pubblicato nel 1895 e scritto da H.G. Wells, intitolato The Time Machine: in esso si descriveva di una strana macchina che consentiva di viaggiare nel tempo, sia nel passato che nel futuro. Un esempio più recente è invece quello del film "Ritorno al futuro", dove un giovanotto riuscì a tornare nel passato per vedere come erano i suoi genitori. Tutti bei racconti, tutti bei libri, ma gli scienziati questo tema lo prendono sul serio».
«L'argomento diventa serio già nel 1949: Kurt Gödel, il grande logico, iniziò a trattare seriamente problemi concernenti il tempo. Ne parlò a lungo con il suo amico Albert Einstein. Nascerà così la "Teoria dello "Spinning Universe", nella quale l'Universo non veniva più considerato "fisso" ma come un qualcosa di più flessibile. Anche se poi, purtroppo, si è accertato che l'Universo non è come quello descritto da Gö, cioé non ruota attorno a sé stesso».
«In teoria tutte le leggi della fisica consentono di viaggiare nel tempo» - spiega lo scienziato inglese - «Vi sono soluzioni relativistiche che descrivono configurazioni della materia, spazi all'interno dei quali è possibile una navigazione attraverso il tempo. Non è impossibile, ma il fatto che possa succedere non significa che succeda per davvero. Richiederebbe condizioni di enorme densità, la collisione di buchi neri, eventi che quasi mai capitano in modo naturale e non si verificano in modo osservabile».

I paradossi di Chronos

Difficile arrendersi, e rinunciare a lanciarsi in teorie con l'aiuto della fantasia. E allora via libera con i paradossi, asse portante di questo tema, che Barrow è straordinario nell'elencare e spiegare.
«Immaginiamo che io viaggi nel tempo» - dice Barrow - «dopo aver letto l'Amleto, che incontro Shakespeare, gli racconto la storia e lui poi la scrive...A chi dobbiamo la paternità dell'opera? In realtà penso che potremmo sì recarci nel passato, ma non cambiarlo...».al fiume riprende esattamente il suo corso normale».
E a proposito di questa tesi, è valido un altro esempio di Barrow: «Immaginiamo un fiume, e immaginate di dirottare parte della sua acqua attraverso un canale: bene, quando l'acqua torna Altro paradosso, condito da una sorta di humor nero: «Se io ritorno bambino e uccido mia nonna, metto in discussione la storia della mia famiglia e quindi della mia nascita». E ancora: «Se tornassi indietro nel tempo, diciamo al 1500 e aprissi un conto a un determinato tasso di interesse, al ritorno nel 2002 sarò stramiliardario...». E sembra che vi siano dei limiti a quello che si può fare: un altro esempio per esempio è quello della coerenza, abbinata alle "combinazioni".
«Supponiamo che io possa tornare indietro nel tempo» - dice Barrow - «sono bambino e sto in braccio a mia mamma. Prendo una pistola per spararmi sulla spalla, però manco l'obiettivo. E comunque mia mamma si spaventa, e io cado per terra e mi faccio lo stesso molto male....In pratica si è ottenuto lo stesso risultato, ma in modo diverso». Il tempo pertanto, procede secondo una logica che va dall'ordine al disordine, come spiega la seconda legge della termodinamica. Per illustrare questo concetto, Barrow evita ogni formula: punta, piuttosto, su un classico esempio quotidina: «Se butto un bicchiere per terra, si rompe in una moltitudine di frammenti, ma vi e mai capitato di vedere una moltitudine di pezzi di vetro che si ricompongono in un bicchiere? Forse solo in certi video, con l'effetto moviola».

«Inoltre vi sono due tipi di "tempo". Uno che lo interpreta come successione di avvenimenti, l'altro è legato alla Teoria sulla Relatività di Einstein. L'esempio classico in questo senso è quello dei due gemelli. Anche in questo caso avviene un paradosso, che però è stato ben accettato dalla scienza. Infatti, la velocità della luce è la massima possibile nell'Universo, e a causa della struttura profonda di esso, descritta da Einstein, qualsiasi astronave che si avvicini alla velocità della luce, incorrerà in strani effetti. Su un vettore di questo tipo, che viaggi a tali velocità, gli astronauti non vedrebbero nulla di strano, dai battiti del loro cuore a quello degli orologi. Ma se un osservatore di Terra, cioè su un sistema che viaggia più lentamente, potesse vedere quegli orologi, gli sembrerebbero fermi: un secondo dell'astronave equivarrebbe a 15 giorni sulla Terra. Quindi se noi abbiamo due gemelli, ed uno di essi fa l'astronauta e parte su un'astronave capace di viaggiare a velocità relativistiche, noteremmo che i due, alla partenza, sono identici e con la stessa età. Ma quando il gemello astronauta ritorna al termine del suo viaggio, il gemello rimasto a terra sembrerà suo nonno o bisnonno, mentre l'altro avrà mantenuto un aspetto giovanile».



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