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Il sapere alchemico in viaggio verso oriente
LE PRATICHE di laboratorio e i testi dell'alchimia ellenistica, ignoti al mondo latino, sopravvissero nella cultura bizantina, da cui provengono le testimonianze documentarie che ne possediamo. Forse è al bizantino Stefano d'Alessandria (VII-VIII sec. d.C.) che si deve far risalire la trasmissione del sapere alchemico a oriente, verso la Siria e l'Islam. Questo è almeno il percorso delineato nel Testamento di Morieno , che avendo appreso da Stefano l'alchimia, l'avrebbe a sua volta insegnata al califfo Khalid. Se è così, ben si comprende che lo sviluppo dell'arte sacra nella civiltà islamica sia contrassegnato fin dall'inizio da un forte interesse per la cosmologia, sul cui sfondo le trasformazioni alchemiche possono essere pensate e prodotte.
La Tabula smaragdina e la cosmologia distillatoria ermetica
L'alchimia era stato il primo dei saperi greci a essere importato nella lingua araba, come testimonia già nel X secolo lo storico Ibn an-Nadim. Al mitico fondatore dell'arte sacra, Ermete, veniva attribuito quello che oltre a essere uno dei testi più antichi nella tradizione araba, risalendo almeno al IX secolo d.C., si impose fin da subito e conservò il primato in tutta la successiva storia dell'alchimia: la Tabula smaragdina ("Tavola di smeraldo"). In questo testo l'origine del mondo era presentata nei termini di una macrocosmica operazione distillatoria, e la distillazione come una riproduzione su scala ridotta della creazione; ed entrambi i processi erano il frutto delle dinamiche naturali della materia, res una che si articola nella quaternità degli elementi. "Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso".
La cosmologia distillatoria ermetica affermava, sette secoli prima di Galilei, l'omogeneità della materia cosmica. E rivelava il sottofondo filosofico della convinzione già presente presso gli alchimisti ellenistici: che nelle apparecchiature di laboratorio si possano "disfare" le sostanze materiali concrete e risalire così alla fase primordiale del mondo, per innescare un processo di ri-formazione orientato da un progetto pensato dall'uomo per produrre la perfezione della materia, che la natura, da sola, non era stata e non sarebbe mai stata in grado di raggiungere. Il fuoco del laboratorio alchemico agisce come la forza primordiale del calore, derivante direttamente dalla parola creatrice di Dio (non si deve dimenticare lo sfondo religioso sempre presente nelle scienze pre-moderne). Per questo motivo, testi fondamentali dell'alchimia, come la celeberrima Turba philosophorum (IX sec.d.C.) ("Congresso di filosofi"), sono anche testi di filosofia naturale che descrivono la formazione e l'ordinamento del mondo come risultato delle dinamiche di una materia primordiale sottile che, sotto l'azione del calore, si rarefà e si condensa, producendo e animando l'intera realtà visibile: "Il principio di tutte le cose è una certa natura che è eterna e che produce col calore tutte le cose".
L'ordine macrocosmico così prodotto è paragonato all'uovo, che esemplifica l'unità di fondo dei quattro elementi, corrispondenti alle sue quattro parti (tuorlo-terra, chiara-acqua, membrana-aria e guscio-fuoco), e che è, al contempo, metafora prediletta dell'operare alchemico: "Tutti i filosofi hanno utilizzato l'esempio dell'uovo in quest'arte nobilissima, ponendolo come modello del proprio operare". Da notare è l'uso insistito del termine "filosofi" per indicare gli alchimisti, che mostra il riconoscimento del valore speculativo del loro sapere. L'alchimia è infatti anche una fisica, oltre che un sapere operativo che conserva le caratteristiche dei procedimenti artigianali della tarda antichità. Ma una fisica profondamente diversa da quella insegnata nei testi dei filosofi antichi (il Timeo di Platone, e soprattutto la Fisica, Il cielo, Generazione e corruzione, Meteore di Aristotele), che si fondavano su una rigorosa distinzione fra la materia perfetta e incorruttibile dei cieli e quella soggetta ad alterazione e decadimento del mondo sublunare.
Lo "sperimentalismo" degli alchimisti
L'origine dell'immaginario scientifico che soggiace alle cosmologie alchemiche arabe è ancora in gran parte ignota. Quel che sappiamo presenta talora analogie suggestive con concezioni della fisica contemporanea e soprattutto rivela la presenza di una speculazione naturalistica diversa anche dal punto di vista epistemologico rispetto a quella prevalente nell'antichità. L'indagine degli alchimisti, a differenza di quella dei filosofi di tradizione aristotelica, si sviluppa infatti in stretto contatto con l'operatività pratica volta alla trasformazione della materia. Questo non significa - è un'ovvietà, ma è necessario ribadirlo sempre con chiarezza - che si riscontri presso gli alchimisti un atteggiamento "sperimentale" nel senso della rivoluzione scientifica, cioè basato sulla ripetibilità e sulla misurazione dei processi osservati. Tuttavia, le operazioni alchemiche, che disfano - mediante il calore e/o l'uso di sostanze dissolventi - la forma delle sostanze visibili impiegate, permettono di portare l'osservazione su processi normalmente invisibili (i "segreti occulti della natura") e dunque di indagare mediante i sensi (vista, olfatto, gusto, sensazioni tattili) uno strato della realtà materiale non immediatamente attingibile. La percezione sensibile è, da un punto di vista coerentemente aristotelico, il punto di partenza dell'indagine scientifica razionale. Dunque, l'alchimista poteva correttamente avvalersi dei suoi dati per elaborare complesse speculazioni sul mondo materiale, come la cosmologia della Clavis Sapientiae ("Chiave della sapienza") di Artefio (X sec. d.C.).
La Bilancia di Jabir e la corrispondenza tra alfabeto e realtà
La comprensione del rapporto fra livello manifesto e livello occulto della realtà è l'obiettivo primario della Bilancia di Jabir (VIII-IX sec. d.C.): l'autore più celebre dell'alchimia islamica, che in realtà è il capofila e il nome di riferimento di una serie amplissima di testi. Nella Bilancia e nei testi che vi si riferiscono, la comprensione della dinamica di manifesto e occulto, la stessa della creazione, nei corpi materiali, permette di operare trasformazioni meravigliose fino alla creazione di esseri viventi. L'alchimista di scuola giabiriana, considerando il livello occulto della realtà come l'ambito di azione del principio vitale della materia, o anima del mondo, produce quella che il grande studioso dell'Islam Henri Corbin ha definito "una tipica operazione psico-spirituale (…) nel senso che le fasi dell'operazione realmente compiuta su una materia reale, simboleggiano con le fasi del ritorno dell'Anima [del mondo] a sé", cioè con il perfezionamento dell'intera natura. La Bilancia giabiriana è un metodo di comprensione e trasformazione che muove dall'equivalenza segreta, di ordine numerico, che vi è fra le lettere alfabetiche, e di conseguenza il nome delle sostanze, e la loro struttura reale: "La combinazione delle lettere nel linguaggio corrisponde alla combinazione delle nature in tutti gli oggetti naturali". L'uomo, che possiede il linguaggio, può allora porsi come il "trasformatore" delle realtà e delle energie cosmiche. In questa prospettiva, l'alchimia è il concreto operare queste trasformazioni, possibili in linea di principio fra tutte le cose, ma, di fatto, praticabili quasi esclusivamente a partire dalle sostanze minerali e metalliche, a motivo delle loro particolari proporzioni elementari.
La classificazione dei minerali e l'elixir
Che i processi alchemici fossero effettivamente pratiche di laboratorio, e non puri prodotti dell'immaginazione, è chiaramente evidente nella produzione del medico al-Razi (IX-X sec. d.C.), che nel Kitab al-asrar ("Libro dei segreti") elaborò una rigorosa ricerca sui materiali di laboratorio e propose una classificazione basata primariamente sulla solubilità o insolubilità delle sostanze minerali, distinguendole in: metalli, spiriti, e cioè sostanze che si volatilizzano (zolfo, arsenico, sale armoniaco, mercurio), e poi vetrioli, boraci, sali e pietre. Altri elementi di classificazione si trovano in un testo di autore ignoto, intitolato Segreti di Ermete (XII sec. d.C.), nel quale la corrispondenza fra metalli e pianeti, elaborata già nell'alchimia greca, è approfondita e corroborata con l'osservazione di qualità osservabili sia direttamente sia nei processi operativi. La solubilità o insolubilità, adottata da Razi come criterio basilare di distinzione fra classi di sostanze minerali, mostra il carattere pervasivo della concezione della materia prima (la res una dell'ermetica Tabula smaragdina) come un fluido o "acqua" primordiale, che riunisce in sé il carattere di massima attività (nei secoli successivi si arriverà a denominare aqua praticamente ogni solvente) e quello di massima potenzialità, perché da essa si può iniziare il processo di rigenerazione della materia. Già nella Turba philosophorum troviamo questa sostanza denominata "acqua di vita", con un termine che conoscerà una grandissima fortuna nell'alchimia dei secoli successivi. Ma l'espressione più tipica per indicare il prodotto dell'alchimia islamica è quella di al-iksir (da cui il latino e poi moderno elixir), definito da Joseph Needham in questi termini: "Nel pensiero alchimistico arabo, "al-iksîr" era la sostanza che aggiunta in proiezione a qualsiasi cosa imperfetta portava ad un cambiamento in meglio nel bilancio o krasis delle sue qualità, cioè ad una trasformazione. Queste trasformazioni erano visibili nell'oro e ne determinavano la perfezione. Siccome pure gli organismi viventi erano capaci di una simile perfezione, che in questo caso consisteva nella salute e nella longevità, si pensava agli elixir come a "medicine sia dell'uomo che dei metalli"". All'elixir dedicò un'accurata ricerca anche il filosofo Avicenna (981-1037), che pur non essendo un alchimista in proprio, volle però indagare le possibilità di ordine epistemologico e pratico della produzione dell'agente di trasformazione nella sua Risalat al-iksir ("Lettera sull'elixir"), considerata dagli alchimisti successivi come un testo di estrema autorevolezza. Le proprietà meravigliose della sostanza prodotta nel laboratorio alchemico dettero luogo anche a speculazioni di ordine mitico-simbolico, quali quelle contenute nella Lettera del sole alla luna crescente di Ibn Umayl (900-960), che introduce il tema simbolico delle nozze cosmiche. Così l'indagine "fisica" sulla materia, motivo centrale nell'alchimia medievale di lingua araba, si apriva a una speculazione che, coniugandosi nei secoli successivi con motivi metafisici di chiara origine orientale, avrebbe portato allo sviluppo della dimensione simbolica, o imaginale, dell'alchimia spirituale nella tradizione sufi.
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Testi on line
Materiale bibliografico e interi testi di alchimia a disposizione di tutti i navigatori.
http://www.levity.com/alchemy
Libri alchemici
Sito della biblioteca fondata nel 1957 da Joseph R. Ritman con il proposito di collegare i lavori della tradizione ermetico-cristiana
http://www.ritmanlibrary.nl
Museo alchemico Molte immagini di un museo a Praga intereamente dedicato all'alchimia
http://www.topica.com/lists/alchemy.museum
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