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328 - 25.09.07


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Così nacque una politica postmoderna

Cesare Merlini


Il testo che segue è la trascrizione dell’intervento tenuto dall’autore all’incontro “Lo stato federale europeo: una scelta di libertà, un traguardo della civiltà umana” svoltosi in occasione delle celebrazioni del centesimo anniversario della nascita di Altiero Spinelli e della presentazione del libro di Giorgio Napolitano “Spinelli e l’Europa” (Il Mulino). L’iniziativa è stata organizzata dal “Comitato Nazionale Altiero Spinelli” e svoltosi a Roma il 31 agosto ’07.

Giorgio Napolitano si è accostato all’idea europea negli anni ‘70, anche grazie al rapporto sempre più stretto con l’Istituto Affari Internazionali, nel quale ha per molti anni fatto parte del Comitato Direttivo e poi del Comitato dei Garanti, fino alla sua elezione a Presidente della Repubblica.
Rientrava nell’impostazione data da Altiero Spinelli allo Iai il compito di allargare il dibattito e il consenso sulle relazioni internazionali e sulla politica estera italiana, nel mentre su queste cose l’Istituto faceva ricerca.

Quando nel 1965 fondò l’Istituto Affari Internazionali, Spinelli si trovava nel bel mezzo di una sospensione dell’attività militante federalista, una pausa di riflessione che non fu certo un momento di distrazione dal progetto europeo, quanto piuttosto un’occasione di approfondimento del proprio pensiero, anche in merito al ruolo che l’Europa incarnava in quegli anni.
Un'Europa che non era soltanto il contesto della rinascita della democrazia, della ricostruzione economica, dell’impossibilità della guerra fra i suoi vari paesi, ma un Vecchio Continente che riscopriva la capacità di un proprio ruolo attivo nello scenario mondiale. Spinelli affrontava il tema dell’integrazione sopranazionale come nuovo metodo di gestione delle relazioni internazionali e nello stesso tempo quello delle istituzioni comuni europee come modello da sviluppare e proporre ad altri contesti regionali nel mondo.

E’ stato affermato che il modello di relazioni internazionali incarnato dall’Europa può essere simboleggiato da Venere, mentre Marte descriverebbe il modello statunitense. Robert Kagan, che è l’autore di questa descrizione semplificata dei differenti approcci alla politica internazionale dell’Ue e degli Usa, ha ora pubblicato un saggio dal titolo emblematico “Fine dei sogni, ritorno della storia” (End of Dreams, Return of History, “Policy Review”, agosto-settembre 2007), che sembra correggere il tiro. Kagan è stato un ispiratore della filosofia neoconservatrice ed ha avuto un atteggiamento sprezzante nei confronti dell’Europa che si unisce. Adesso afferma nel suo saggio che stiamo tornando alla “storia”, esplicitando un invito ad abbandonare i sogni di vittoria definitiva del modello americano e a tornare ai fatti reali e concreti. Questi consistono in una gerarchia di potenze, che ricorda quella che ha preceduto le due guerre mondiali. In essa, secondo Kagan, l'Unione Europea esprime l’ambizione di giocare un ruolo significativo nel mondo, un’ambizione che gli europei considerano realizzabile soprattutto a livello sovranazionale. Come ogni paese nello scenario internazionale, continua lo studioso americano, anche gli europei cercano rispetto nel mondo, ma lo fanno con una formula nuova, postmoderna, ricercando un onore di tipo morale.

Seguendo questa analisi, Altiero Spinelli sarebbe un uomo politico postmoderno. Lo si evince dalla lettura del primo articolo, scritto nel 1965, dello statuto dell’Istituto Affari Internazionali, in cui è scritto: “Lo Iai, mediante studi, ricerche, corsi e incontri vuole contribuire all’evoluzione di tutti i Paesi del mondo verso forme di organizzazione sovranazionali, verso le libertà democratiche e verso il progresso economico e sociale”.
Ma Spinelli non era un uomo che viene da Venere. Già dagli inizi degli anni Cinquanta, quando io lo conobbi ed entrai nel Movimento Federalista Europeo, la sua attività era mirata alla ratifica della Comunità Europea di Difesa. E nel 1972, con l’aiuto dello Iai, Spinelli formula una posizione a favore della difesa euroatlantica e nel 1979 vota in Parlamento, lui solo nel Pci, a favore dell’istallazione degli “euromissili” in Italia.

Eppure Spinelli non viene neppure da Marte. La sua grandezza sta proprio nel fatto di aver colto la necessità di recuperare una posizione di potenza per l'Europa, una posizione che però non può e non deve essere tradizionale. Io credo che Spinelli abbia avuto l'intuizione giusta affinché l'Europa elabori e realizzi un proprio ruolo innovativo nel mondo. Possiamo chiamarlo postmoderno o possiamo trovare altre e nuove definizione e formule. Resta il fatto che si tratta di un ruolo nuovo e funzionale.

 

 

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