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328 - 25.09.07


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Altiero Spinelli: la forza dell’idea di Europa

Alessandro Cavalli


Il testo che segue è la trascrizione dell’intervento tenuto dall’autore all’incontro “Lo stato federale europeo: una scelta di libertà, un traguardo della civiltà umana” svoltosi in occasione delle celebrazioni del centesimo anniversario della nascita di Altiero Spinelli e della presentazione del libro di Giorgio Napolitano “Spinelli e l’Europa” (Il Mulino). In questo intervento viene rievocato il rapporto di Spinelli con il gruppo intorno alla rivista “Il Mulino”. L’iniziativa è stata organizzata dal “Comitato Nazionale Altiero Spinelli” e si è svolta a Roma il 31 agosto ’07.

Tra le pagine scritte da Altiero Spinelli si legge un passaggio che viene spesso ricordato dai suoi biografi (cito a memoria): “la forza di un’idea – afferma Spinelli riferendosi all’Unione Europea – non si misura nei suoi successi ma nella sua capacità di rinascere dopo ogni sconfitta”.

Di sconfitte Spinelli, lo ammette egli stesso negli scritti autobiografici, ne ha collezionate tante, tra cui una delle più brucianti è probabilmente la caduta del Trattato istitutivo della Comunità Europea di Difesa nella quale egli stesso era riuscito a inserire, attraverso la mediazione di De Gasperi, l’articolo 38 che apriva la strada verso l’Unione politica. A seguito di quella sconfitta iniziò per Spinelli una fase di ricostruzione in cui rilanciò, negli anni 1955-56, quello che fu chiamato il “nuovo corso”; a Bolzano durante un Congresso del Movimento federalista Europeo, Spinelli abbandonò la strada diplomatica seguendo la quale si agiva cercando di far pressione sulla classe politica, per fare un appello diretto al popolo. Fu proprio allora, in quel momento, con quella decisione, che egli diede una nuova linea al Movimento Federalista dando vita a quello che allora era stato chiamato il Congresso del Popolo Europeo.

All’inizio degli anni Sessanta, Spinelli si accorse, prima di molti altri federalisti, che la strada intrapresa non avrebbe potuto portare a grandi successi da un punto di vista politico e si concesse una pausa di riflessione. In questo periodo avvenne l’incontro con il gruppo de Il Mulino, più precisamente era il 1960 l’anno in cui iniziò la collaborazione con la nostra rivista. In circa dieci anni di collaborazione Spinelli scrisse più di 40 articoli per la rivista. Nel 1962 venne cooptato nell'associazione, assumendo in un primo periodo responsabilità direttive anche nell'Istituto Cattaneo.

Della collaborazione di quegli anni vorrei ricordare un articolo in cui abbozzava una teoria sulla figura dell’uomo intellettuale e quella dell’uomo politico. Tra gli intellettuali e i politici – egli scriveva – c'è sempre una distinzione: gli intellettuali hanno il compito di elaborare le idee, i politici di trasformare, recepire queste idee per calarle nella realtà concreta. Il Mulino era, ed è tuttora, un luogo ideale all’interno del quale nascono e prendono forma riflessioni intellettuali; era ed è il tipico laboratorio nel quale si producono idee, frutto delle menti di personaggi che talvolta si impegnano direttamente nell’arena politica, mantenendo sempre viva una tensione tra i due momenti del "riflettere" e del "fare". In effetti, il “fare” senza “riflettere” era per Spinelli qualcosa di inconcepibile, come lo era una riflessione cui non seguisse una concreta traduzione nella realtà dei fatti.

Ho voluto ricordare l’incontro di Spinelli con il gruppo de Il Mulino perché si è trattato di un momento minore ma non marginale nel suo percorso politico, gli anni della sua collaborazione occupano un posto significativo nella sua biografia intellettuale. Nelle pagine finali del suo libro (Altero Spinelli e l’Europa, il Mulino 2007, ndr) Giorgio Napolitano scrive: "Siamo debitori a Spinelli".

Io credo che in tanti gli siano debitori: l'Europa stessa lo è, e lo è anche il gruppo de Il Mulino che ha ricevuto molto dall'impulso "spinelliano" e da allora cerca sempre di mantenere le tematiche europee al centro della sua elaborazione di idee.
Oggi noi ripercorriamo il pensiero e l’opera di uno dei grandi personaggi del ventesimo secolo. Solo a posteriori potremo guardare alla storia e affermare con certezza quali sono i grandi nomi che ne hanno segnato il corso. Spinelli è stato uno di questi, un gigante per la storia e l’idea di Europa. Noi, che lo ricordiamo e lo leggiamo, non siamo che dei nani, come diceva Merton, la nostra statura è modesta, eppure, se riusciamo a salire sulle spalle dei giganti possiamo vedere lontano. Altiero Spinelli ha voluto trasmetterci proprio questo messaggio.

 

 

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