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325 - 20.07.07


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Murdoch contro la
Repubblica delle Notizie

Jim Sleeper*


“Rupert Murdoch è diventato così pronto a tutto nel tentativo di comprare il Dow Jones e il suo Wall Street Journal da dire qualsiasi bugia riterrà essergli d’aiuto” scriveva Jack Shafer di Slate il 24 maggio.

In una mezza dozzina di colonne, lo stesso Shafer sembrava un tantino pronto a tutto pur di mostrare le bugie di Murdoch e screditare la sua scalata. Aveva ragione nel notare che “Murdoch non esaspera perché è un conservatore, ma perché non ha alcun principio”. Ma neppure la proprietà e il sistema di investimento a cui sta puntando ne hanno. Ci vorrà più del giornalismo investigativo, della satira, degli editoriali come quello di Shafer o il mio per avanzare i dubbi che vanno avanzati.

Condivido la preoccupazione su Murdoch per due ragioni. Contrariamente alla percezione comune a sinistra, le pagine di informazione del Wall Street Journal sono etiche e frizzanti – a differenza delle pagine degli editoriali devote agli speculatori e messe in dubbio dai fatti. La seconda ragione è che mio cugino, James Wechsler, curava la pagina degli editoriali del militante e liberale New York Post quando Murdoch lo acquistò dall’editore Dolly Schiff nel 1977 promettendo di mantenerne l’indipendenza, solo per farne poi un promemoria quotidiano del fatto che l’Australia nacque come colonia penale.
Tuttavia non può avere sorpreso nessuno il fatto che, dopo qualche cruccio sull’integrità giornalistica, i proprietari del Wall Street Journal, la famiglia Bancroft, abbiano deciso di incontrare Murdoch quando il prezzo del Dow Jones è salito: aldilà del profitto, cosa avrebbe potuto spingere la spirale perlopiù anonima degli azionisti del Dow Jones la cui composizione cambia quotidianamente con i click dei mouse dei broker?

I Bancroft mantengono il controllo legale del Dow Jones e del Wall Street Journal, attraverso azioni di classe B che hanno un enorme peso di voto, insieme ad alcuni ritratti dei loro antenati i cui rispetti per il giornalismo come responsabilità pubblica ancora risuonano nelle loro orecchie. Potrebbero riuscire a resistere ai bastoni e alle carote offerte da Murdoch per il bene di qualcosa che vada aldilà della libertà del libero mercato, la libertà di amministratori intelligenti di gestire una società da una posizione più alta rispetto a quella della bottom line.

Potrebbero se i tempi fossero migliori e se alcuni Bancroft non fossero essi stessi avidi di dividendi. “Di regola – scriveva il Wall Street Journal – gli amministratori fiduciari hanno l’obbligo di servire gli interessi dei beneficiari, ma i documenti affidatari dei Bancroft in genere non convengono sul fatto che gli amministratori fiduciari debbano massimizzare il valore delle holding del gruppo sulle quote Dow Jones.”

Tuttavia ora che l’offerta di Murdoch ha fatto salire il prezzo delle quote di Classe A, più pubbliche del Dow Jones, i mouse dei broker ruggiranno se la famiglia rifiuterà la sua offerta. Le azioni precipiterebbero mentre l’avidità si porterebbe altrove, e le citazioni in giudizio da parte degli azionisti potrebbero sostenere che la famiglia ha abdicato alle proprie responsabilità fiduciarie. Nuove offerte da parte di altri potrebbero “salvare le cose”, ma perché? E’ questa la domanda importante.

Nella repubblica che eravamo abituati ad avere, affianco a mercati non ben proporzionati, cittadini informati (capitalisti compresi) erano tenuti a scegliere quando alzarsi al di sopra dello stretto interesse individuale. Gli elettori potevano organizzarsi per piegare o persino contravvenire ad alcune forze di mercato per raggiungere obiettivi pubblici che consumatori o aziende mossi da interessi privati non possono conseguire da soli. Il problema è che da qualche tempo le grandi società godono dello status legale di “persone”, a cui la legge dà il diritto e a cui i loro statuti impongono solo di massimizzare i profitti e la quota di mercato. Le conseguenze per la libertà repubblicana stanno asserragliando tutti noi.

Se un’azienda sussidiaria della General Electric può trarre profitto infilando film porno nelle stanze d’albergo, perché no? E’ legale. Le grandi società sono “persone” che hanno diritto alla libertà di parola, non importa che i fondatori della repubblica intendevano questa libertà solo per le persone che potevano convincersi a vicenda, in un dibattito aperto, a lasciare qualche volta da parte gli interessi individuali per un bene comune più grande. Quand’è stata l’ultima volta che avete discusso della News Corporation di Murdoch? Se può fare di più spaventando o solleticando i consumatori anziché informandoli, nessuno può ostacolarlo. Se i Bancroft rinunciano, altri azionisti del Dow Jones potrebbero rinunciare a loro.

Sul lavoro, ogni dipendente di un’azienda di media deve fare qualunque azione pensa riesca a incollare più occhi sul suo giornale o sullo schermo televisivo. Gli attivisti che cercano di parlare con i tirapiedi aziendali in termini civili spesso vivono un’esperienza extra-corporale. Il semplice leggere o guardare quello che viene sfornato dai produttori della Fox o persino della Nbc Nightly News - che vendono paura, pacche sul sedere e allegria - è una sorta di esperienza extra-corporale per chiunque sia alla ricerca di spiegazioni o rafforzamento dei valori e delle virtù senza i quali nessuna repubblica può restare unita.

Murdoch è particolarmente dannoso perché i suoi enormi motori stimolano in maniera tanto brillante paura, sfiducia e impulsi all’acquisto, spesso in modo subliminale. Ma è soltanto un’escrescenza, particolarmente ingannevole, di imperativi bassi che hanno corrotto molte famiglie di grandi giornali e pionieri delle radiotrasmissioni, ancora prima dei Murdoch e dei Bancroft. Anche gli eredi con le idee più civili devono piegarsi davanti alle pressioni degli azionisti, come quelle che Murdoch ha sollecitato in questo caso.

Le reazioni dei giornalisti spesso sono distorte e tristi. I giornali che stavano morendo senza averne nessuna colpa, durante i radicali cambiamenti tecnologici e dei gruppi di controllo, prendono redattori e scrittori il cui imbonimento consumistico fa solo in modo di fargli meritare la morte di cui stanno morendo. Altri redattori tentano una falsa irriverenza, offrendoci rumorosi simulacri di un dibattito a ruota libera in cui nessuna delle cose che ho menzionato sopra può essere realmente discussa. Alcuni persino lusingano i liberal in patria e i nemici all’estero, distraendo cortigiani e servi dall’affrontare la loro stessa schiavitù e riempiendoli di illusioni di liberazione e di missioni giuste.

Ma proviamo un approccio ai padroni capitalisti meno disperato, meno incriminante. Mi piacerebbe che i Bancroft incontrassero Matt Pottinger, un loro ex dipendente che ha messo la sua vita in gioco sperando di difendere le libertà che la famiglia Bancroft afferma di voler rafforzare.
Alcuni dei Bancroft potrebbero ricordarsi di avere aperto il loro Wall Street Journal, una mattina poco prima del Natale 2005, e di aver letto un editoriale di Pottinger intitolato “Più potente della penna”.
“Quando le persone chiedono perché abbia recentemente lasciato il Wall Street Journal per entrare nei marines – diceva – in genere la mia risposta è breve: sentivo come se fosse arrivato il momento di smettere di riferire gli eventi e di impegnarmi più direttamente. Ma non è la risposta completa” – specialmente perché aveva già 31 anni quando ha cambiato idea.
La corrispondenza dalla Cina gli aveva insegnato “cosa un paese non democratico può fare ai suoi cittadini – e a i giornalisti”. Aveva imparato “che i governi che si comportano in questo modo non sono l’eccezione ma la regola… Il che ti fa pensare a proteggere il tuo paese… Quello che ti colpisce di più, quando le hai giorno per giorno, sono le istituzioni che distinguono gli Stati Uniti: la separazione dei poteri, una stampa libera, il diritto di votare e una cultura che attribuisce valore al dovere e al servizio pubblico, solo per citarne alcune.”

“Non sono un americano acritico, iperentusiasta. Vivere all’estero ha acuito anche la mia visione di ciò che non va nel mio paese. E’ ovvio che abbiamo bisogno di reinventarci in vari modi, ma ci dovrebbe anche essere consentito di farlo dall’interno, non secondo i dictat di qualcun altro.”

Il Wall Street Journal ricevette lettere di grande apprezzamento per Pottinger da parte dei molti guerrieri da poltrona che compongono i lettori della pagina editoriale. Ma se Pottinger stesse rischiando la sua vita per difendere il diritto dei Bancroft di scegliere di trarre il massimo profitto dal buon giornalismo? Quando ha firmato per proteggere il suo paese, sembrava non aver notato chi e cosa stesse mettendo in pericolo la nostra libertà di reinventarci dall’interno. E se la minaccia più immediata venisse da Dick Cheney, e non da Saddam Hussein, o da Murdoch (e dai Bancroft se vendono a Murdoch), non da Al Qaeda?

I marines non possono proteggere le libertà repubblicane da predatori come Murdoch. Una società capitalista liberale deve fare affidamento su virtù e convinzioni che né lo Stato liberale né i liberi mercati possono di per sé far valere o alimentare perché, nel nome della libertà, non possono fare distinzioni tra spiriti liberi sfrontati e free rider parassitari. Solo i cittadini possono tracciare questa distinzione, esercitando la loro libertà sovrana di scoprire, descrivere, discutere e stabilire per leggere alcuni parametri necessari.
Questo è proprio quello che il buon giornalismo sostiene. Due anni dopo essere entrato nei marine, Pottinger ha scritto un altro editoriale, il 31 maggio, intitolato “Una promessa che Murdoch non manterrà” e rivolto ai “Cari azionisti della Dow Jones & co”. Scrivendo dalla provincia irachena di Anbar, dove la sua unità era appena scampata a un’esplosione che aveva prodotto un cratere nell’asfalto, raccontava di aver capito che il giornalismo come quello del “Wall Street Journal non è una merce, è una risorsa vitale per la nazione. E’ possibile che ci siano solo tre o quattro giornali in America della sua portata ancora disposti a fare ciò che occorre, a ‘scavare quell’ultimo metro in profondità’ per una storia e a rispettare severamente la divisione “stato-chiesa” che deve esistere tra notizia, opinioni e interessi commerciali più ampi della proprietà.”

“Non è affatto una coincidenza che Rupert Murdoch non possieda un giornale del genere. Il suo obiettivo è di sfumare le divisioni tra Stato e Chiesa… Alcune cose in America vanno protette e nessuna va protetta più di una stampa libera e intrepida… La perdita dell’informazione rigorosa del giornale e schietta sarebbe un buco nel cuore dell’America più profondo di questo cratere sulla strada.”

Pottinger descrive duramente Murdoch. Come hanno reagito quelli che nel 2005 scrissero lettere al Wall Street Journal elogiandolo, ora che i suoi avvertimenti puntavano di nuovo in patria? Non abbiamo avuto modo di sentirli, perché le pagine degli editoriali del Wall Street Journal, spinte dagli speculatori e anelanti per Murdoch, questa volta non hanno pubblicato l’articolo di Pottinger. Su quelle pagine il patriottismo va bene fintanto che è un vestito di facciata. Il vero patriottismo di Pottinger è dovuto andare sul Washington Post.

Le libertà repubblicane che Pottinger ha invocato, ovviamente, non sono solo americane; sono “la causa di tutta l’umanità”, come diceva Tom Paine. Dipendono non solo dal diritto di disporre del capitale a proprio piacimento ma dall’obbligo dei capitalisti di conservare la fiducia pubblica. Non siamo solo speculatori o mercanti di noi stessi. Noi siamo concittadini, o siamo perduti. La ricerca del profitto che aggira e scavalca il cervello repubblicano e le abitudini del cuore incamminandosi verso le viscere più basse, degradando le nostre vite insieme per spronare le vendite, è nemica della nostra libertà.
Coloro che si infiammarono e portarono avanti la lotta per questa libertà all’epoca di Paine impegnarono le loro “vite, fortune e sacro onore” dall’interno e contro quelli che fino a poco prima avevano creduto fossero il loro regno inglese e la loro monarchia. Ora Matt Pottinger ha impegnato la propria vita, la propria fortuna e il proprio onore sacro contro i nemici all’estero, ma anche, a quanto pare, in patria. Possono i Bancroft impegnare almeno parte della loro fortuna e del loro onore per respingere Murdoch? Rifiutare la sua offerta sarebbe rischioso, ma potrebbe essere un richiamo alla libertà che verrebbe avvertito in tutto il mondo liberale capitalista.

* Questo articolo è stato pubblicato su TPMCafe
Traduzione di Martina Toti

 


 

 

 

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