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323 - 21.06.07


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Veli proibiti al Cairo.
Non facciamo confusione

Giancarlo Bosetti


Sto sviluppando una vera forma di allergia per la propaganda e la partigianeria che piegano gli argomenti “a effetto” a sostegno delle proprie cause e idiosincrasie. Non si capisce perché (e se si capisce, è una spiegazione spiacevole) Magdi Allam debba presentare sul Corriere una sentenza del Tribunale egiziano per l’Unificazione dei Principi che consente l’ingresso nella Università americana del Cairo anche alle studentesse con niqab, cioè con il velo integrale nero che lascia solo una fessura per gli occhi, come un “obbligo strisciante”. Nell’articolo in prima pagina dell’11 giugno, tra amici del hijab, ingiunzioni contro il niqab, comitati pro e contro l’uno e l’altro in tutto il Maghreb, si rischia di fare una grande confusione.

I fondamentalisti esistono, sono dannosi e pericolosi, ma la confusione rischia di aiutarli a crescere in numero e popolarità. E l’arroganza dei regimi autoritari (che proibiscono rigidamente il velo negli uffici pubblici) rischia con tutta evidenza di giovare alla loro causa. In sostanza l’articolo e i titoli del Corriere lasciano credere che adesso alla American University del Cairo si entri solo col niqab.

In verità si tratta di un luogo dove capita di trovare studenti e studentesse abbigliati nei modi più diversi, con e senza velo, in un clima di grande libertà, come in un campus di qualunque metropoli occidentale, con la differenza che si trova nel centro di una capitale araba e con servizi di sicurezza che filtrano gli ingressi quasi come in un aeroporto. Il niqab (quello che lascia solo la fessura per gli occhi) è diventato una specie di divisa delle donne militanti dell’ala “fratelli musulmani”, un simbolo. Cercate di immaginare una università occidentale del ‘68-‘69 in cui avessero proibito di portare un distintivo con la falce e martello o i simboli di Lotta Continua o del femminismo. Aggiungete che chi tratta i “fratelli musulmani” – oggi componente parlamentare legalizzata in Egitto – come se fossero dei terroristi non fa un gran servizio a comprendere il difficile confronto politico egiziano. Ma questa è una discussione da fare un’altra volta.
È possibile intanto far circolare informazioni senza “effetto”, insomma con un po’ meno di spin?

 

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