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321 - 17.05.07


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L’economia ha fatto la differenza

Gilles Saint-Paul


Questo articolo è tratto dal sito www.lavoce.info, dove è pubblicato con il titolo “Perché ha vinto Sarkozy”


Il risultato del secondo turno delle elezioni presidenziali francesi dà una chiara vittoria a Nicolas Sarkozy, ma Ségolène Royal si è comportata relativamente bene. Con il 47 per cento dei voti, è solo un punto al di sotto del punteggio ottenuto dalla sinistra in ogni tipo di elezione dal 1993.

L’elettorato si sposta a destra

I risultati del primo turno suggeriscono, tuttavia, che la Royal ha beneficiato dell’acuta ostilità nei confronti di Sarkozy di buona parte dell’elettorato di centro.
Al primo turno, queste persone hanno votato in massa per François Bayrou, e metà degli elettori centristi che si sono presi il disturbo di votare al secondo turno ha scelto la signora Royal. Si potrebbe sostenere che con un candidato capace di raccogliere più larghi consensi, la destra avrebbe ottenuto un risultato anche migliore. Inoltre, la destra ha vinto sebbene fosse al governo già da cinque anni: una grande novità. Il governo in carica ha perso tutte le elezioni presidenziali e parlamentari dal 1981, con l’unica semi-eccezione del 1995 quando Chirac vinse contro Jospin (ma Chirac stesso vinse contro il primo ministro in carica Balladur e aveva messo in piedi un campagna orientata a sinistra con il motto "divisione sociale").
Perciò, l’intero elettorato sembra spostarsi a destra, come dimostrano i risultati del primo turno. Nel 1981, il partito che a sinistra ottenne il miglior risultato fu il Partito comunista di Marchais, con circa il 16 per cento dei voti. Nel 2007, è la Royal, mentre il partito comunista è virtualmente scomparso.

Il peso dei valori. E dell’economia

I commentatori parleranno a lungo del ruolo "dei valori" (il duro lavoro, la famiglia, la nazione) nel condizionare il risultato. Credo però che tali "valori" siano sopravvalutati.
In primo luogo, è plausibile che gli elettori siano giustamente scettici circa il contenuto reale di questi valori in termini di politiche. In secondo luogo, i comportamenti dei due principali candidati sui valori in gran parte hanno finito per coincidere durante la campagna. Per esempio, la Royal elogiava la bandiera nazionale francese, mentre Sarkozy parlava di creare un ministero dell'Immigrazione e dell'identità nazionale.

Di economia, invece, si è parlato meno, ma credo che abbia avuto un ruolo chiave nelle decisioni degli elettori. Il motivo è che su questo argomento i due contendenti principali si sono maggiormente differenziati e la gente ha potuto confrontare le promesse elettorali con i risultati degli ultimi dieci anni: se una promessa dalla Royal assomiglia alle azioni del governo di Jospin 1997-2002, allora è plausibile che sia attuata. Lo stesso vale per Sarkozy, un membro del governo dal 2002.

Con le sue arcaiche proposte economiche, la sinistra ha puntato a costituire un’improbabile coalizione di impiegati statali, di chi percepisce sussidi sociali e di artisti, anch’essi con sussidio pubblico. Tutto ciò, l’ha confinata in una posizione di minoranza. Non ha invece preso in considerazione la crescita della nuova classe sociale di proprietari immobiliari. Persone che hanno cominciato a investire nella proprietà nella seconda metà degli anni Novanta, in parte perché si aspettavano che il sistema pensionistico sarebbe da lì a poco entrato in crisi.

Ironicamente, la mancanza di iniziativa del governo Jospin sul fronte previdenziale ha contribuito a quel fenomeno. Di conseguenza, i prezzi delle proprietà hanno cominciato ad aumentare rapidamente, così che la nuova classe di proprietari è diventata più ricca.
La sinistra ha perso questi voti con una serie di proposte che probabilmente li ha spaventati. C’era una vaga promessa di mettere un tetto agli affitti e accenni a un intervento governativo che avrebbe interferito con la possibilità dei proprietari di disporre liberamente delle loro proprietà. Si andava da discorsi sulla possibilità di "requisire" appartamenti sfitti all’idea di allocare gli affittuari secondo una qualche nozione di "bisogno" e non secondo la scelta del proprietario dell’immobile.

L'imposta sul reddito sarebbe aumentata per chi guadagna più di 4mila euro al mese (definito in modo ampio). Questione aggravata dalle dichiarazioni di François Hollande, capo del partito socialista, al quale "non piacciono i ricchi". Al contrario, Nicolas Sarkozy ha proposto una riduzione marcata delle tasse di successione, probabilmente più attraente per questa categoria di elettori, che poteva anche sperare in una graduale riduzione dell'imposta sul patrimonio ("impôt sur la fortune").

Un altro errore è stata la promessa di cancellare la riforma delle pensioni del 2003. Quella riforma stata approvata tra le usuali proteste violente ed era veramente necessaria. Semmai, è insufficiente e altri provvedimenti dovrebbero essere (e saranno) presi. La proposta socialista non solo era irresponsabile, ma anche contraddittoria, poiché non è stata indicata nessuna alternativa; ed era ingiusta, perché uno dei punti centrali della riforma del 2003 è l'aumento degli anni di contributi richiesti ai funzionari pubblici per equipararli al settore privato. Di conseguenza, la sinistra ha perso i voti tra i pensionati e gli operai più anziani.

La maggior parte della gente ora si aspetta una divisione della sinistra in una sinistra radicale collettivista e in un centro-sinistra socialdemocratico. Non è chiaro, però, quale potrebbe essere la piattaforma politica di quest’ultimo.
Il suo punto di vista è già pericolosamente vicino a quello di Bayrou, che prova a costruire sul suo successo cannibalizzando l'elettorato socialista e per apparire come l'opposizione principale a Nicolas Sarkozy. E un partito social-democratico sullo stile dei paesi nordici o della Spd tedesca finirebbe per ritrovarsi a destra dell’Ump di Sarkozy.
La sinistra è di fronte ad una scelta difficile: o mantiene una strategia perdente di "sinistra radicale" o compete per un posticino già affollato. La migliore chance di sopravvivenza è nella speranza che Sarkozy attui politiche ancora più di destra di quelle dei governi Villepin e Raffarin. Ma questo resta tutto da vedere.

 

 


 

 

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