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319 - 17.04.07


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Anna, Antonio e il
silenzio dell’Europa

Tanya Lokshina con
Daniele Castellani Perelli


Tanya Lokshina conosceva personalmente Anna Politkovskaja, anche perché i russi attivamente impegnati per i diritti della Cecenia, dice lei, “saranno due dozzine, e ci conosciamo tutti”.
“La sua perdita per noi è stata terribile – ci racconta dalla sua casa di Mosca la direttrice del Demos Center, un’importante Ong russa – Consideravamo Anna troppo famosa per poter essere uccisa, credevamo che la sua importanza l’avrebbe protetta. E la sua morte brutale e inattesa è stata uno choc”. Ma la battaglia per i diritti della Cecenia va avanti, anche se un ulteriore scandalo è rappresentato dalla nomina a presidente ceceno del violento Ramzan Kadyrov, accusato di ripetute violazioni dei diritti umani. Tanya Lokshina, che scrive anche per la rivista Opendemocracy.net, ricorda infine il giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, e il pensiero del silenzio europeo sulla sua morte è per lei l’occasione per sottolineare come oggi l’Europa sia sempre più dipendente dal petrolio di Mosca: “Per i suoi governi, in questo caso, il petrolio ha la precedenza sui valori”.

Recentemente lei ha paragonato lo stato dei diritti umani della Russia odierna a quello dell’ex Unione Sovietica. E’ così grave la situazione?

Purtroppo sì, non c’è modo più efficace per descrivere la nostra condizione. Lo stato dei diritti umani è tale che ai russi è negata oggi persino la piena libertà di viaggiare e di accedere a internet, per non parlare della libertà economica. Ma i campi in cui la situazione è più grave sono sicuramente quello della dimensione politica e mediatica. La tv è quasi totalmente controllata dallo stato, e la stampa libera è stata decisamente ridimensionata. L’imprenditoria privata è praticamente ridotta all’osso, e anche i partiti politici indipendenti sono scomparsi dalla scena: il partito del presidente Putin, Russia Unita, ha il dominio totale della Duma, del Parlamento. Come vede le ho elencato tutte le colonne portanti di una moderna democrazia, e tutte versano oggi in grave pericolo.

Cosa ha significato per voi l’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja?

Per noi è stata una tragedia. Conoscevo personalmente Anna, anche perché le persone che sono attivamente impegnate per i diritti della Cecenia sono incredibilmente poche, e si conoscono tutte. Saremo più o meno due dozzine di individui, che condividono gli stessi problemi. La sua perdita per noi è stata terribile, ci ha mostrato quanto tutti noi fossimo vulnerabili. Consideravamo Anna troppo famosa per poter essere uccisa, credevamo che la sua importanza l’avrebbe protetta. E la sua morte brutale e inattesa è stata quindi, tanto più, uno choc. Ci ha dato il segno di quello che era diventata la Russia.

Lei ha fiducia nella polizia che sta indagando sul caso della Politkovskaja?

Purtroppo no. Credo che non riusciremo mai a sapere chi ha ucciso Anna. Potremo sapere magari il nome del killer, di chi ha premuto il grilletto, ma non di chi ha voluto quella morte.

Cosa sta accadendo oggi in Cecenia? Come è la situazione?

E’ stato da poco nominato presidente Ramzan Kadyrov, figlio del presidente assassinato Akhmad Kadyrov, e questo è stato un vero schiaffo in faccia alla comunità internazionale, che peraltro non ha fatto nulla per non meritarselo. Persone vicine a Kadyrov sono seriamente accusate di rapimenti e torture. Ma un ulteriore scandalo è rappresentato dalla nomina stessa di Kadyrov: un fatto apertamente anticostituzionale, visto che di fatto, dopo l’incidente stradale che ha coinvolto il suo predecessore Sergey Abramov, al momento della nomina aveva 27 anni e che la costituzione cecena impedisce ai minori di 30 anni di diventare presidente.

Forse ricorderà il caso di Antonio Russo, il giornalista di Radio Radicale ucciso in Cecenia proprio per ciò di cui era venuto a conoscenza sul conflitto ceceno. Perché i governi occidentali, anche quelli dotati delle migliori intenzioni, continuano a stringere rapporti con la Russia di Putin, dopo una tale catena di morti e tragedie?

Mi ricordo di Antonio Russo, anche se non l’ho mai conosciuto. Il motivo del silenzio occidentale è semplice e noto: il petrolio e il gas di Mosca. Purtroppo l’Europa ha bisogno dell’energia russa, e per i suoi governi, in questo caso, il petrolio ha la precedenza sui valori. Raramente i governi europei osano affrontare la questione cecena nei loro incontri con Putin, perché temono che il minimo accenno infastidirebbe il nostro presidente e lo indurrebbe a sbattere la porta in faccia agli europei. Gli europei o sono troppo naif o sono troppo ipocriti sulla Cecenia, e la risposta di Putin a qualsiasi accusa è, comunque, che la Cecenia rappresenta un affare interno della Russia. Punto.

Come è cambiata la vita per voi operatori dei diritti umani, dopo che il Cremino ha approvato la nuova legge sulla registrazione delle Ong?

Le nuove norme rappresentano un peso burocratico enorme, e rendono impossibile la vita soprattutto alle organizzazioni minori, quelle che lavorano nelle province e non dispongono di fondi sufficienti. Il tutto si inquadra poi in una campagna di aggressione da parte dei media governativi nei nostri confronti. Per le nostre Ong, in Russia, la vita è sempre più dura.

 


 

 

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