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317 - 16.03.07


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Che resta di
destra e sinistra?

Alessandro Lanni


Bye bye destra e sinistra? Proprio ora che in Italia il centro diventa, per l'ennesima volta, ago della bilancia, in Inghilterra si chiedono cosa verrà dopo le grandi opzioni politiche antagoniste che hanno costruito l'Occidente nel XX secolo. Destra e sinistra hanno definito l'orizzonte politico-culturale del secolo scorso: quali strumenti utilizzeremo in futuro per comprendere un mondo che negli ultimi decenni si è trasformato in maniera radicale? La domanda se la pone “Prospect”, prestigiosa rivista progressista british, e la gira a molti tra i migliori intellettuali di area anglofona. Come da qualche anno a questa parte, interpreta una Big question e chiede un piccolo svolgimento alle sue firme. Questo gioco semiserio è in realtà un'idea – e lo riconosce la stessa redazione – presa in prestito dal gruppo della third culture di John Brockman e del sito Edge.org. L'ultima volta su Prospect c'era stata la classifica dei cento maitre a penser più influenti in circolazione (gli italiani erano Umberto Eco e Toni Negri). Per il 2007, filosofi, storici, economisti, scienziati, scienziati della politica, giornalisti si esercitano in analisi e previsioni in pillole. Il tono delle risposte, confessa David Goodhart nell'editoriale di presentazione dell'iniziativa, è perlopiù pessimistico. Il futuro, dicono quasi in coro gli interrogati, sarà peggio del presente. Con tutti i difetti, conservatori e progressisti hanno avuto una funzione nell'interpretare la realtà dello scorso secolo ruolo che ora non si capisce bene chi possa e chi debba prendere su di sé nel futuro prossimo. Eppure e nonostante ciò, spunti significativi escono fuori dalle risposte. Soprattutto, a leggere bene tra le risposte si vede quanto poi l'assunto iniziale – ossia che la stagione della sinistra e della destra si sia conclusa – non convinca tutti coloro che hanno partecipato al grande sondaggio con la palla di vetro di “Prospect”. Anzi, con tutti i cambiamenti del caso, sembra proprio che le due anime politiche del Novecento non solo rimarranno in vita anche nel nuovo secolo ma che sia opportuno e utile che questo accada.

“Cosmopoliti contro patrioti” secondo Bruce Ackerman, politologo Usa tra i più influenti teorici della democrazia deliberativa, la grande sfida sarà tra questi due opposti. Ma non finisce lì: anche tra cosmopoliti e patrioti esistono quelli di destra e quelli di sinistra (che dunque non sono categorie cancellate dalla storia). Tra i cosmopoliti, ci sono fautori della globalizzazione e del mercato mondiale e quelli che hanno in mente i problemi planetari come il riscaldamento planetario o la proliferazione delle armi nucleari. E anche tra i patrioti ci sono quelli conservatori, che vogliono proteggere le frontiere dai migranti in arrivo e quelli progressisti che si battono per difendere le tradizioni culturali dalla Macdonaldizazzione selvaggia (alla Carlo Petrini di Slow Food, per intendersi).

La vita sotto ogni profilo è la questione del XXI secolo per il padre della “Terza via” Tony Giddens. Un groviglio di temi che vanno dalla biotecnologie al clash of civilizations. “La politica della vita ha a che fare con l'ambiente, l'invecchiamento, l'identità e la tecnologia. Potrà essere una politica di mera sopravvivenza o di speranza. Oppure un po' di tutte e due”. Secondo Giddens, destra e sinistra non sono destinate a scomparire, piuttosto devono calibrarsi sulle nuove sfide, completamente inaspettate appena venti anni fa.

Lo storico marxista Eric Hobsbawn, autore tra l'altro de Il secolo breve, propone la sua risposta in uno schema tradizionale senza uscire dall'alveo del materialismo otto-novecentesco. Di fronte alla divaricazione sempre maggiore tra chi ha e chi non ha, spiega Hobsbawm, prevalgono spinte identitarie e etniche che attraverso una “mobilitazione irrazionale” coprono il vero problema che è appunto quello della distanza crescente tra mondo ricco e povero. E nessuno dei grandi principi che dominano il nord del mondo (crescita economica, progresso tecnologico, autonomia individuale ecc.) sembra in grado di risolvere questa disparità.

A rispondere alla domanda c'è anche uno dei geni della musica contemporanea come Brian Eno che non si risparmia nel tagliare la realtà anche con categorie che fino a ieri erano impensabili. Sono cinque, dice, le grandi contrapposizioni del futuro prossimo e tra esse ce ne è almeno una che poteva tirar fuori solo lui. Il padre della tecnologia applicata alla musica contrappone vita reale e vita virtuale nella società che viene. Gli entusiasti di Second life, simulazione on line e supersofisticata della vita, per ora sono solo appassionati di un gioco molto coinvolgente ma, sostiene Eno, da qui a breve la scelta tra firstlifers e secondlifers diverrà una vera opposizione di fondo tra stili di vita molto lontani che potrebbe bypassare senza nostalgia l'opposizione tra progressisti e conservatori.


 

 

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