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317 - 16.03.07


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La missione del reporter

Daniele Castellani Perelli


Quella mattina viaggiava in macchina, e aspettava una telefonata. “Gira qui a destra”, gli avrebbero detto, e Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica avrebbe incontrato i rappresentanti dei talebani con i quali aveva un appuntamento. Invece è andata in un altro modo, oppure è andata proprio così, solo che adesso Daniele Mastrogiacomo è stato rapito, da un gruppo che lo accusa di essere una spia e che minaccia di ucciderlo. Solo il giorno prima, il cronista aveva parlato al telefono con i suoi colleghi di Repubblica-Tv, ai quali aveva raccontato quei suoi giorni in Afghanistan e aveva promesso un altro collegamento telefonico per il giorno successivo. A sentire quella registrazione (ritrasmessa dai telegiornali italiani) non si può non rimanere colpiti dalla voce dell’inviato. Serena, quasi orgogliosamente contenta, quasi di chi non veda l’ora di essere già lì, sul posto, per ascoltare e cercare di capire.

La passione per il lavoro di giornalista, di inviato di guerra, forse a qualcuno parrà stramba, incomprensibile perché al limite dell’incoscienza. Ma non c’è altro modo di farlo, quel lavoro, perché altrimenti si rischia di lasciare l’opinione pubblica nelle mani delle notizie ufficiali, dei governi e dei militari. E’ “la missione di un reporter”, come l’ha chiamata il direttore di Repubblica Ezio Mauro commentando l’accaduto. La stessa di tutti quegli uomini e quelle donne che, non accontentandosi di riciclare un’agenzia, si sono ritrovati nelle mani di rapitori armati, spesso come oggetti di scambio per questioni decise dai governi, non dai media. L’ultimo giornalista italiano ad essere rapito in zona di guerra è stato Gabriele Torsello, il fotoreporter sequestrato il 12 ottobre 2006 nel sud dell'Afghanistan, e liberato dopo 23 giorni di prigionia. Prima di lui, l’inviato del Corriere della Sera Lorenzo Cremonesi era caduto nelle mani delle Brigate Martiri Al Aqsa, a Deir el Balah, nella Striscia di Gaza, ma quello fu “un atto dimostrativo” (come lo definirono i rapitori stessi) e Cremonesi venne rilasciato il giorno lo stesso, il 10 settembre 2005: “Non ho avuto paura perché a Gaza non hanno ucciso nessuno – commentò il giornalista – non è l'Iraq”.

L’Iraq, appunto. Sono due i giornalisti italiani che hanno legato indissolubilmente il loro nome all’Iraq. Giuliana Sgrena e Enzo Baldoni. La giornalista del Manifesto venne rapita a Baghdad il 4 febbraio 2005, dall’Organizzazione della Jihad islamica, e venne liberata esattamente un mese dopo dai servizi segreti italiani. Nell’occasione, nella macchina che li conduceva verso l’aeroporto militare americano, trovò la morte Nicola Calipari, agente del Sismi e artefice della liberazione della Sgrena. Enzo Baldoni si trovava invece in Iraq come giornalista freelance. Collaboratore del settimanale Diario, venne rapito presso Najaf il 19 agosto 2004 dalle Armate Islamiche, un’organizzazione vicina ad Al Qaeda. Dopo un ultimatum all’Italia, affinché ritirasse tutte le sue truppe dal paese entro 48, i rapitori uccisero Baldoni meno di una settimana dopo.

La drammatica storia dei giornalisti italiani in zona di guerra si lega però, soprattutto, al nome di due donne. Nessuna delle due venne rapita, perché entrambe vennero uccise sul posto. Maria Grazia Cutuli, inviata del Corriere della Sera, venne uccisa in Afghanistan il 19 novembre 2001, sulla strada che collega Jalabad a Kabul, insieme a tre colleghi stranieri (l’australiano Harry Burton, l’afghano Azizullah Haidari, entrambi corrispondenti della Reuters, e lo spagnolo Julio Fuentes del Mundo). L’auto sulla quale viaggiavano venne bloccata da un gruppo di uomini armati, che prima fecero scendere i giornalisti dalla loro auto e poi li ammazzarono a raffiche di kalashnikov. Il 20 marzo 1994, a Mogadiscio, venne invece assassinata la giornalista del Tg3 Ilaria Alpi. Si trovava in Somalia per seguire la guerra tra le fazioni che stavano insanguinando il paese e indagava su un traffico d’armi e di rifiuti tossici illegali. Trovò la morte con lei anche il suo operatore, Miran Hrovatin.

Nel 2006, secondo le stime di Reporters sans frontières, sono stati uccisi 82 giornalisti nel mondo, di cui 40 in Iraq. In questi primi mesi del 2007 hanno trovato la morte 13 cronisti, di cui 9 in Iraq. E’ dal 2005 che un giornalista non viene ucciso in Afghanistan. Un motivo in più per sperare che Mastrogiacomo sia presto liberato.

 

 

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