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317 - 16.03.07


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Islam-Europa.
L’incontro conviene

Daniele Castellani Perelli


“L’identità è un processo aperto, non è una ricetta sempre uguale come quella della pizza margherita”, dice lo scrittore algerino-italiano Amara Lakhous, che all’incontro “Europa e Islam” legge brani del suo romanzo Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio.
Su questo punto sono d’accordo tutti i relatori, chiamati a discuterne a Roma dalla rivista “Reset” e dalla Cgil-Spi. In termini più filosofici lo dice il direttore di “Reset” Giancarlo Bosetti, che ricorda come la sfida più importante dell’Europa di oggi (che assiste a un ritorno dei temi religiosi) sia quella della “difficile dimensione del pluralismo, che rifugge dalle tendenze etnocentriche, egocentriche”. E in parole sociologiche lo dice anche Antimo L. Farro (dell’Università La Sapienza, ospite dell’incontro): “E’ necessario integrare tutta la popolazione su un piano socioeconomico, perché così potranno nascere dei musulmani europei, così come già esistono dei cristiani europei”.

Turchia o non Turchia, Islam e Europa sono destinati a intrecciarsi sempre di più, soprattutto in ragione della forte immigrazione dai paesi arabi (e Lakhous fa notare che il movimento degli arabi non è un arrivo, ma un “ritorno” in Europa, dopo qualche secolo di assenza). Lo sa bene Farian Sabahi, che insegna Islam e democrazia alla facoltà di scienze politiche di Torino e ha girato l’Europa per scrivere un libro-reportage sullo stato dell’integrazione musulmana nel Vecchio Continente (Islam: l’identità inquieta dell’Europa). Metà iraniana e metà italiana (anzi “tutta iraniana e tutta italiana”, corregge lei), la collaboratrice del “Sole 24ore” e de “La Stampa” elenca tutte le questioni principali che oggi rendono complicato il matrimonio tra Islam e Europa (che per molti non s’ha da fare): libertà di coscienza, terrorismo, libertà d’espressione, incompatibilità tra le leggi europee e certe vecchie pratiche islamiche più tradizionaliste (lapidazione, circoncisione, poligamia etc).

Un quadro complicato, che l’ospite più atteso del convegno, l’iraniano Farad Khosrokhavar, spiega così: “Un musulmano europeo, a differenza di quello americano, deve confrontarsi non con un modello omogeneo, ma con tanti modelli nazionali, da quello tedesco a quello britannico, francese e così via – spiega il sociologo della Ehess di Parigi – Così capita che ciò che è permesso in Gran Bretagna, come portare il velo a scuola, sia vietato in Francia”. Ma non è solo l’Europa ad essere complessa. Anche l’altro elemento del binomio preso in questione, l’Islam, è particolarmente complesso: “Ci sono anzitutto tanti diversi paesi di provenienza, dal Marocco alla Turchia al Pakistan, e poi ci sono differenze anche tra una generazione e l’altra. Così in ogni paese europeo ci sono comunità musulmane diverse tra loro, e a loro volta divise al loro interno. In Germania ci sono soprattutto turchi, in Gran Bretagna pakistani e in Francia maghrebini. In Italia e Spagna siamo solo alla seconda generazione di immigrati, mentre negli altri grandi paesi dell’Ue siamo anche alla quarta”.

Khosrokhavar, autore di I nuovi martiti di Allah e di un libro sull’Iran insieme a Olivier Roy, ricorda che è proprio questa complessità che deve mettere in guardia gli europei da ogni semplificazione: “Dai miei studi emerge che solo una piccola parte dei musulmani vede con favore il jihadismo e non si integra né economicamente né culturalmente, mentre l’opinione pubblica europea crede che si tratti di una maggioranza”. Davanti alla crisi di fiducia che dimostra verso l’Islam dopo l’11 settembre 2001, l’Europa deve reagire evitando la ghettizzazione e anzi “mobilitandosi per l’integrazione dei musulmani europei”, invoca Khosrokhavar. Anche perché, ricorda pragmaticamente Sabahi, i non-integrati di oggi sono i disoccupati di domani, e dipenderanno dalla casse dei nostri bilanci pubblici.

L’incontro di Islam e Europa è insomma conveniente per l’uno e per l’altra. Se l’identità non è una ricetta scontata, allora un buon modello potrebbe essere quello della protagonista di Un bacio appassionato di Ken Loach, ampiamente citato durante l’incontro. Musulmana di origini pakistane. Studentessa di una scuola cattolica di Glasgow. Tifosa dei Rangers, la squadra di calcio dei protestanti della città britannica. Le pizze margherite sono destinate a scomparire.

 

 

 

 

 

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