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315 - 16.02.07


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Cosa prevede il ddl Mastella



Cambiano in Italia le norme in materia di antisemitismo, ma il testo approvato dal Consiglio dei ministri è molto più cauto di quanto ci si attendesse all’inizio della discussione. Chi nega l’Olocausto potrebbe essere perseguito penalmente, ma il disegno di legge (ddl) del ministro della Giustizia Clemente Mastella non fa riferimento diretto al negazionismo della Shoah, ma parla più in generale di “delitti di istigazione a commettere crimini contro l’umanità e di apologia dei crimini contro l’umanità”. Soddisfazione del ministro Mastella, che ha in parte tenuto conto dei rilievi degli storici (contrari ad una criminalizzazione dei negazionisti) e dello scetticismo di diversi politici (dell’una e dell’altra parte, come il sindaco di Roma Walter Veltroni e l’esponente di Forza Italia Margherita Boniver).

Il progetto amplia e rende più severe le norme per quanti propagandino la superiorità razziale e quanti commettano, o incitino a commettere, atti persecutori. Il ddl prevede che venga punito con una pena sino a tre anni chiunque diffonda idee sulla superiorità razziale, e prevede una pena dai sei mesi a quattro anni per chiunque commetta o inciti a commettere atti discriminatori per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o compiuti a causa del personale orientamento sessuale o dell’identità di genere. Il ddl non prevede pene record di dodici anni, come si era ventilato all’inizio, e reintroduce le norme del 1993 del decreto Mancino sulla discriminazione per motivi razziali, etnici nazionali o religiosi, che erano state depenalizzate dalla legge sui reati di opinione votata nel 2006 durante il governo Berlusconi. Per essere perseguiti basterà semplicemente “diffondere”, pur senza fare “propaganda”, idee antisemite o sulla superiorità e sull’odio razziale. Fondamentale risulterà pertanto l’interpretazione che daranno i magistrati alle nuove norme.

Così l’Italia si adegua solo in parte a quei dieci paesi in cui negare l’Olocausto è considerato un crimine. Si tratta di Israele e di dieci stati dell’Ue, ovvero Germania, Austria, Slovacchia, Romania, Francia, Svizzera, Polonia, Lituania, Belgio, Repubblica Ceca (i primi quattro hanno partecipato attivamente all’Olocausto). La Gran Bretagna ha scartato l’idea perché andrebbe a toccare la libertà di espressione, sacra nel Regno Unito. In Francia si chiama Loi Gayssot la legge che punisce “quanti contestano l’esistenza di uno o più crimini contro l’umanità”. L’Austria ha invece catalizzato su di sé le attenzioni del mondo giusto un anno fa, quando un tribunale di Vienna condannò a tre anni di prigione lo storico britannico David Irving, colpevole di negare l’Olocausto (una decisione che venne criticata da diversi intellettuali, tra i quali i britannici Timothy Garton Ash e Christopher Hitchens, e l’americano Noam Chomsky).

Il negazionismo si associa spesso all’antisemitismo e all’antisionismo, e non a caso è particolarmente diffuso nel mondo islamico, dove più forti sono le tensioni con lo stato israeliano. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha più volte definito “una favola” la Shoah, e nel dicembre scorso ha indetto a Teheran una “Conferenza internazionale per rivedere la visione globale dell’Olocausto”. La Germania, attuale presidente di turno dell’Unione Europea, intendeva invece estendere a tutta l’Ue la criminalizzazione del negazionismo. Alla fine di gennaio, tuttavia, ha annunciato che rinuncerà.
(Daniele Castellani Perelli)

 

 

 

 

 

 

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