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314 - 02.02.07


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Il cyber-ritardo
della politica italiana

Alessandra Spila


Alle tante riflessioni e considerazioni che si sono fatte, e si fanno tuttora, sulle elezioni politiche italiane del 2006, bisogna aggiungerne un’altra, che riguarda il mancato appuntamento con Internet, e soprattutto con la grande attesa di un vero e proprio turning point nella storia nazionale dell’e-campaigning.

A fare il punto della situazione, tra la crescente centralità delle nuove tecnologie della comunicazione e la conseguente attesa di una prossima sostituzione del mezzo televisivo con la rete, in campagna elettorale come nella più ampia sfera politica, è Sara Bentivegna. La studiosa, docente di Teorie delle comunicazioni di massa e Comunicazione politica presso l’Università di Roma La Sapienza, da anni si occupa del rapporto tra politica e Internet, come dimostrano alcuni dei suoi libri più recenti (Comunicare in politica, Politica e nuove tecnologie della comunicazione, Teorie della comunicazione di massa), a cui si affianca Campagne elettorali in rete. Quest’ultimo volume raccoglie oggi una duplice sfida. Da un lato, continua la riflessione e il dialogo che ormai da parecchi anni Bentivegna intrattiene sulle nuove tecnologie di comunicazione, tra inviti a contestualizzare il fenomeno all’interno di precise coordinate storico-sociali e a ridefinire le “aspettative che vanno ben oltre l’applicazione tecnologica”. Dall’altro, propone un’analisi lucida e serrata in un percorso a ritroso passando in rassegna, dalle consultazioni del 2006, gli ultimi dieci anni di contese elettorali italiane. Con l’obiettivo anche di stabilire quante attese siano state soddisfatte e quante invece deluse e, non da ultimo, se Internet si sia tradotto davvero in uno strumento di contatto reciproco e paritario tra candidati ed elettori.

Così, in base ai dati raccolti, la conclusione non può che essere negativa. Il contributo di internet alle elezioni 2006 è da considerare, insomma, un’ulteriore appuntamento mancato che può essere semmai definito come un graduale fenomeno di evoluzione della comunicazione politica all’interno dello scenario italiano. “Sia pure all’interno di uno schema organizzativo largamente prevedibile”, come scrive la studiosa, “mi aspettavo di trovare espressioni di innovazione tecnologica tali da costituire la cifra identificativa con la quale etichettare e ricordare queste elezioni”. Le ragioni di una simile aspettativa vanno rintracciate in almeno tre fattori. Innanzitutto l’incredibile aumento di connessioni rispetto non solo alla campagna del ’96, ma anche a quella del 2001: da 10 a quasi 30 milioni in appena cinque anni. Dati, questi, confortati dalle notizie giunte dagli Stati Uniti, ovvero “dal paese che può essere considerato la culla dell’e-campaigning”, con lo straordinario caso di Howard Dean e del suo blog che ha letteralmente precettato e organizzato, tramite il modello Meetup, un numero molto consistente di sostenitori. E per finire, l’ultimo fattore che si poteva considerare ben augurante apparteneva all’Italia stessa, grazie al ruolo indiscusso di Internet nella campagna elettorale delle primarie indette dal centrosinistra. Ma nonostante tutti questi elementi, la campagna del 2006 non è stata certo il punto di svolta per Internet. Non è stata, come ci avverte l’autrice, quello che “il famoso dibattito Nixon-Kennedy del 1960 ha rappresentato per la televisione”.

Tuttavia le conclusioni definitive di Campagne elettorali in rete non sono tutte di un segno. Almeno se si prende in considerazione un panorama molto più ampio, che tenga conto non solo degli attori tradizionali, ma anche e soprattutto dell’universo degli internauti. Allora, in questo campo così allargato, si può pensare che si è comunque arrivati ad un momento di rottura rispetto al passato. I cittadini, in veste di navigatori, hanno usufruito di una quantità consistente di occasioni per contribuire alla costruzione della campagna. Come? I segnali, di quello che Bentivegna definisce “un costante mormorio”, sono il fitto scambio di e-mail, vignette, post nei vari blog e gli interventi nei gruppi di discussione. Segnali che possono bastare a suggerire, e magari anche a restituire, la complessità di una realtà in costante evoluzione.

Sara Bentivegna,
Campagne elettorali in rete,
Laterza, Roma-Bari 2006,
pp.147, euro 16

 

 

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