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310 - 24.11.06


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Dieta mediatica: l’Italia corre
ma gli altri sono molto avanti

Elisabetta Ambrosi


“L’Italia corre, ma gli altri sono già molto lontani”. Questa, in sintesi, la conclusione del sesto rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia, presentato il 30 ottobre a Roma da Giuseppe de Rita e Emilio Rossi, illustrato da Raffele Pastore e commentato da Cesare De Michelis, Dario di Vico, Giovanni Puglisi e Giuseppe Roma. L’indagine ci dice che c’è stata in Italia una crescita importante della capacità di fruire di un sempre maggior numero di media per soddisfare le nostre esigenze di informazione, comunicazione e approfondimento, ma che questo incremento ci colloca comunque su un piano molto diverso dagli altri paesi europei.

Due le novità dello studio del Censis (svolto in collaborazione con Tre, Mediaset, Mondadori, Ordine dei Giornalisti, Rai, Telecom Italia): la prima è che, a differenza degli anni passati, c’è un confronto con altri quattro paesi europei (Francia, Inghilterra, Spagna, Germania). La seconda riguarda obiettivi e metodologia della ricerca: invece che “studiare quali sono i media e a cosa servono” dice Raffaele Pastore, Responsabile Settore Comunicazione Censis, “in questo caso abbiamo studiato prima i bisogni, creando una gerarchia, per poi capire come i media vengono utilizzati per soddisfarli”.

Italia “teledipendente” (ma vicina alla Francia)
Veniamo allora ai dati. L’Italia si caratterizza per una forte dipendenza dal modello televisivo tradizionale: 75 persone su cento vedono unicamente la tv analogica terrestre, contro il 65% della Spagna e della Francia, il 50% della Germania e il 31% della Gran Bretagna. Il nostro paese si fa notare anche per un altro primato, altrettanto poco sintomatico di sviluppo, ovvero l’uso del cellulare (79% della popolazione sopra i 14 anni), che dovunque in Europa, a parte la Spagna, è decisamente minoritario rispetto ad altri mezzi di comunicazione.
L’Italia appare dunque decisamente “teledipendente”, ma non tanto per l’estensione del pubblico televisivo (anche negli altri paesi il pubblico della tv sfiora il 95%), quanto per le basse percentuali di fruizione degli altri media: radio (63%), quotidiani (59%), soprattutto libri (55%) e infine internet (38%).
Curiosamente, tuttavia, questi dati non ci avvicinano, come ci si aspetterebbe, al modello spagnolo, più simile per certi aspetti a quello nordeuropeo, ma alla Francia. Se infatti si escludono la tv tradizionale (da noi al 94% e da loro all’83%) e la radio (63% contro 80%), per tutti gli altri media i dati francesi non si discostano molto dai nostri.

Andando più nello specifico dei singoli paesi europei, alcuni elementi colpiscono in particolare: oltre alla già segnalata tendenza francese ad attestarsi verso una fascia bassa di consumo di tutti i media, è interessante rilevare il consumo tedesco di quotidiani (ben 81,8%), e l’uso britannico di internet (61,4%) e della tv satellitare (caso unico in Europa, 29%).
I dati dell’indagine si prestano a numerosi commenti e interpretazioni: essi mettono in luce la rapida trasformazione del modello televisivo, la grande diffusione di radio e quotidiani, l’ampiezza del pubblico dei lettori e dei fruitori di internet, sempre più considerato come un vero e proprio media. Al tempo stesso, mostrano come l’Italia, purtroppo, sia un fanalino di coda su tutti questi fronti. Non a caso, dalla ricerca emerge che l’Italia ha il più alto numero di marginali (ossia gli utenti di un solo mezzo, la tv) e un alto numero di poveri di media (consumatori di 2-3 media), inferiore solo alla Francia.

Tv, ti cerco sempre (eppure non mi servi mai)
Per quanto riguarda invece il secondo aspetto sottolineato dal rapporto, ossia quello dei bisogni degli italiani relativi ai media, la gerarchia stilata dal Censis vede al primo posto l’informazione (80%), seguita dall’approfondimento (69%), dall’interesse per la musica (49%), dal bisogno di relazionarsi (42%), dall’intrattenimento (41%), infine dalla necessità di orientarsi negli acquisti (21%).
Per soddisfare questi bisogni a quali media si fa ricorso? Qui ci troviamo di fronte a un curioso paradosso: la tv è sempre al primo posto in termini di diffusione (persino nell’ascolto della musica) ma internet, libri, Mp3 e cellulari sono sempre al primo posto in quanto a soddisfazione ottenuta dall’uso. In altre parole, si usa molto la tv senza trarne beneficio, mentre quando si ricorre ad altri media la gratificazione e l’appagamento della necessità è massimo.
Infatti, per “informarsi” si ricorre principalmente alla televisione (90%), ai quotidiani (56%), alla radio (47%), al teletext (il 29%), a internet (29%) e ai libri (28%). Ma con quale grado di soddisfazione? Qui l’ordine dei media cambia: la massima soddisfazione la dà internet (75% delle persone), poi i libri (64%), i quotidiani (54%), la radio (53%), il teletext (48%) e infine la tv (42%).

Per “approfondire” si usano: la televisione (73%), i quotidiani (43%) i libri (36%), internet (32%), la radio (28%), e i settimanali (23%); la graduatoria della massima soddisfazione è invece: internet (76%), i libri (72%), la radio e i quotidiani (52%), la televisione e i settimanali (48%).
Per “accedere ai servizi utili”, vengono usati, nell’ordine: la tv (64%), internet (36%), il teletext (30%), i quotidiani e la radio (27%); ma la massima soddisfazione in questo ambito la danno: internet (78%), il teletext (58%), i quotidiani (52%), i libri (50%), la radio (49%).
Per “l’intrattenimento” si usano: la tv (83%), la radio (46%), i libri (34%), i quotidiani (27%); e il massimo di soddisfazione si ottiene da: libri (76%), internet (67%), radio (63%), mensili (55%), quotidiani (48%), settimanali (47%) e TV (46%).
Per coltivare i propri “interessi musicali”, nell’uso al primo posto c’è la radio (77%), al secondo la tv (57%), al terzo i lettori Mp3 (20%) e poi internet (13%); ma in termini di soddisfazione: al primo posto i lettori Mp3 (77%), al secondo internet (70%), al terzo la radio (68%) e poi la tv (45%).
Per “relazionarsi” la tv viene sempre al primo posto (61%) in termini d’uso, dopo la radio (39%), il cellulare (31%) e internet (22%), ma ovviamente nella soddisfazione il cellulare salta al primo posto (64%) sul piano della soddisfazione, prima di internet e della radio (62%) e della tv (49%).
Infine, per “orientarsi negli acquisti”, nell’uso sempre la tv al primo posto (49%), poi internet (43%), i quotidiani (18%), i settimanali (15%) e la radio (12%), mentre nella soddisfazione internet torna al primo posto (65%), al secondo la radio (36%), e poi settimanali (32%), televisione (30%) e quotidiani (27%).

Come commentare questi dati? Sicuramente, aggiunge Pastore, essi testimoniano di un uso assoluto della tv, che lascia indietro l’Italia rispetto agli altri paesi europei. Il fatto però che il piccolo schermo non soddisfi mai i bisogni di coloro che ad essa si rivolgono e che internet, quotidiani e libri raggiungano invece l’obiettivo è invece l’indicatore che la rete sia diventata un ottimo mezzo di informazione, laddove i quotidiani costituiscono una sorta di “prodotto perfetto” perché raggiungono il loro obiettivo tra le persone che riescono a intercettare (non a caso si sforzano di “fare agenda e fidelizzare sempre più i propri lettori”, come ha detto Dario Di Vico, vicedirettore del “Corriere della Sera”). Infine, il dato sui libri sta ad indicare, conclude Pastore, che anche per gli italiani “la cosa migliore è leggere un libro”. Non si tratta di un segnale incoraggiante?

D’altra parte, conclude lo studio del Censis, le cose anche in Italia stanno lentamente cambiando, tanto che “è possibile affermare che il rapporto degli italiani con i media si è tendenzialmente modificato nel corso dell’ultimo anno. Televisione, cellulari e radio, che si trovano al vertice dei consumi, hanno un leggero calo; mezzi a stampa come quotidiani e libri invertono la tendenza calante degli ultimi anni; i nuovi media crescono”, anche se non in modo dirompente. L’ampiezza di questi mutamenti sembra inoltre indicare che, “prima ancora di un cambiamento nel consumo di ciascun media, potrebbe esserci stata una trasformazione nel modo stesso di accostarsi ad essi da parte del pubblico”.




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