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307 - 12.10.06


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Stampa araba: “Quelle parole
possono alimentare conflitti”

Daniele Cristallini


A distanza di più di dieci giorni dalla lectio magistralis tenuta da Benedetto XVI nell’Università bavarese di Ratisbona, non si sono ancora spente le dispute sulle affermazioni del Papa, giudicate da più parti offensive nei confronti dell’islam e dei musulmani. Le reazioni della stampa araba sono giunte a “scoppio ritardato”. Nei primi due giorni successivi alla conferenza, infatti, soltanto alcune emittenti televisive satellitari come Al-Jazeera e Al-‘Arabiya, si erano occupate della questione. La stampa invece ha dato rilievo alla notizia soltanto in seguito all’enorme afflusso di commenti sui forum online delle due televisioni. Ciò dimostra probabilmente come, sempre più spesso, sia il mezzo televisivo a definire i temi rilevanti per l’opinione pubblica e, conseguentemente, per l’informazione nel mondo arabo. Inoltre, così come i canali satellitari hanno puntato tutto sull’impatto emotivo suscitato dalle parole del Papa, cercando di dare voce alle proteste dei musulmani in tutto il mondo, allo stesso modo i primi commenti apparsi sulla stampa hanno registrato per lo più il moto di reazione istintivo del popolo islamico, anziché proporre un dibattito intellettuale fecondo.

A 5 giorni dalla conferenza di Benedetto XVI, ‘Abd al-Bari ‘Atwàn, il più importante editorialista del quotidiano palestinese Al-Quds al-‘arabi (Gerusalemme araba) scrive: “Il Papa Benedetto XVI, che rappresenta la più importante autorità religiosa e morale dell’Occidente, ha commesso un vergognoso errore nei confronti di una religione a cui appartiene un miliardo e mezzo di musulmani. Il Papa ha citato parole di un imperatore bizantino razzista e odioso, che offendono il Profeta Muhammad – su di lui la benedizione di Dio e la pace – e ha collegato in maniera chiara l’islam al terrorismo. […] Di queste cose avrebbe dovuto scusarsi in maniera altrettanto chiara, mentre ha preferito nascondersi dietro qualche espressione di cordoglio e di tristezza nella speranza che si calmassero le acque”.

‘Atwàn ritiene inoltre che la politica di Benedetto XVI si ponga in netto contrasto con quella del suo predecessore Giovanni Paolo II, il quale in molte occasioni aveva dimostrato con gesti significativi il suo impegno verso il dialogo con le altre religioni per il raggiungimento di una convivenza pacifica. Le affermazioni del Pontefice attuale, invece, come le vignette sul Profeta pubblicate dai giornali danesi lo scorso anno, rientrerebbero, secondo ‘Atwàn, nella strategia di una “crociata intellettuale” portata avanti dall’Occidente, parallelamente a quella mediatica e a quella militare, “senza un motivo logico ma con l’unico obiettivo di danneggiare il più possibile i musulmani nel mondo”. ‘Atwàn esprime infine il suo biasimo per le reazioni violente alle parole del Papa, come l’incendio di alcune chiese a Nablus e l’uccisione di una suora cattolica in Somalia: “Le manifestazioni di rabbia, la difesa della fede e l’indignazione per gli insulti rivolti ai musulmani sono cose assolutamente legittime che, però, devono essere espresse con mezzi civili che non abbiano nulla a che fare con incendi omicidi o altri episodi irresponsabili”.

Dagli altri quotidiani del mondo arabo gli editorialisti sembrano fare a gara per trovare motivi originali per criticare le infelici parole del Papa tedesco. Zoheïr Meziane che scrive sull’algerino El Moudjahid (Il combattente), ritiene che”la gravità delle affermazioni di Benedetto XVI, in quanto autorità spirituale e politica, consiste più nel suo atteggiamento semplicistico nei confronti dell’islam […] che nel contenuto del suo discorso, il quale è attribuibile più al successore di Giovanni Paolo II che al mondo cattolico nel suo complesso”.

Dai quotidiani di proprietà saudita (ma stampati all’estero per non incorrere nella censura), come Al-sharq al-awsat (Il Medio oriente) e Al-Hayat (La vita) si alza un coro di voci, talvolta dissonanti, sulle parole pronunciate dal Papa all’Università di Ratisbona. Al-Sayyid Walìd Abàh, di Al-sharq al-awsat, sottolinea come Benedetto XVI abbia voluto parlare all’Università come “il professore di Teologia Joseph Ratzinger”, senza valutare l’opportunità politica di ciò che diceva. La pensa così anche Susan al-Abtah che, dalle pagine dello stesso giornale, suggerisce al Pontefice di “evitare di portare il dialogo sul piano teologico se non vuole trovarsi in situazioni sempre più difficili: piuttosto che porre l’accento sulle differenze, il Papa dovrebbe valorizzare i punti in comune tra Cristianesimo e islam, come ha fatto il suo predecessore”.
“Riaprire capitoli della storia che parlano di odio reciproco, come ha fatto Benedetto XVI citando un testo del tempo delle crociate, non è utile a nessuno e serve solo a fomentare altro odio” nota Muhammad Jàbir al-Ansari, opinionista di al-Hayat. “D’altra parte – aggiunge al-Ansari – perché insistere sulla scelta di un testo del genere se, come hanno affermato fonti vaticane, la citazione non esprime il punto di vista personale del Papa? Tanto più che si tratta del capo della Chiesa Cattolica e non di un semplice conferenziere!”.

Ghassan Charbel, noto editorialista di al-Hayat, sottolinea che “una persona nella posizione del Papa non dovrebbe esprimersi su questioni tanto sensibili riguardanti un’altra religione, senza tenere conto della tensione che da anni domina lo scenario della politico internazionale. […] Il mondo di oggi ha un estremo bisogno di tenere continuamente conto dell’”Altro” rispettandone la fede, le convinzioni, la cultura”.

A questo gruppo di critiche che si incentrano soprattutto sulla convenienza politica delle parole del Papa, si affianca un altro gruppo di editorialisti che manifesta un certo risentimento per il fatto che Ratzinger “abbia voluto insegnare l’islam ai musulmani” e abbia voluto “togliere la pagliuzza nell’occhio del fratello senza curarsi della trave nel proprio”. Così, ad esempio, lo scrittore libanese Radwàn al-Sayyid, commentando il testo incriminato, tratto da un dialogo dell’imperatore bizantino Manuele II con un dotto musulmano di origine persiana, scrive che “lo stesso imperatore Manuele, se fosse stato in vita e avesse letto il discorso del Papa si sarebbe assai meravigliato e sarebbe scoppiato a ridere. La violenza religiosa che la Chiesa Cattolica (in particolare il Papa Urbano II nel 1095 d.C.) ha riversato sull’oriente islamico, aveva prima colpito i suoi sudditi ortodossi, quando i cavalieri crociati occuparono Costantinopoli e vi rimasero per più di 50 anni in nome di un Cristo violento e tutt’altro che pacifico e razionale”.

La stessa tesi è portata avanti da ‘Abd al-Karìm sulla rubrica “Mujarrad ra’i”(“Solo un’opinione”) del quotidiano algerino Al-Khabar (La notizia o L’informazione) che scrive:”il Vaticano sta compiendo oggi, nel XXI secolo, esattamente ciò che aveva già fatto nel secolo XII, quando diede la propria benedizione ed il proprio sostegno alla guerra crociata contro i musulmani”. E aggiunge: “Chi ascolta le affermazioni del Papa comprende che il dialogo interreligioso non è altro che una ‘pagliacciata’ e una perdita di tempo, come dimostrano l’inimicizia e l’ostilità anti-islamica presenti nelle leadership e nei policy maker del mondo occidentale”.

Questa sfiducia radicale nel valore del dialogo non è però condivisa da tutti. Sul più importante quotidiano egiziano, al-Ahram (Le piramidi) Nabìl Luqa Babawi, Professore di diritto penale, afferma di non credere che il Papa intendesse offendere l’islam. Ne sarebbe una prova “il fatto che, in passato, abbia più volte riprovato il comportamento degli autori danesi delle caricature sul Profeta e abbia emanato un documento di condanna contro le offensive israeliane nei confronti dei musulmani in Palestina e contro le provocazioni di Israele e Stati Uniti”. D’altra parte la rubrica “Ra’i al-Ahram”(Il punto di vista di al-Ahram) ribadisce che, se anche il Papa avesse inteso pronunciare il suo discorso in qualità di semplice professore di Teologia “resta un suo dovere scusarsi con i musulmani per le sue affermazioni” dal momento che le offese all’islam non possono in alcun modo rientrare nell’ambito dell’esercizio della libertà di opinione.

Sulle pagine del quotidiano Al-Nahar (Il giorno) fondato e diretto dal decano del giornalismo libanese Ghassan Tweni, Sahar Ba’asin ritiene invece che sia “un’ingenuità aspettarsi le scuse del Vaticano che, anziché cercare di riparare all’errore di Benedetto XVI, ha rimproverato ai musulmani di non aver neppure letto il discorso del Papa e, successivamente, di averlo frainteso”. In riferimento a questo atteggiamento del Vaticano la scrittrice conclude il suo articolo commentando:” Ciò che è certo è che è stato fatto un errore e che adesso bisogna limitarne i danni, ma è altrettanto certo che un errore non si corregge con un altro errore!”.

Al di fuori del vespaio di critiche più o meno rabbiose nei confronti delle affermazioni del Papa, c’è però qualcuno che coglie l’occasione per proporre al mondo islamico una riflessione autocritica. Nonostante il titolo minaccioso del suo articolo, “Il grande errore del Papa”, ‘Abd al Rahman al-Rashid, general manager del canale satellitare Al-‘Arabiya ed ex caporedattore di Al-sharq al-awsat, ritiene che “il Papa non può essere paragonato ai fondamentalisti cristiani americani” e suggerisce l’ipotesi che “il Vaticano sia stato maggiormente criticato forse a causa del fatto che gli Arabi e i Musulmani si erano abituati alla sua politica di dialogo e al suo sostegno nei momenti difficili”.”Forse” – aggiunge timidamente – “dovremmo biasimare coloro che stravolgono il vero senso dell’islam, siano essi autentici o sedicenti Musulmani, piuttosto che prendercela con i seguaci di altre religioni. Oggi più che mai, i capi religiosi sono obbligati ad evitare il confronto diretto dal momento che viviamo in un mondo pieno di polvere da sparo”.

Se negli editoriali l’autocritica resta comunque piuttosto blanda – forse per timore dell’impopolarità – riflessioni più severe provengono dai commenti inviati al forum online della televisione al-‘Arabiya dove, ad esempio, Muhammad scrive:
“Il più grande errore che noi musulmani commettiamo è quello di reagire come dei guerrieri incominciando a bruciare ed uccidere e quant’altro. Dov’eravate voi pii musulmani quando il Libano veniva attaccato? Le reazioni che vediamo in questi giorni non sono altro che effetto di un disegno politico dei leader dei paesi islamici per contenere la rabbia delle masse accumulata negli ultimi 50 anni di umiliazioni. Lasciate stare il Papa e cercate di rispondergli in modo civile. […] Se il filosofo Ibn ‘Arabi vivesse oggi, darebbe a coloro che protestano una lezione di dialettica. State calmi e cercate di rispondere al Papa usando i suoi stessi strumenti. Alcuni secoli fa i crociati diffondevano il cristianesimo con il sangue e la spada. Lo stesso abbiamo fatto anche noi in alcune guerre isolate. Ma il Profeta Muhammad (su di lui la benedizione di Dio e la pace) vi chiederebbe oggi di calmarvi e usare i mezzi di cui disponete per manifestare il vostro dissenzo in modo pacifico. Infatti, come ha detto il nostro ‘profeta’ libanese Gibran: lakum dinukum wa lii dini: “voi avete la vostra religione e io la mia”.




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