CaffèEuropa.it si è trasferito su Reset.it

Caffe' Europa
306 - 28.09.06


Cerca nel sito
Cerca WWW
Voce nuova in Palestina

Federica Zoja


Ha cinque mesi di vita, ma ha iniziato a parlare agli ascoltatori di Gaza solo da due. Radio Shab, ultima nata delle emittenti radiofoniche gazawi, si fa largo senza soggezione fra le collaudate Radio Shebab e Radio el-Quds, alla ricerca di partner regionali e internazionali con cui formare un network dedicato al popolo palestinese. All’orizzonte, il sogno di una “televisione per la gente”.

Diciassette dipendenti, fra giornalisti, tecnici e manager, e diciassette ore di trasmissione. “Un puro caso, nessuna superstizione”, assicurano con un sorriso in redazione. Uno staff giovane, di cui fanno parte anche studenti e studentesse laureandi in giornalismo, e mezzi tecnici ridotti all’osso, in un clima di frenetico entusiasmo. Dopo tre mesi di rodaggio, Radio Shab (Radio Popolare) ha mosso i primi passi nel panorama agguerrito delle emittenti gazawi due mesi fa.

Un inizio non facile, in corrispondenza del ritorno dei carri armati israeliani nella Striscia, in seguito al rapimento del soldato Gilad Shalit ad opera di tre diversi gruppi armati palestinesi.
Ma è proprio quando l’energia elettrica è mancata che l’audience del mezzo radiofonico è aumentata di colpo. “Non siamo ancora in grado di fornire dati sul numero dei nostri ascoltatori – spiega Said Mijellani, direttore del palinsesto – ma di giorno in giorno cresce la partecipazione del pubblico, con telefonate in diretta o in redazione. Per suggerire argomenti, commentare, dire la propria”.

La programmazione si sta sviluppando gradualmente, con una propensione per “ciò di cui la gente ha bisogno - prosegue il manager - soprattutto cultura, società, attualità della Striscia, ma anche sport. E politica, ma non quella dei partiti”. E cita un esempio fra tutti: “Nessuno parla dei profughi palestinesi nel mondo, della loro integrazione o del loro ritorno in patria. Un atteggiamento a nostro avviso assurdo”.
Quello di Radio Shab, in realtà, è un progetto più politico che mai. Per due ragioni. La prima è che garante della licenza di questa giovane emittente è il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (ad oggi, il quarto movimento politico nei Territori, dopo Hamas, Fatah e Jihad islamica, ndr). Senza un ‘padrino’, il Ministero dell’Informazione palestinese non concede autorizzazioni.

La seconda emerge dalle parole stesse del direttore di palinsesto: “Non ci interessa che ad ascoltarci siano solo gli elettori del Fronte popolare. Parliamo a tutti, nel tentativo di unificare i gazawi (un milione e mezzo di persone, di cui oltre 700.000 nel capoluogo, ndr) almeno davanti alla radio”.
Ma farsi largo fra le frequenze di Radio Shebab (Giovani) e Radio el-Quds (Gerusalemme), per citare i marchi più celebri, non è semplice. Dietro al nuovo progetto radio c’è il sostegno di “Una società composta da uomini d’affari – riferisce Mijellani - Stiamo cercando di tastare il terreno, siamo solo all’inizio. Poi cercheremo degli inserzionisti pubblicitari”.
“Il nostro obiettivo di base è trovare uno stile che ci distingua dalle altre emittenti – prosegue il manager – Vorrei che sintonizzandosi per caso sulla nostra frequenza e imbattendosi in una canzone, il pubblico capisse subito che si tratta della musica di Radio Shab”.

Occhi puntati sul pubblico, anzi orecchie. Il palinsesto si sta adattando progressivamente alle donne, con spazi dedicati al loro ruolo “in famiglia, a scuola, sul lavoro”. E la certezza che si tratta di un’iniziativa rischiosa, ma necessaria, nata dalla sensazione che “la gente non è sufficientemente rappresentata”, sottolinea il direttore.
Quando l’emergenza terminerà e le truppe israeliane si ritireranno nuovamente da Gaza, Radio Shab inizierà la sua ricerca di partner radiofonici, con l’ambizione di mettere a punto una rete di emittenti palestinesi locali e internazionali. Magari sul web. E fornire notizie sulla Palestina, a costo inferiore rispetto a media più forti e ricchi. Poi una televisione, “fra un anno, un anno e mezzo”.
E c’è chi ci scommette. La nuova isola dell’informazione (Al Jazeera in arabo) in Medio oriente parla palestinese.



Vi e' piaciuto questo articolo? Avete dei commenti da fare? Scriveteci il vostro punto di vista a
redazione@caffeeuropa.it