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Poesia e politica della rete

Alessandra Spila



“Questo libro usa una parola che non conoscevo: Performing Media”. Inizia così la prefazione, firmata da Beppe Grillo, di Performing Media 1.1 - Poetica e politica delle reti. Sono tanti, in effetti, gli argomenti e i concetti, e quindi anche le parole, che risultano “nuovi” nel corso della lettura di questo volume sui media, sui loro linguaggi e potenzialità culturali e sociali, scritto da Carlo Infante, che oltre ad essere docente all’Accademia di Belle Arti di Macerata ed all’Istituto europeo del Design di Torino, insegna Performing media, per l’appunto, all’Università di Lecce.

E dunque non si può spiegare né commentare questo libro – ricco non solo di novità e progettualità, ma anche di riflessioni ed esperienze eterogenee (da Umberto Galimberti a Marshall McLuhan, con disinvolte citazioni da Wittgenstein a Brecht, da Sant’Agostino a Woody Allen) – se prima non si è cercato il significato, seppure non univoco e definitivo, dello stesso titolo. Se prima, cioè, non si è tentato di chiarire il concetto-cardine intorno a cui ruotano tutte le riflessioni di Infante. Una chiave di lettura arriva subito, già nella prefazione, proprio nella seconda frase dello stesso Grillo: Performing media “è una parola inventata come inventate sono quelle azioni che stanno nascendo nella Rete e che secondo lo spirito di questa nuova idea investono la realtà e il nostro modo di agire nel territorio”. Altre chiavi di lettura sono poi disseminate tra le pagine del libro, a volte sotto forma di vere e proprie definizioni. Basti leggere, per esempio, il paragrafo Il circolo dell’empatia, in cui l’autore spiega la sua concezione di Performing media che, appunto, “significa rendere dinamico, condivisibile, coinvolgente, sociale, politico e poetico il mezzo di comunicazione”. Insomma, proprio questo rappresenta lo scopo principale di Infante: interpretare i nuovi media interattivi (Internet prima di tutto) come opportunità strategiche ed imprescindibili della “nuova”, ovvero dell’attuale, realtà culturale e politica. E farlo vuol dire condurre un dialogo serrato, come suggerisce con chiarezza il sottotitolo, tra poetica e politica, passando attraverso l’“etica dell’interattività”, nella direzione di una “relazione aperta, collaborativa e sociale”.

Infante, perciò, ripercorre i momenti essenziali e suggerisce gli eventuali sviluppi di un nuovo modo di scrivere, di leggere, di parlare, di pensare, di conoscere. Di un nuovo modo di essere, più in generale, che si è delineato con l’avvento dei nuovi media ed il loro cambiamento. Così come dimostra la stessa concezione del suo libro che rimanda, per le note quanto per gli approfondimenti, dalla carta stampata alla rete. Per approcciare il volume bisogna, quindi, con un occhio guardare alle pagine del libro, e con l’altro spulciare tra quelle virtuali del sito (www.performingmedia.org), dove si possono lasciare le tracce della propria presenza, sotto forma di commenti. Ma che si tratti del testo cartaceo o di quello virtuale, si scopre lo stesso che entrambi sono volti ad una progettazione per la convergenza dei media, basata sulla capacità creativa di organizzazione sociale. Una convergenza per cui risulta necessario combinare l’azione culturale alla comunicazione multimediale, per interpretare le potenzialità di quella che, come potrebbe essere definita oggi, appare come una sorta di Società dell’Informazione. Una Società dell’Informazione protesa, come spiega e sottolinea con insistenza Infante, verso la partecipazione attiva e la condivisione della conoscenza come bene comune. Con l’esplicita intenzione di promuovere una tensione civile diversa, che inventa linguaggi e contesti in cui esprimersi. E per fare un esempio pratico di che cosa significa tutto ciò, è il caso di tornare lì dove siamo partiti. E cioè, a Beppe Grillo, il “comico militante” che col suo blog, vero esempio di un sistema informativo partecipato dove politica e poetica si intrecciano e si scambiano di ruolo, si è aggiudicato un posto di prestigio nella classifica mondiale dei siti più frequentati. Dimostrando, come spiega con arguzia lo stesso Infante, che “un atto poetico può fare politica al miglior grado”. E con grande successo.

Carlo Infante
Performing Media 1.1.
Poetica e politica delle reti

edizioni Memori, pp.233, € 14,00

 

 


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