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303 - 25.07.06


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Jahanbegloo, la situazione si aggrava




Si aggrava la situazione di Ramin Jahanbegloo, il filosofo iraniano arrestato dalla polizia all’aeroporto di Teheran lo scorso 27 aprile.
Numerosi da allora gli appelli di intellettuali, politici e associazioni che si sono mossi per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale chiedendo la liberazione immediata del filosofo. Fra questi, l’associazione Reset Dialagues on Civilizations, di cui Jahanbegloo è membro, ha sottolineato come l’incarcerazione di un “intellettuale illuminato, moderato e liberale, amante della libertà e del dialogo”, quale il filosofo iraniano, possa essere legata alle idee che ha trasmesso in articoli, libri e lezioni universitarie.
Del 10 luglio è la dichiarazione della Presidenza dell’Unione europea in cui si esprimono gravi preoccupazioni per il rispetto dei diritti umani in Iran. In particolare, la dichiarazione dell’Ue fa riferimento alla situazione di Ramin Jahanbegloo e, ricordando l’inammissibilità di ogni confessione prodotta in prigione senza alcuna garanzia di difesa legale per gli imputati, chiede alle autorità iraniane di permettere che il filosofo possa avvalersi di un avvocato per difendersi dalle accuse che gli vengono imputate.
Da parte dell’autorità iraniane, intanto, i motivi dell’incarcerazione rimangono a tutt’oggi molto vaghi e oscillano, senza nessuna chiara espressione ufficiale, dalle accuse che individuano Jahanbegloo come uomo-chiave di un supposto complotto americano, a quelle che lo vedono cospiratore al fianco dei monarchici. Intanto, mentre questa voluta vaghezza getta un pesante velo di inquietudine sulle condizioni in cui il filosofo è segregato ormai da oltre un mese, i familiari non avuto più alcun permesso di incontrarlo, né hanno potuto essere informati e aggiornati sulle condizioni della sua salute.


 

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